A PROPOSITO DELLA GERMANIA E DEL “CASO” PUIGDEMONT


DI BOBO CRAXI

Non c’è che dire i tedeschi che sono gente pratica hanno assegnato “un bello schiaffone” in faccia a Mariano Rajoy e alla strategia che ha perseguito per mesi per contrastare l’insorgenza della ribelle Catalogna ovvero usare la giustizia e non l’intelligenza politica.

Al di là del fatto giuridico, la Germania che è paese guida dell’Europa ritiene che le controversie politiche debbano essere risolte con la politica e non con la giustizia, il messaggio è forte e chiaro e non parla solo alla Spagna.

Se non fosse che siamo in presenza di fratture sociali dolorose e immobilismi amministrativi ormai dannosi per la Spagna, la Catalogna e l’Europa diremmo quasi che questa vicenda così ricca di colpi di scena è degna di un thriller.

Carles Puigdemont muore e rinasce a ogni puntata, intendeva internazionalizzare il conflitto, ha patito carcere ed esilio e forse lo patirà ancora ma politicamente è rimasto in piedi ad affermare il diritto della possibilità di scelta dei catalani all’auto-determinazione.

Belgio, Svizzera, Germania e Regno Unito ospitano esuli politici della Catalogna a vario titolo, la strategia dell’aggressione dello Stato Spagnolo che ha lasciato marcire un problema che avrebbe benissimo potuto trovare una soluzione efficace anche e subito dopo il referendum e il voto del 21 dicembre, ha mostrato i suoi limiti.

È chiaro che oggi le ragioni degli indipendentisti non appaiono più forti che prima, la divisione Catalana in due segmenti è evidente e non è cosa fattibile una indipendenza del 51% contro il 49, l’immobilismo e la paralisi che viene rimproverata al governo spagnolo ha una simmetria nel comportamento dei partiti indipendentisti che dopo quattro mesi dal voto non hanno saputo recuperare neanche l’autonomia perduta trascinando il commissariamento dello Stato avvenuto per tramite dell’articolo 155 della Costituzione.

Le divisioni in quel campo sono state visibili e concrete, l’illusione di continuare a sfidare lo Stato con la strategia dell’incarico presidenziale ai politici detenuti ha certamente tenuto sulla corda gli avversari ma ha generato progressiva sfiducia per l’avvenire e la sensazione che non ci si sia liberati da uno stallo politico e dalla cronicizzazione della crisi del sistema.

L’anno elettorale che sta per venire, di elezioni parziali della Capitale Barcellona e di altri comuni e l’elezione generale per il Parlamento Europeo indicano che la surplace durerà ancora un po’. Non tutte le reazioni alla liberazione di Puigdemont sono state improntate a indignazione, si muove in una direzione politica più dialogante il Psoe e lo stesso Podemos mentre la destra popolare e quella di Ciudadanos pensa di sfruttare a proprio vantaggio l’affronto alla Giustizia Spagnola.

Il conflitto interno fra Spagna e Catalogna distribuisce degli utili elettorali ma non consegna alcuna certezza per il futuro ma confusione di linguaggi e orientamenti politici.

Un quotidiano di ispirazione monarchica indignato dice che la Spagna dovrebbe sganciarsi dall’Europa e farsi difendere da Putin. Una volta i russi aiutarono i repubblicani spagnoli contro Franco, ora sono i franchisti sovranisti che si appellano alla Russia.

È evidente che la crisi non può che vedere l’Europa politicamente più attiva, parlando attraverso canali politici e non attraverso la giustizia.