MORBILLO, TRA POLEMICHE E DISTRAZIONI SI CONTINUA A MORIRE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un bambino di 10 mesi è morto il 6 Aprile nell’ospedale Garibaldi di Catania per una serie di complicanze legate al morbillo. Precedentemente era stato ricoverato ad Acireale e trasferito da due giorni a Catania a causa dell’aggravarsi delle condizioni respiratorie e cardiocircolatorie. Secondo quanto risulterebbe dai primi accertamenti, a contagiare il virus al bambino, che soffriva di problemi cardiaci, sarebbe stata la madre che non è vaccinata e che aveva di recente ha contratto la malattia. Si tratta del quarto decesso in un tempo di sei mesi. Queste le dichiarazioni rilasciate dal manager dell’ospedale: “Chiederemo l’accertamento autoptico per capire cosa è accaduto , ma è chiaro che in città c’è stato un pericoloso calo delle coperture vaccinali che ha determinato il diffondersi del virus. La protezione del gregge è venuta meno”.
Il 26 marzo si è verificato un precedente: sempre a Catania era morta una venticinquenne. Maria Concetta Messina, una giovane donna che a causa del morbillo era stata ricoverata nello stesso ospedale.  La 25enne era giunta nel pronto soccorso del Garibaldi il 23 marzo scorso ma dopo un periodo trascorso in astanteria seguito dal ricovero in osservazione intensiva le sue condizioni si erano aggravate rapidamente tanto da comportare un trasferimento nel reparto di rianimazione, dove è morta.

Nel 2018, i decessi sono già tre. Un altro episodio risale al 22 gennaio, quando a perdere la vita è stata una ventisettenne. A settembre dell’anno scorso, sempre a Catania, era morto un uomo di 42 anni affetto da una grave malattia immunodepressiva. L’ultimo bollettino dell’Epicentro, il Centro nazionale per la prevenzione delle malattie indica la Sicilia come la regione con la più alta incidenza di morbillo e rosolia.

Il bimbo di dieci mesi deceduto il 6 Aprile non era ancora in età da vaccino contro morbillo, parotite, rosolia e varicella, così come è previsto debba avvenire dal calendario regionale dopo i 12 mesi di vita. Si sta procedendo agli accertamenti che consentiranno di verificare come il piccolo possa aver contratto il virus. Il bimbo già sofferente per un difetto cardiaco era stato ricoverato dal 3 al 16 marzo scorsi nel reparto dia pediatria dell’ospedale Garibaldi-Nesima per una broncopolmonite. Era stato dimesso in condizioni migliorate e con un controllo programmato a distanza di 10 giorni. Controllo mai avvenuto a causa del decesso.

Sono arrivati nel frattempo

i primi risultati dell’indagine interna svolta sulla morte della donna di 25 anni avvenuta il 26 marzo scorso. E’ stata nominata una commissione di esperti esterni che ha rilevato l’assenza di negligenze o criticità di natura sanitaria nell’assistenza. La relazione è stata inviata all’assessorato regionale alla Salute.

Il bollettino su morbillo e rosolia di marzo 2018 realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il ministero della Salute riferisce che l’allarme morbillo riguarda tutto il Paese. In due mesi infatti si sono verificati 411 casi di morbillo, tra questi anche due decessi. Dal primo gennaio al 28 febbraio del 2018, sono 16 le regioni che hanno segnalato al Sistema nazionale di sorveglianza integrata morbillo e rosolia questi casi. Oltre l’80 per cento è stato indicato da quattro regioni (Sicilia, Lazio, Calabria e Toscana). La Sicilia ha riportato l’incidenza più elevata. L’età media delle persone colpite è di 25 anni. Sono stati segnalati 92 casi in bambini sotto i 5 anni di età, di cui 28 avevano meno di 1 anno. Il 91% circa dei malati non era vaccinato e un ulteriore 4,5% aveva ricevuto solo una dose.

