L’AQUILA DOPO 9 ANNI , LO SPETTRO DEL SISMA TRA RICOSTRUZIONI E CICATRICI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Alle 3.32 del 6 Aprile 2009 una fortissima scossa di terremoto ha distrutto l’ Aquila e diversi centri dell’Abruzzo. Un sisma che ha provocato 309 vittime e oltre 1.500 feriti, giunto nel cuore della notte, con tutta la sua possente forza distruttiva.
Lo sciame sismico era iniziato diversi mesi prima, nel dicembre 2008, con epicentri nell’ intera area della città, della conca aquilana e di parte della provincia dell’Aquila. La sequenza ha avuto inizio con una scossa di lieve entità (magnitudo 1,8) il 14 dicembre 2008 riprendendo con maggiore intensità il 16 gennaio 2009 con scosse inferiori a magnitudo 3.0 per poi protrarsi, con intensità e frequenza che lentamente ma in modo costante continuavano a crescere, fino a giungere a quella scossa che è diventata l’evento principale.
La scossa del 6 aprile 2009 ha avuto una magnitudo pari a 6.3, con epicentro in località Colle Miruci, a Roio, nella zona compresa tra le frazioni di Roio Colle, Genzano e Collefracido, ed ha interessato in misura variabile buona parte dell’Italia Centrale.
309 vittime, oltre 1.600 feriti e 10 miliardi di euro di danni stimati, questi i numeri che accompagnano il tragico evento, numeri dietro ai quali ci sono vite, persone che da questa data in poi hanno visto la loro vita cambiare notevolmente, polvere, macerie, l’ambiente che ti circonda che nulla ha a che vedere con ciò che solo fino a pochi minuti prima rappresentava il luogo in cui si era nati. Disperazione e sconforto, promesse e abbandoni, ricordi che difficilmente troveranno posto nel “cassettino dei ricordi” perché sempre vivi, segneranno per sempre l’esistenza di chi, forse solo per un colpo di fortuna è riuscito a trarsi in salvo da quanto stava avvenendo.
Si resta attoniti ma si deve anche cercare di realizzare, somatizzando quanto è accaduto, occorre qualche tempo per capire chi è riuscito a salvarsi e chi invece non ce l’ha fatta, bisogna cercare di capire cosa sia meglio fare, se restare in un posto in cui sono solo le macerie a farla da padrone, oppure se cambiare destinazione, cercando di lasciarsi alle spalle tutto.
Pensare alla propria abitazione sempre vista da sempre come un rifugio, come un posto sicuro e vederla andare in frantumi non è cosa semplice da accettare, così come non lo è il continuare a vivere in un luogo dove non è rimasto quasi più nulla, facendo i conti con la terra che continuando a tremare non fa che amplificare la paura e la sensazione di insicurezza.
Furono circa 70mila gli sfollati immediati, tra questi 13mila studenti universitari fuori sede. La frazione est della città, Onna, venne rasa al suolo. Ci sono stati notevoli danni al patrimonio storico e artistico dell’Aquila: tutte le chiese (oltre un centinaio), a partire dalle più importati basiliche, furono dichiarate immediatamente inagibili per lesioni o crolli, oltre a diversi palazzi storici siti nel centro. Considerando i danni e il numero delle vittime, il sisma è stato fra i terremoti più distruttivi in Italia in epoca contemporanea, insieme a quello di Messina del 1908, al terremoto di Avezzano del 1915, a quello del Friuli del 1976 e al terremoto dell’Irpinia del 1980.
Lo sciame sismico continuò anche dopo il 6 aprile: l’Ingv ha spiegato che la sequenza è terminata nell’aprile del 2012, dopo più di 19.800 scosse registrate in poco più di tre anni.


Dopo il disastro, si è messa in moto la grossa e complessa macchina della ricostruzione. Nei mesi successivi al terremoto, tra il settembre e il novembre 2009, ha avuto inizio la costruzione delle cosiddette “new town”, 19 quartieri di case antisismiche, che sono state poi consegnate ai terremotati in attesa di poter tornare alle proprie abitazioni. A distanza di nove anni dal sisma sono ancora 8.024 le persone alloggiate nei Progetti Case e 2.149 quelle che si trovano nei Map (moduli abitativi provvisori), secondo i dati ufficiali del Comune dell’Aquila aggiornati al 15 marzo 2018.
A nove anni dal sisma, come risulta dai dati di Usra, sugli 8 miliardi e 350mila euro richiesti per 24.768 pratiche istruite per la ricostruzione privata, al 31 marzo 2018 ne sono stati concessi circa 5 miliardi e 200mila, pari a quasi il 70% del totale. I dossier da istruire sono ancora 1.862 e l’importo richiesto è di 2,3 miliardi di euro. Sul fronte della ricostruzione pubblica su un importo finanziato di poco più 2 miliardi di euro, quello totale erogato è stato di 1,3 miliardi di euro, pari al 62,14% del totale.

