VALERIA SOLARINO. UNA BELLEZZA SCHIVA CARICA DI CARISMA 

DI COSTANZA OGNIBENI


Capelli castani, occhi a mandorla, sguardo penetrante. E una cicatrice sul naso. «Me la sono fatta da piccola», dichiara in un’intervista a Glamour. Prima la odiava, ora guai a chi gliela tocca.
L’abbiamo vista nei panni di Elettra in “A casa tutti bene”, l’ultimo film di Muccino, la rivedremo a breve in “Quanto Basta”, la nuova pellicola di Francesco Falaschi in uscita proprio in questi giorni nelle sale di tutta Italia, dove è stata scelta per interpretare il ruolo di una psicologa che lavora in una comunità di ragazzi autistici affidati ai servizi sociali.
Classe 1978, nata in Venezuela, ma vissuta fino a 6 anni in Sicilia e poi a Torino. Nella Torino più antica, quella del quadrilatero romano, l’unica dove ci si potrebbe perdere per l’irregolarità delle strade. Sarà per questo che poi, da grande, è passata alla vita nella capitale con tanta facilità. «Non amo lamentarmi di Roma» racconta a Giuseppe di Piazza in un’intervista per il Corriere TV «Mi dispiace moltissimo che non sia valorizzata, ma so che non potrei vivere in nessun altro posto… Mi basta alzare gli occhi e innamorarmi ogni giorno di questa città».
Gettata alle spalle la carriera universitaria, si lancia a capofitto nel Teatro Stabile di Torino dove coltiva la sua formazione come attrice. Era stata la madre a indirizzarla in tal senso, quando, ancora bambina, la portava ad assistere ai suoi, di spettacoli, talvolta dalla platea, talaltra direttamente dietro alle quinte. Come non rimanerne affascinati? E galeotta fu la scelta, visto che, a oggi, la troviamo a fianco del regista Giovanni Veronesi, conosciuto nel 2003 sul set di “Che ne sarà di noi”, la divertentecommedia con i tre diciannovenni sbarcati a Santorini in cerca di donzelle in cui tutti – diciamocelo – ci siamo un po’ immedesimati. E dopo quindici anni di relazione è inevitabile che arrivi la “vecchia zia di turno” a chiedere quando la vedrà sull’altare. Mai – risponde con fermezza – oppure quando saremo molto anziani: sarà quello l’amore per la vita perché è durato proprio una vita e a quel punto diventa anche romantico sposarsi. «Prima non ha senso», afferma in un’intervista ad A. «è un altro modo per fare una festa, ma se ne fanno tante, allora basta farne un’altra e ci togliamo il pensiero». Figli men che meno: alla sola idea di lasciare un bambino piccolo a casa mentre è fuori per tre mesi per girare un film le si strappa il cuore. E allora arriveranno quando arriveranno, ammesso che arrivino.
Elegante e riservata, non si vergogna a rivelare una timidezza di fondo con cui combatte da una vita. Le piacerebbe essere più brillante e simpatica, dichiara nelle sue numerose interviste, ma tutto sommato il suo “distacco sabaudo” le conferisce un’aura di originalità, rispetto alla media delle donne d’oggi, impegnate in una quotidiana competizione per essere sempre più allegre, spigliate, divertenti. Lei, invece, talvolta si sente perfino pesante.
La carriera cinematografica, dicevamo, decollata nel 2003 con il film di Mimmo Calopresti “La felicità non costa niente” e da lì andata man mano crescendo, in un susseguirsi di performance sia cinematografiche che teatrali che non hanno conosciuto sosta, e segnate da una candidatura come miglior attrice protagonista ai David di Donatello del 2008 per “Signorinaeffe”.
E, come si suol dire, last but not least, un’inaspettata passione per il tennis, cominciata leggendo “Open”: fatica, sudore, tecnica. E poi il risultato. Per una donna così determinata, una vera e propria metafora di vita.