Il 43% ha sviluppato almeno una complicanza, mentre oltre il 60% dei casi è stato ricoverato. Il problema è che il calo delle vaccinazioni registrate negli ultimi anni  ha determinato un numero enorme di soggetti che risultano essere suscettibili al virus del morbillo. Questi soggetti, se infettati dal virus, rappresentano dunque un grande pericolo per quanti non possono invece essere vaccinati perchè, ad esempio, immunodepressi o con particolari problemi di salute o perchè si tratta di bimbi ancora troppo piccoli per l’immunizzazione, come nel caso del piccolo morto a Catania.

Si rivela quindi importante vaccinare i bambini ma è importante che anche gli adulti non ancora vaccinati si immunizzino. La vaccinazione può infatti essere fatta a qualunque età. Va inoltre considerato che ciò che sta ora accadendo in Sicilia potrebbe verificarsi anche in altre regioni del nostro paese.

Secondo il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss, Gianni Rezza in Sicilia il periodo epidemico di maggiore diffusione del morbillo è arrivata un pò in ritardo rispetto alle altre Regioni, e dunque al momento la diffusione è più attiva e la coda dell’epidemia più lunga. Questa la risposta in merito all’alta concentrazione di casi sull’isola.

Non possiamo certamente restare indifferenti davanti ai dati pubblicati dall’OMS riguardanti l’incidenza del morbillo nel mondo nel 2017. I dati mostrano che il nostro Paese è quinto per numero di casi clinicamente confermati: oltre 4204 casi confermati secondo i conteggi OMS (precisamente 4575 casi segnalati dall’inizio dell’anno di cui 4 morti, riporta il bollettino di Epicentro aggiornato al 24 settembre). Peggio di noi solo India, Nigeria, Pakistan e Cina. Non bisogna dimenticare di considerare che l’Italia ha una popolazione molto minore rispetto a questi Paesi.

L’età mediana alla diagnosi nel nostro paese è di 27 anni, ma l’incidenza maggiore si è verificata nei bambini sotto l’anno di età, e solo nel 2017 si contano 300 casi di morbillo tra gli operatori sanitari. I dati mettendo nero su bianco, dimostrano che in Italia siamo di fronte ad un problema, anche solo rispetto al resto dei Paesi europei. Il secondo Paese europeo che incontriamo nella lista è la Romania, al settimo posto con 3117 casi, seguita dall’Ucraina all’11esimo posto con 1371 casi. Nel gruppo dei Paesi “ricchi” a cui apparteniamo, incontriamo la Germania solo al 17esimo posto con 796 casi, Belgio e Francia al 26esimo e 27esimo posto rispettivamente con 259 e 352 casi confermati, cioè meno di un decimo dei nostri.

Dunque si ammalano meno di noi, per una ragione semplicissima: perché si vaccinano di più. Sempre secondo quanto viene reso noto dai dati OMS, la differenza fra noi e gli altri Paesi come Regno Unito, Francia, Germania, Norvegia, Belgio, Svezia e Spagna sta nella percentuale di bambini vaccinati. In Germania addirittura il 97% dei bambini di un anno nel 2016 aveva ricevuto la prima dose di vaccino, contro l’85% dei bambini italiani. A questo proposito bisogna ricordare i dati di Epicentro citati in precedenza: l’incidenza maggiore di nuovi casi nel 2017 si è verificata nei bambini sotto l’anno di età.

Non è una casualità quindi che l’Europa sia allarmata dalla situazione italiana. Pur non trattandosi di un’epidemia, ci si ritrova in un contesto dove il morbillo è definito endemico, cioè costantemente presente, come emerge dal recente Rapporto della Commissione regionale europea di verifica per l’eliminazione di morbillo e rosolia, presentato dall’OMS a Bucarest lo scorso giugno. Il rapporto fa il punto al 2016 sui Paesi che sono riusciti a eliminare il morbillo, e quelli che invece sono ancora molto lontani dal farlo. L’Italia appartiene a quest’ultimo gruppo, di Paesi in cui cioè il morbillo continua a colpire con momenti particolarmente virulenti, come è stato per il 2017.

