MADONNA DELL’ORCHESTRA. COME CANTANO I COLORI DEL BOCCATI

DI VANNI CAPOCCIA

Nel ‘400 a Camerino, come una famigliola di funghi, è venuto alla luce un gruppetto di artisti che alla ricerca di più remunerative commissioni dalla piccola signoria dei Varano se ne andarono “all’estero” in cerca di gloria. Tra le mete Perugia, dove sicuramente arrivarono Giovanni Boccati e un maestro che ha lasciato segni del suo passaggio con una Deposizione a Sant’Arcangelo del Trasimeno e con i malridotti affreschi che raccontano le storie di santa Caterina nella perugina chiesa di santa Maria nuova.

Il nome di Boccati, sicuramente il più dotato di quei pittori, compare a Perugia in un documento nel quale rivolge ai Priori del Comune la richiesta per avere la cittadinanza. Cittadinanza che ottenne, a riprova del fatto che era già pittore esperto e per due volte, intercalate da un periodo fiorentino ed uno padovano, risiedette a Perugia lasciandovi i suoi capolavori.

Del secondo periodo perugino è la Madonna dell’Orchestra, ora alla Galleria Nazionale dell’Umbria dopo essere stata alla quadreria dell’Accademia Belle Arti di Perugia proveniente dal piccolo oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento in S. Simone del Carmine di Perugia. Vi sono chiari ricordi padovani come mostra il fregio, a imitazione di un rilievo antico, che orna il trono della Vergine e fa pensare ad una riflessione intorno alle opere di Donatello; si percepiscono echi riferiti alle tenerezze del Beato Angelico e a Domenico Veneziano nella luminosità dei colori mentre la Madonna isolata nei suoi pensieri rimanda a Piero della Francesca.

Un capolavoro che avrebbe fatto storcere il naso ad un maestro di prospettiva fiorentino con il pergolato di rose che sembra costringere i cantori ad abbassare la testa, con la Madonna che entra a malapena nel trono, il rialzo a semicerchio su cui suonano e cantano gli angeli troppo addossato al trono. Nel complesso tutto è un po’ accalcato come gli invitati ad un matrimonio in una foto di gruppo.

Ma non è dalla distanza dai modelli fiorentini che quest’opera va vista. Quello che colpisce è l’insieme. Il broccato azzurro e oro del vestito della Vergine, il cardellino che sembra voler pungere le labbra del Bambino annunciandogli il futuro martirio e l’orchestra con gli strumenti musicali, gli atteggiamenti e i gesti dei musicisti e dei coristi resi con accuratezza sorprendente, un realismo tale da far sospettare che il pittore camerte fosse appassionato musicista.

Guardando la Madonna dell’Orchestra bisogna farsi incantare dalla musica e dal canto che escono dai colori e dal quadro. Dai piccoli cantori colti dal vero perfino nelle timidezze di alcuni. “Analizzati ciascuno nella più riposta verità umana, con felice e sorprendente penetrazione nella mutevole psicologia infantile” come ha scritto Piero Zampetti riferendosi ai giovani musicisti che il Boccati dipingeva.

Allora, sembra quasi di vederlo il maestro Boccati che smette di dipingere. Ascolta la musica che sta colorando e, usando il pennello come la bacchetta del maestro d’orchestra, dirige la sua musica suonata e cantata dalla sua orchestrina e dal suo coro di voci bianche.

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