ANTONIETTA E QUEL GELO CHIUSO IN UNA GABBIA

DI CLAUDIA SABA

Ho ascoltato il primo messaggio di Antonietta Gargiulo, dopo l’atroce scoperta sulla morte delle sue bambine.
E ho provato dolore per lei e poi la compassione.

“Ciao a tutti cari fratelli. Sono Antonietta Gargiulo e oggi voglio ringraziare ognuno di voi per le preghiere e per l’amore. La mia vita oggi qui è un miracolo e ringrazio Dio ogni istante. Il vero miracolo, ancora, è l’amore che ha circondato me e soprattutto le mie bambine. Il vero miracolo è che l’odio, il male e il rancore non hanno vinto nei nostri cuori, ma regna un senso di pace, pietà e misericordia. Regna l’amore che si sta estendendo a cerchi concentrici come da una goccia e sta arrivando lontano. La parola di Dio ha vinto sulla morte ed io lo posso testimoniare”.

Non so quanto lei possa testimoniare il dolore e l’ansia di quelle ore in cui il marito, Luigi Capasso, tratteneva con forza le loro figlie.
Fino alla morte, inferta con la stessa pistola d’ordinanza con cui, qualche ora prima, aveva colpito anche lei.
Credo che occorra un antidoto
potente per sopravvivere alla perdita di due piccole bambine e, nessuno, ne è entrato ancora in possesso.
Ma pensare di sopravvivere indenni ad una tale tragedia e riuscire a pronunciare le parole male e odio senza soffrire, è insopportabile.
Antonietta Gargiulo, sopravvissuta alla strage di Cisterna, ha rotto il silenzio ma non il passato. Il
Passato è lì, proprio davanti a lei, ma lo nasconde con forza.
E allora la preghiera piuttosto che un professionista.
La chiesa, piuttosto che la cura dell’anima,
Luoghi chiusi, piuttosto che l’aria del mare, in cui poter gridare tutto il suo dolore.
Perché il dolore, non lo puoi evitare con frasi fatte e di circostanza. Non lo puoi chiudere tra quattro mura e neppure tra le labbra.
Un dolore lo devi urlare, lo devi attraversare, lo devi tenere attaccato alla pelle, per renderlo inattaccabile.
E non basterà una chiesa ovattata, a farle dimenticare il dolore, perché diventerà gelo e sarà sempre lì, a raffreddare il cuore, la mente e il corpo, fino a quando non lo affronterai.
Neppure una gabbia di vetro, potrà tenere chiuse certe ferite.
Un giorno, basterà uno sguardo, due occhi con la stessa luce di Alessia e Martina, e i graffi torneranno a farle molto male.
Non c’è alcuna luce che potrai vedere, senza aver prima incontrato la notte.
Il giorno, arriva, ma sempre dopo il buio più nero.