Ma nel capoluogo abruzzese, non ci si arrende, si ha voglia di ricostruire, di non abbandonare, di non rinunciare e così, a nove anni di distanza da quell’evento, in questo cantiere a cielo aperto, dove si scorgono gru ad ogni angolo grazie al carattere indomito degli abruzzesi e dei lavori iniziati col piede giusto, l’Aquila non è stata piegata. Le periferie sono quasi tutte completate, mancano ancora i palazzi del centro ma quelli che sono già ristrutturati mantengono l’originale splendore.
il volto della città e il cuore degli aquilani è cambiato, nel centro i rumori che prevalgono sono quelli degli operai che lavorano nei cantieri. Mentre nell’aria vi è un leggero odore di calce, nel cielo svettano tante gru.
Non sono pochi i palazzi terminati e vuoti nel centro dell’ l’ Aquila, dove i commercianti non hanno il coraggio o la possibilità economica di tornare, perché, di coraggio ce ne vuole per riaprire un’attività in un centro storico fantasma, praticamente deserto, privo di abitanti e uffici. Questo lo sanno bene quelli che lo hanno fatto a pochi mesi dal sisma e che da 9 anni resistono e chi, nonostante il passare del tempo e l’allontanamento temporaneo obbligatorio, è voluto tornare.

il rimpallo di responsabilità ricorda una partita di ping pong , dove si fa fatica a seguire il movimento della pallina.
Un esempio è lo stato di completo abbandono di due luoghi simbolo della città, quello del potere ecclesiastico, il Duomo, e quello del potere civile, Palazzo Margherita (sede del Comune). In questi contesti si può vedere la ricostruzione a macchia di leopardo, che procede con le sue incomprensibili contraddizioni. Altro esempio eclatante sono le scuole, sostituite dopo il sisma dai M.u.s.p. (Moduli a uso scolastico provvisorio), che di provvisorio hanno poco visto che, attualmente, nessun edificio scolastico è stato ricostruito.
Una domanda che molti cittadini si pongono è quella riferita all’aspetto che la città che li ha visti crescere potrebbe assumere in futuro, a ricostruzione terminata.
Se anche la città tornasse ad essere
un gioiellino architettonico, dentro quei palazzi chi ci sarà?

Quegli uomini e quelle donne che nel 2009 erano dei bambini e che non l’hanno mai conosciuta la loro città, avranno ancora voglia di camminare in quei vicoli che rappresentavano l’identità dei loro genitori?

Non si può dimenticare quindi quanto è accaduto alla
Casa dello studente dove morirono 8 ragazzi. In questa struttura vennero eseguiti nel 2000 lavori di restauro che avrebbero ulteriormente indebolito il palazzo. Infatti l’edificio nato negli anni sessanta presentava vizi costruttivi all’epoca della sua edificazione. Nato come palazzina di appartamenti in aggiunta a un deposito di farmaci, nel 1979 divenne un palazzo utilizzabile per l’Università con servizi alberghieri per gli studenti più meritevoli attraverso l’Opera universitaria. Successivamente il palazzo privato divenne pubblico e cambiò la destinazione d’uso ad albergo per studenti. Nel 1982, abrogate le Opere universitarie, tutto il patrimonio diventò di competenza della Regione Abruzzo che lo ha gestito attraverso l’Azienda per il diritto agli studi universitari.
Una settimana prima del terremoto la Casa dello Studente di via XX Settembre era stata evacuata per tre ore, per verificare la tenuta della struttura dopo l’ennesima scossa (la quattrocentesima da gennaio). Quella che si verificò il 30 marzo alle 15,38 era stata una delle più forti: quattro gradi di magnitudo. Pavimenti e mura dell’edificio dove alloggiavano i ragazzi avevano violentemente tremato. Per questo i giovani presenti nello stabile in quel momento si erano spaventati e avevano chiesto l’intervento della direzione.

