IL VALORE DEL SILENZIO NEL VUOTO DELLE TANTE PAROLE

DI EMILIO RADICE

Sotto un albero, vicino a Qamsara, recitarono una preghiera per me e, in un abbraccio, mi dissero che per loro ero “hizel”, un fratello. Fra non molto tornerò in quella terra perché se è l’anima che ti lega a certi luoghi della vita io là, in Iran, ho lasciato certamente un po’ della mia. Ed è per questo che ogni volta che leggo qualcosa che riguardi nel bene o nel male quel lontano Paese sono più attento e il cuore mi batte come se fosse la mia stessa terra, come in effetti ogni terra è per ognuno di noi.
E’ molto che non mi affaccio qui su Fb come altrove, non perché non avrei qualcosa da dire. E’ che più frequentemente osservo quel che dicono gli altri e spesso considero inutile il mio. Ma la cosa peggiore è quando avverto che qualsiasi pensiero è impotente di fronte alla maggioranza della parola, raramente, se non mai, espressa dai saggi. Allora preferisco il silenzio.
L’estensione dell’età mi permette a volte – non senza timore di presunzione – di collegare l’esperienza dell’oggi a una lunga sequenza di esperienze passate. Quel che mi sbigottisce è quando a ripetersi sono comportamenti che hanno procurato storicamente danni, dolore e povertà. Allora mi chiedo: come è possibile? E mi rispondo: per la mancanza della memoria e per la mortificazione della cultura, che della memoria è il forziere. Senza di loro non c’è possibilità di riconoscere ciò che viviamo e la conoscenza sarà esposta a ogni tipo di manipolazione.
In un periodo in cui non c’è canale tv che non grondi di noir, di thriller e di ricostruzioni processuali, mi meraviglia che uno dei principi cardine delle analisi investigative, il “cui prodest”, non venga applicato alla lettura della realtà. Anche per i giudici di un processo la determinazione del movente è fondamentale per arrivare a una sentenza. E ora che ricomincio ad avvicinarmi alla data di una nuova partenza per il Medioriente (non imminente, fra un mese e mezzo, ma le pratiche sono partite mi preoccupa che sia stata messa di nuovo in cantiere la giustificazione di un attacco militare da parte delle potenze occidentali. Cui prodest uccidere cinquanta civili con un attacco chimico in Siria il giorno prima della resa dei ribelli ad Assad? Cui profuit uccidere una ex spia russa con gas russo in Inghilterra in un momento in cui Trump, fra scelta di Gerusalemme capitale, Ucraina e dazi doganali, era isolato? Cui prodest bombardare un sito militare in Siria dove erano militari russi e iraniani?.
Ritroverò le mitragliatrici della contraerea puntate verso il cielo e lì, a un passo, le persone buone che mi hanno dato il loro pane. Tornerò a tessere i fili della conoscenza. Sempre che i muscoli di una potenza superiore, che io chiamo prepotenza, non blocchino le ruote della mia motocicletta. Pody è pronta. Vi farò sapere..