La presenza di Belgio e Francia, come esempi migliori del nostro non ci deve stupire perché una cosa è dire che il morbillo è ancora endemico, cioè non è stato ancora eradicato, altra cosa invece è avere numeri così elevati come quelli italiani. Numeri che sono frutto di una paura, spesso alimentata da dati falsi, che circolano soprattutto in rete. Il vaccino per il morbillo è sicuro ed efficace, oltre che ancora necessario. Il morbillo è infatti una malattia grave, tanto che continua a essere una delle prime cause di morte infantile in Africa, dove i servizi sanitari sono spesso latitanti.
Intanto mentre noi ancora ci ammaliamo e moriamo di morbillo, 33 Paesi su 53 della Regione Europea hanno debellato la malattia vaccinandosi.

Abbassare i livelli di copertura vaccinale permetterà il ritorno di malattie mortali che avevamo debellato. Tra il 2000 e il 2015 il vaccino ha impedito 20,3 milioni di morti nel mondo. Gli ultimi dati dimostrano quanto sia urgente tornare a promuovere con efficacia, determinazione e, soprattutto, chiarezza i benefici della vaccinazione. Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca che ha riconosciuto e sfruttato con successo il potere della vaccinazione, ma a causa della diffusione di bufale e falsi miti, spesso alimentati da allarmismi mediatici, stiamo rischiando di compiere pericolosi passi indietro. I vaccini sono sicuri e non vi è alcuna base scientifica che provi legame o correlazione tra questi e alcune patologie come, per esempio, l’autismo.

Esistono ancora oggi paesi del mondo dove la vaccinazione stenta a superare la quota dell’80%, con un gap ancora forte rispetto al 95% necessario per assicurare protezione dalla malattia su larga scala.
Dei 10,7 milioni neonati che nascono ogni anno in Europa, circa 650.000 non ricevono la serie completa delle tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nel primo anno; e le popolazioni vulnerabili esistono in tutte le nazioni.

Il fatto che l’immunizzazione abbia reso rare molte delle malattie infettive potrebbe far erroneamente pensare a genitori e operatori sanitari che i vaccini non sono più necessari. Questo può rendere l’opinione pubblica sui vaccini suscettibile dell’influenza dei gruppi anti-vaccinazioni e dei siti internet che promuovono teorie- non basate su evidenze scientifiche– che mirano a ridurre la credibilità dell’efficacia degli stessi.

Diventa necessario mantenere un forte supporto da parte del mondo scientifico, ma anche di quello politico e dell’opinione pubblica sull’importanza dell’immunizzazione. Il rischio è quello che la regione europea veda riemergere malattie altamente contagiose, che possono essere causa di infermità, disabilità e morte, creando un notevole onere per i sistemi sanitari e per le famiglie.

In un certo senso vaccinarsi è anche un gesto altruista, perché chi non può ricorrere a un vaccino ha spesso malattie al proprio sistema immunitario, quindi è ancora più esposto ai rischi di malattie virali particolarmente aggressive. In Italia la scorsa estate sono intervenuti prima il governo e poi il Parlamento per approvare una legge che, di fatto, rende obbligatorie le vaccinazioni per poter iscrivere i propri figli a scuola. I dati preliminari sembrano indicare un aumento dei vaccinati, ma servirà ancora tempo per valutare gli effetti del provvedimento. Leggi analoghe sono state approvate anche in Germania e in Francia, con multe o altre sanzioni nei confronti dei genitori che non le rispettano.
Grazie alle vaccinazioni, a livello globale, gli effetti del morbillo sulla popolazione sono diminuiti drasticamente. Negli anni Ottanta la malattia causava la morte di quasi 2,6 milioni di persone all’anno in tutto il mondo.

Ma cos’è il Morbillo e come si cura?

