ANCORA DOCENTI AGGREDITI: UN’ESCALATION SENZA FINE

DI CHIARA FARIGU

E’ una storia infinita. Non passa giorno che in una qualunque città o paese del nostro Stivale un docente non venga malmenato da un genitore per vendicare un torto, o presunto tale, subito dal proprio pargolo. Che sia un rimbrotto o un voto insufficiente, volti entrambi a migliorare il suo percorso di apprendimento, poco importa, giustizia va fatta, costi quel che costi. E questo la dice lunga su una delle due agenzie educative, la famiglia, un tempo alleata nel rapporto apprendimento-insegnamento, con l’istituzione scolastica e oggi in aperta contrapposizione, quasi fosse la nemica non solo da tenere a bada, ma da combattere e punire.

Ieri, le aggressioni, addirittura due, una a Torino, l’altra in Sicilia. A conferma che nel clima di violenza messo in atto contro la classe docente l’Italia è veramente unita.

Nel capoluogo piemontese a malmenare il prof ha provveduto il padre di un 17enne poiché rimproverato per essere arrivato in classe in ritardo per l’ennesima volta. Il genitore, avvisato dal figlio, si è presentato con due energumeni al seguito, suoi amici, per punire a suon di calci e pugni l’ignaro prof. L’aggressione è avvenuta sulla scalinata dell’istituto: “C’è un problema di riconoscimento del ruolo della scuola, forse per troppi anni bistrattata. Gli aggressori vanno perseguiti e puniti”, denuncia il segretario della Slc-Cgil Igor Piotto. Già, a furia di denigrare la scuola e i suoi lavoratori, buoni a nulla se a non a godere di tre mesi di ferie, questi sono gli effetti. Farsi giustizia da sé, senza neanche accertarsi di come stiano i fatti.

Contemporaneamente, a Palermo si consumava un’altra violenza ai danni di un altro docente, reo, anche lui di aver rimproverato un’alunna. La ragazza, secondo una prima ricostruzione, avrebbe confidato al padre di essere stata aggredita dal professore. Il genitore, appreso l’accaduto è passato alle vie di fatto, mandando al tappeto l’insegnante con un violento pugno sul volto. All’arrivo della polizia, la ragazza ha ritrattato quanto riferito, non era stata picchiata ma semplicemente allontanata dall’aula perché disturbava la lezione. Anche in questo caso l’aggressione è avvenuta all’interno della scuola ed è stata segnalata alla polizia sia dall’istituzione scolastica che dai sanitari del Pronto Soccorso presso il quale è stato immediatamente trasportato per gli accertamenti del caso. Il prof, oltretutto ipovedente, ha riportato, in seguito alla caduta, un’emorragia cerebrale, fortunatamente non grave e una frattura allo zigomo. Non basterà la prognosi di 25 giorni per sanare l’umiliazione subita. Le ferite dell’anima non si rimarginano.
“Non c’è più rispetto per l’istituzione scolastica”, ha commentato la preside dell’istituto.

RISPETTO, ecco la parola chiave che va recuperata. Senza, non si va da nessuna parte, la società diventa una giungla in cui regna chi urla più forte, chi picchia più duro. Lo vediamo tutti giorni, in ogni settore della società e sempre più spesso nelle nostre scuole, luoghi di apprendimento e di trasmissione di valori per antonomasia. Luoghi dove si formano i cittadini di domani. Coi prof sempre più nel mirino di genitori pronti a difendere l’indifendibile. Un’escalation che va fermata. Prima che sia troppo tardi

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