CASO MARGHERA, CORSA AD OSTACOLI PER LA BONIFICA

DI MARCO MILIONI

A che punto è la enorme partita per la bonifica ambientale di Marghera? L’area dell’ex polo petrolchimico veneziano, una delle più inquinate del Paese, tra aiuti di Stato e impegni sottoscritti, almeno a parole dai vari privati interessati ai destini del comparto, gruppo Eni in primis, sta cercando di trovare una nuova vocazione produttiva. Obiettivo principale è quello di sottrarre suolo vergine ad eventuali nuovi insediamenti cercando di far andare di pari passo ecologia ed occupazione. Ma per procedere in questa direzione le bonifiche sono un traguardo irrinunciabile.

POLEMICHE SUL SINDACO E IL CASO FANPAGE
A gennaio del 2018 era questo il mantra che aveva dato il via alla cabina di regia tra Comune e governo: una bozza di intesa che aveva avuto il sigillo e la firma del sindaco fuchsia Luigi Brugnaro e del ministro dell’ambiente Luca Galletti. Poi è successo di tutto. Ai primi febbraio è andato in scena un consiglio comunale sulla questione dell’area Pili, la cui proprietà è riferibile allo stesso Brugnaro. Un’assise che ha riportato al centro della scena il conflitto di interesse del sindaco. Che è accusato di avere solo fittiziamente affidato ad un blind trust la titolarità delle quote del suo impero che comprende propaggini in ogni dove comprese la Umana e Reyer basket.

Alla fine di febbraio ci aveva poi pensato poi Fanpage.it a riaccendere i riflettori grazie ad una puntata che ha fatto scalpore in tutto il Paese della sua lunghissima inchiesta giornalistica sulle grane ambientali italiane. Una puntata che aveva fatto calare sulla laguna e su Marghera lo spettro della permeabilità alla camorra. E che aveva destato anche la preoccupazione della sinistra veneziana, basti pensare alla presa di posizione di Giulio Marcon, Michele Mognato, nonché del presidente della municipalità di Marghera Gianfranco Bettin.

«Siccome alcune settimane fa dal ministero dell’ambiente è giunto un nuovo sollecito per la società proprietaria dell’area Pili a procedere con le bonifiche previste dalla legge e poiché durante il consiglio comunale di febbraio Brugnaro ci aveva assicurato che tutto fosse in regola e che le ipotesi di sviluppo immobiliare, palasport compreso, fossero compatibili con il quadro normativo vigente, io vorrei che il primo cittadino battesse un colpo perché dopo che il nome di Venezia è stato fatto a pezzi dall’inchiesta di Fanpage, il nostro sindaco è sparito dalla circolazione». A usare toni così duri è il consigliere comunale del gruppo misto Ottavio Serena che assieme al suo capogruppo Renzo Scarpa, da mesi ha ingaggiato con l’esecutivo una battaglia fatta di esposti, interpellanze e accessi agli atti. A finire sulla graticola sono molte condotte dell’amministrazione, dalle consulenze ai contratti, alle spese per trasporti e rifiuti, sino alla situazione ambientale di Marghera, conflitto di interessi del primo cittadino incluso: condotte considerate «decisamente poco poco trasparenti».

L’OPPOSIZIONE: «PIÙ TRASPARENZA»
Serena non parla a caso. Le ragioni del fuoco di fila indirizzato «ad un esecutivo sempre più imbarazzato e sempre più distante dai cittadini» stanno nelle richieste molto precise che i due avevano indirizzato all’esecutivo durante la seduta del 5 febbraio quando gli imputarono di avere difeso la trasformazione urbanistica di un’area a lui riconducibile, quindi in conflitto di interessi, fornendo solo una piccolissima parte delle pezze d’appoggio richiamate a parole: «… ciò che è accaduto in aula costituisce una delle pagine più buie della storia del Comune di Venezia per l’evidente conflitto di interessi rappresentato da un sindaco che pretendeva di giustificare l’imprenditore Brugnaro e che, quando diceva noi, non intendeva la città, la giunta o il consiglio, bensì la propria impresa. Un sindaco che ha esposto la propria verità elencando solo una parte della documentazione, finendo per andarsene e piazzando al proprio posto una coppa della squadra di basket a lui legata che può rappresentare senz’altro un grande valore sportivo, ma non può rappresentare il sindaco nella sua veste istituzionale. Il che è stato un oltraggio al consiglio».

IL CONTENZIOSO CON IL GRUPPO ENI
E mentre le lancette, almeno per quanto riguarda il grosso della querelle mediatica, sono ferme alla fine di febbraio, nei corridoi di ca’ Farsetti la tensione pare che non si allenti. Tra le carte che avrebbero causato qualche mal di pancia alla giunta infatti c’è una letteraccia inviata il 17 maggio 2016 alla Ive, la società municipalizzata che gestisce buona parte del patrimonio immobiliare del comune di Venezia. In quella lettera iscritta al protocollo generale 2016/235941 e firmata dall’assessore al patrimonio Renato Boraso (al centro della foto), si chiede alla Ive di inviare al comune copia di un accordo transattivo, ovvero la risoluzione fuori dalle aula di giustizia, di un contenzioso civile, tra la stessa Ive e Syndial, la compagnia di bonifiche del colosso pubblico-privato Eni. Il che va preso in considerazione soprattutto alla luce del fatto che quella richiesta di documenti lo stesso Boraso l’aveva addirittura rinnovata qualche giorno dopo (10 giugno 2016; protocollo 2016/275578). Di più, nella lettera di Boraso inviata alla srl controllata dal comune stava scritto: «… tale atto fa riferimento alla bonifica mai avvenuta dei 67 fusti con contenuto radioattivo… depositati nel terreno ex Complessi Agrimont, di proprietà di Ive».

Ora se è vero che La Nuova Venezia proprio a fine febbraio aveva parlato dell’inizio dei lavori relativi a quella bonifica, della arrabbiatura di Boraso, mai nulla si era saputo. Ma soprattutto quali siano nel dettaglio i termini di quell’accordo stragiudiziale e se tale intesa sia congrua, con le aspettative della cittadinanza, nonché con i criteri di gestione della cosa pubblica, questo lo possono sapere solo i manager di Ive: e, forse, i vertici della amministrazione comunale. Rimane comunque il fatto che la partita della bonifica di Marghera sarà uno dei dossier più spinosi del prossimo governo, indipendentemente da chi andrà a palazzo Chigi.