LA STORIA DI UN PARTIGIANO E UNA STAFFETTA, INSIEME ANCHE NELL’ADDIO

DI RENATA BUONAIUTO

Nerina Lancioni e Alfonso Merzi, sono morti a distanza di poche ore l’uno dall’altra.

Lei aveva 95 anni lui fra qualche mese ne avrebbe compiuti 100. E’ una storia già sentita, grandi amori che non possono finire e che riescono a restare uniti anche nell’attimo del passaggio da questa vita a quella “Eterna”, per chi crede  si tratti solo di un piccolo passo, una porta da sfiorare, un’anta socchiusa.
Ma Nerina ed Alfonso le loro vite le avevano intrecciate, affiancate e condivise sin da giovani quando durante la battaglia di Gonzaga, il 19 dicembre del 1944, Alfonso Merzi prese parte alla liberazione di oltre 300 civili fatti prigionieri da un commando tedesco e, Nerina Lancioni, sfruttando l’innocenza dell’età, correva come “staffetta”, per portare medicine, viveri e più di ogni altra cosa, informazioni ai militari, eludendo le truppe germaniche.
Un lavoro di squadra, dove la propria vita era messa in secondo piano, in nome della Patria, di quel senso di appartenenza, di solidarietà che i nostri figli possono solo leggere ed immaginare da un libro di storia perché purtroppo oramai nessuno di noi ne ricorda nemmeno il brivido e la soddisfazione che i nostri nonni ci hanno regalato e raccontato, presi come siamo da una quotidianità distratta ed indolente.
Si conobbero proprio in quei giorni, in quelle ore di paura e di solidarietà, di incontri fugaci, di parole bisbigliate ma che costruirono un rapporto di fiducia, stima, rispetto immenso. Così com’è stata tutta la loro vita, quando gli americani posero la parola fine ad una guerra che aveva già fatto troppo male.
Si sono sposati ed hanno avuto un figlio, Selvino, il nome del fratello di Nerina, morto a Luzzara, durante la Resistenza. Si sono trasferiti a Reggiolo, un piccolo comune dell’Emilia e lì hanno costruito il loro futuro, ricordando e proseguendo il loro impegno presso l’ Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), per la quale Merzi ha ricoperto a lungo la carica di Presidente.
Fra le passioni di Alfonso Merzi anche l’arte, una mostra allestita pochi mesi fa, aveva reso pubblico il suo talento come realizzatore di quadri in legno intarsiato.
Per il sindaco Roberto Angeli, un lutto che coinvolge e lascia turbati tutti, un’assenza la loro che lascia una ferita difficilmente rimarginabile. Unica consolazione la certezza che il loro viaggio sia iniziato e finito insieme e chissà forse adesso ne sia iniziato un altro veramente “per sempre”.