L’ intervento dell’architetto Pietro Sebastiani, dell’Adsu, l’Azienda del Diritto allo Studio universitario che è proprietaria dell’immobile, avvenuto ad edificio evacuato, ebbe come conclusione che l’edificio era da considerarsi sicuro, e non vi era a suo avviso motivo di preoccupazione.
Quella notte però gli studenti spaventati, dormirono in Piazza Duomo, temevano ciò che poi con la scossa del 6 Aprile si è verificato.
Rimasero sotto le macerie di quel crollo otto ragazzi che il giorno successivo avrebbero dovuto sostenere gli esami e scelsero di non trascorrere la notte fuori come avevano fatto le altre volte, per dedicarsi allo studio.
Una situazione che si sarebbe potuto  evitare e che forse venne troppo sottovalutata, lesioni ritenute banali ma che banali non furono affatto.
L’Aquila è ancora “sospesa” nel faticoso processo di ricostruzione. Secondo i dati dell’Ufficio speciale per la sua ricostruzione, circa il 70% di quella privata, ovvero delle abitazioni di proprietà privata, è stata finanziata. Restano però ancora quasi 600 cantieri aperti in città.
Resta difficile la situazione della popolazione sfollata, soprattutto di coloro che abitavano in centro storico: nella “new town” dell’Aquila – secondo i dati ufficiali del Comune – sono 8.024 le persone che alloggiano nei Progetti Case e 2.149 quelle che si trovano nei Map (moduli abitativi provvisori). Per la ricostruzione delle abitazioni nel cratere del sisma (l’area che comprende L’Aquila e tutte le altre zone colpite dal terremoto) la stima dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc) per il ripristino completo dovrebbe avvenire tra il 2023 e il 2025.
La città si sta preparando ad affrontare un’altra battaglia: quella contro il recupero delle tasse sospese a imprese, sia pubbliche sia private, e a professionisti, dopo che la Commissione europea ha deciso di considerare aiuti di Stato la sospensione del pagamento delle imposte. Una lotta che si accende proprio nei giorni delle commemorazioni per l’anniversario del sisma. Il prossimo 16 aprile infatti a tal riguardo, ci sarà una manifestazione di protesta.
Per non dimenticare quanto accaduto e per poter lavorare meglio sul bene comune ieri sera si è svolta la fiaccolata per il nono anniversario del terremoto dell’Aquila.
Il corteo, partito dal tribunale, si è snodato attraverso alcuni luoghi simbolo della tragedia, tra cui la casa dello Studente.
Alla fiaccolata hanno preso parte anche alcuni familiari delle vittime della strage di Viareggio e della tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), oltre a : il capo Dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, l’ex sindaco, Massimo Cialente, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, il vice, Giovanni Lolli, la senatrice del Partito democratico, Stefania Pezzopane, il deputato di Forza Italia, Antonio Martino, l’ex sottosegretario di Palazzo Chigi, Gianni Letta e il manager della Asl 1 di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Rinaldo Tordera.
Il corteo, dopo essersi recato alla Casa dello studente, si è fermato alla Villa Comunale, dove a mezzanotte e venti è cominciato l’elenco delle 309 vittime, elenco concluso a mezzanotte e trentasette minuti, a poche ore dalle tristemente famose 3.32.
I familiari delle vittime non sono riusciti dopo nove anni a trattenere le lacrime, sia per le perdite dei cari subite, sia per quel senso di vuoto e rabbia per ciò che forse si poteva fare ma non è stato fatto.
Alle 3.32, puntuale, la campana della Chiesa di Santa Maria del Suffragio rintocca: è l’ora della tragedia, il frammento di tempo costato la vita a 309 persone. C’è silenzio, qualche preghiera.
309 rintocchi, uno per ciascuna vittima del terribile terremoto.
il sindaco Biondi ha disposto il lutto cittadino per l’intera giornata di venerdì 6 aprile con le bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e il divieto di attività ludiche e ricreative.

Non è mancata qualche polemica a distanza tra il medico aquilano Vincenzo Vittorini – il presidente del Comitato Vittime del Terremoto, che nella tragedia ha perso la moglie e la figlia – e la commissaria De Micheli. A scatenarla, è stato l’ intervento della De Micheli, che ha evidenziato gli sforzi e gli interventi del governo a favore della ricostruzione dei luoghi distrutti dal sisma. Non è stato gradito da Vittorini, questo intervento, che invitando i politici presenti a fare silenzio sulla questione, ha dichiarato: “Non è il tempo delle passerelle. Siamo qui in ricordo dei nostri cari”
Occorre non perdere mai di vista il valore della sicurezza delle città in cui viviamo, quella dei sistemi di costruzione e delle tecniche adottate.
Prevenire fenomeni naturali che forse non possono essere previsti con assoluta certezza, ma non vanno sottovalutati fin dalle prime avvisaglie.
Per l’Aquila, una scommessa che cerca di onorare il passato proiettandosi verso il futuro promuovendo e mantenendo nonostante quanto accaduto, vitale il tessuto sociale ed il territorio.