Si tratta di una malattia infettiva esantematica che provoca sintomi molto simili a quelli del raffreddore, quali tosse secca, congestione nasale e congiuntivite. Dopo circa 3 o 4 giorni si manifesta invece l’eruzione cutanea caratteristica, ovvero l’esantema con dei piccoli punti rosso vivo che dapprima interessano collo e testa e poi si estendono a tutto il corpo. Non esiste una cura specifica. E’ possibile però attenuare i sintomi, ad esempio utilizzare il paracetamolo per diminuire la febbre, delle gocce per la congiuntivite e degli sciroppi per calmare la tosse. Il riposo e una dieta leggera favoriscono la ripresa. Per la prevenzione si utilizza invece un vaccino specifico che si somministra in due tempi: la prima vaccinazione avviene tra i 13 e i 15 mesi la seconda tra i 5 e i 6 anni.

Il vaccino contro il morbillo è consigliato anche a pazienti malati di HIV, purchè questi non presentano già gravi sintomi dell’AIDS. In questi soggetti la percentuale di efficacia è leggermente ridotta ma la vaccinazione resta sempre la principale difesa contro la malattia.

Il morbillo può portare strascichi e avere delle complicazioni più e meno gravi, soprattutto in pazienti affetti da immunodeficienza. Le complicazioni più frequenti riguardano orecchie, bronchi e polmoni: otite, bronchite e polmonite sono patologie che possono insorgere nel 10% dei casi di morbillo.

Il periodo di incubazione del morbillo è stimato orientativamente fra i 10 e i 15 giorni, trascorsi i quali iniziano a comparire le prime chiazze superficiali nella regione orale e faringea .I sintomi più evidenti del morbillo sono la febbre alta che può raggiungere i 40 gradi di temperatura, la congiuntivite (occhi rossi tendenti alla lacrimazione), mal di testa, vomito, sensibilità alla luce, inappetenza e tosse stizzosa.

La polemica sui vaccini

Uno dei primi dilemmi che i genitori si trovano ad affrontare dopo la nascita di un bambino è proprio quello sulle vaccinazioni. Ci si interroga infatti su un eventuale danno che potrebbe essere arrecato al piccolo vaccinandolo, ma anche in merito al fatto che il vaccino potrebbe portare il cancro. Non da meno è anche la preoccupazione che riguarda l’autismo. Falsi miti e verità parziali che hanno innescato polemiche e discussioni ed ai quali si può rispondere.
Esistono diversi tipi di vaccino che si differenziano
a seconda della modalità con cui sono preparati. I vaccini vivi attenuati sono realizzati col virus o il batterio che causa la malattia, ma tramite processi chimici l’agente patogeno viene privato della capacità di dar luogo alla malattia, restando in grado, di sollecitare il sistema immunitario del soggetto in cui viene iniettato a produrre gli anticorpi contro di esso. Nei vaccini inattivati, invece, il microorganismo è “morto”, il che li rende molto sicuri ma di contro necessitano di più richiami affinchè il sistema immunitario li ricordi. I vaccini sintetici, vengono prodotti artificialmente usando solo parti dell’agente patogeno. I vaccini combinati, invece, sono dei vaccini contro più patologie contenuti in una sola dose di vaccino. Un esempio di vaccino combinato, che è anche vivo attenuato, è quello contro il morbillo, la rosolia e la parotite.
Effetti collaterali
Prima di poter essere messo in commercio ogni vaccino in Europa deve essere approvato non solo dall’OMS ma anche dall’Agenzia Europea Valutazione Medicinali (EMA). Questo organo ha il compito assai delicato di vegliare sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini, ma anche dei farmaci in genere, proposti dall’azienda farmaceutica per tutelare la salute della popolazione. Come tutti i farmaci, però, anche i vaccini non sono esenti da controindicazioni ed effetti collaterali. In questo caso è necessario valutare se il beneficio dato dal vaccino è maggiore dei suoi possibili effetti nocivi, che devono comunque essere estremamente rari. Ad esempio il morbillo ha tra le sue possibili conseguenze la cecità o l’encefalite, mentre le reazioni avverse al vaccino sono estremamente rare. E’ questa la ragione per cui il Ministero della Salute ne consiglia la somministrazione anche ai malati sieropositivi che non abbiano ancora avuto sintomi di immunodeficienza. Eppure le polemiche sui vaccini non accennano a placarsi e non raramente prendono origine da studi poi smentiti.
I vaccini e l’autismo
Una delle leggende sui vaccini che accompagnano spesso il tema dei vaccini è quella che li vede responsabili di danni al sistema nervoso e  causa dell’autismo perché contenenti mercurio. In effetti uno dei conservanti più usati all’interno dei vaccini è il tiomersale, un composto organico
del mercurio, che può essere tossico in caso di dosi ravvicinate di vaccino, specialmente in bambino sotto i 2,5 Kg di peso. Pur escludendo attraverso studi una correlazione tra questo composto e l’autismo, gli organi competenti hanno invitato le aziende produttrici a trovare un metodo alternativo di conservazione dei vaccini. Il Ministero della Salute in Italia ha disposto il ritiro di tutti i vaccini contenenti tiomersale, per cui gli attuali vaccini in commercio non presentano questo problema.
Vaccini e sindrome della morte in culla
Altra accusa mossa ai vaccini è che siano responsabili della sindrome della morte in culla, conosciuta anche con la sigla Sids. Per l’Oms non è che un falso mito e non esiste nessuna correlazione tra le vaccinazioni e questa sindrome. Molto semplicemente i primi vaccini vengono somministrati a un’età in cui può verificarsi la Sids, per cui può esserci questa coincidenza temporale, ma il decesso sarebbe avvenuto anche senza vaccinazioni.
Vaccini e cancro
Un vaccino può causare il cancro?

