AL VOTO, AL VOTO, O SI SALVI IL SISTEMA NORD

DI  RAFFAELE VESCERA


Più del numero di voti, 37 o 33 per cento, conta il numero dei miliardi di euro in ballo se il sistema Nord dovesse crollare. Gran parte degli investimenti pubblici dello Stato, il 72 per cento, sono fatti al Nord, gestiti dai loro grandi gruppi finanziari, sempre gli stessi, legati agli Agnelli, ai Berlusconi, ai De Benedetti, Benetton, Coop ex rosse, Impregilo, eccetera. Perché mai un km di ferrovia ad alta velocità fatta al Nord costa in media 70 milioni di euro, mentre lo stesso in Francia costa 10 e in Spagna 9? Già, Francia o Spagna purché se magna. E a magnare in quest’Italia toscopadana è più di tutto il Nord, con i suoi partiti, quello del Berlusca dei 500 milioni dimenticati e del Dell’Utri in galera, quello del Bossi con i suoi 50 milioni spariti per magia, quello del Renzi, anzi del De Benedetti, con la partecipazione straordinaria delle ex coop rosse emiliane, un tempo gloriose, ora fate voi. Un Nord ad alto tasso di corruzione, che fa di quest’Italia il Paese più corrotto d’Europa occidentale, in stretta società con le mafie, che altresì rastrellano soldi al Sud per ingrassare il sistema Nord. Non è forse questo il vero “sistema” di cui si dovrebbe occupare l’italico gomorrista ufficiale? Un sistema con radici e rami fortemente intrecciati tra loro che si spartisce duecento miliardi l’anno di corruzione, business as usual, gli affari sono affari, e ci sono dentro tutti i partiti, ognuno conosce la cacca dell’altro e tutti si ricattano tra loro.

La manovra politica del M5S per spaccare il fronte del centrodestra (con Salvini si parla, con Berlusconi no) è stata chiara, decisa e, che la si condivida o meno, intelligente. Ma Lega e Forza Italia hanno condiviso e al Nord condividono, potere da 25 anni; l’uno sa i fatti dell’altro e con il coltello in mano pronti a pugnalarsi alle spalle.

Ancora oggi, il centrodestra riunito e arroccato ha ribadito che il M5s se vuole un governo lo deve fare appoggiando il loro programma: “il taglio delle tasse, incentivi al lavoro, il blocco dell’immigrazione clandestina, garanzie per la sicurezza dei cittadini e sostegno alle famiglie”. Ovvero la flat tax a vantaggio dei cumenda, incentivi al lavoro per chi il lavoro già ce l’ha, lotta all’immigrazione mentre è il Sud che emigra, e altre pillole indorate a sfottò.
Il Sud, dov’è? Dove sono le infrastrutture e i servizi pubblici a noi negati da sempre che fanno del Mezzogiorno un deserto di disoccupati? Dov’è il reddito di cittadinanza che potrebbe in qualche modo lenire la piaga della povertà in attesa di un vero lavoro? Che fine fa la dignità dei cittadini meridionali tenuti in serie B?

Se il rispetto degli uomini è un valore assoluto, come si fa a cancellare con un colpo di spugna il razzismo leghista, a dimenticare quanto male ha fatto al Sud, e quant’altro ne farà ora, legato com’è ai gruppi d’estrema destra che inneggiano persino a Hitler? Pesante e difficile, visto da Sud, anche un accordo con Renzi, lo stesso delle trivelle, dei finti patti per il Sud . Anche perché Renzi è legato a Berlusconi, più o meno come Salvini, e una intesa M5S-Pd passa solo sulla sconfitta dI Renzi e non si sa se lasciando sul campo dei voti in Parlamento e, se sì, quanti.

Ma nessuno pensa che la situazione sia facile; forse è la più difficile degli ultimi decenni e si tenterà di risolverla, come tutte le altre, a favore del Nord, non del Paese. Questo non è più accettabile. Il Mezzogiorno, allo stremo, pretende e si aspetta che si vada in Parlamento con un programma chiaro che parta dalla soluzione della più grande ingiustizia italiana, la questione meridionale, garantendo al Sud equità di trattamento con i “fratelli” del Nord. E poi, insieme al reddito di cittadinanza, si proponga la galera per i corrotti per recuperare centinaia di miliardi utili allo sviluppo, si spezzi il patto Stato-mafia, si fermino le trivelle e la distruzione del territorio, si garantisca parità di diritti e doveri per tutti i cittadini, insieme ai tanti altri punti di buon programma annunciato da Di Maio.
Poiché non tutti gli uomini sono uguali e si può sperare che in tutti i partiti vi siano uomini giusti, si provi a raccogliere una maggioranza. Se questa non c’è, significa un sola cosa, non vi sono abbastanza parlamentari perbene, allora non resta che tornare al voto. Il Paese, e più di tutto il Sud, premierebbe il cambiamento in modo ancora più clamoroso, forse creando nelle urne la maggioranza necessaria.

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