Non molto tempo fa è girata in rete la notizia che una casa farmaceutica avesse ammesso di inserire nei vaccini un agente in grado di causare il cancro. La notizia si è rivelata poi una bufala eppure una base di verità c’è. Lo Stato Italiano è stato costretto a risarcire le famiglie di alcuni militari che si sono ammalati durante il servizio pur non essendosi recati in zone a rischio radiazioni. Secondo quanto è stato accertato dai tribunali, i militari avevano accumuli di metalli pesanti dovuti a vaccinazioni, principalmente per il tifo, ripetute a brevissima distanza, senza una ragione medica. Anche nell’alimentazione sono contenuti metalli pesanti, ma l’organismo è in grado si espellerli senza avere danni fin quando restano sotto determinate soglie. Nelle vaccinazioni obbligatorie, comunque, non è contenuto alcun tipo di sostanza pericolosa, e va ricordato che i possibili effetti collaterali della malattia, possono essere ben peggiori di quelli del vaccino che la previene.
Le polemiche e i timori vanno sedate senza perdere mai di vista l’importanza che i vaccini hanno ricoperto e continuano a ricoprire soprattutto nei bambini o nei soggetti portatori di patologie già di per se gravi.
Polemiche che sono giunte ad interessare anche il modo di giocare ed i giochi stessi che i bambini hanno a disposizione.
E’ solo del 4 Aprile infatti la notizia che la Giochi Preziosi ha creato Cicciobello Morbililno, un bambolotto che ha il morbillo e può essere “curato “cancellando i puntini rossi con un’apposita salviettina, una “cremina” e dei “cerottini”.
Questa idea è stata seguita da numerose critiche sui social che hanno ritenuto la cosa una pericolosa banalizzazione verso una malattia che ancora miete vittime come il morbillo. Critiche che sono sfociate fino a richiedere il ritiro del bambolotto all’azienda costruttrice.
I maggiori rimproveri riguardano l’idea che il morbillo si possa curare con una pezza bagnata e una pennetta.
Un modo per incuriosire i bambini e spingerli verso una maggiore informazione, oppure solo un pretesto per speculare su una malattia pericolosa?
Si è sempre giocato con le bambole che avevano ” la bua”, al massimo si trattava di raffreddore o influenza però non di una malattia che è ancora troppo circondata da cattiva informazione e da polemiche, che si spera, abbiano presto una fine, perché purtroppo le malattie tutto sono tranne che un gioco.