I 90ANNI DI MARIO DI GILIO, L’ULTIMO ATTORE IN SCENA CON TOTO’

DI GABRIELE BOJANO

Che cosa hanno in comune Totò, Louis Armstrong, Tina Pica, Sergio Bruni, Jerry Lewis, Paolo Stoppa, Topo Gigio, Aldo Fabrizi e Benito Mussolini? La voce, quando a imitarli è un grande e versatile artista: Mario Di Gilio che domani raggiunge il traguardo dei suoi splendidi 90 anni. Eppure nel Pantheon dello spettacolo nazionale un posto a questo signor Millevoci, che ebbe il privilegio di lavorare con Totò ai tempi dell’ultimo spettacolo di varietà del principe de Curtis, non è stato finora assegnato. Un torto di cui ancora oggi Di Gilio, nato a Salerno ma residente a Milano, si rammarica e che va assolutamente riparato. Si sarà mosso da questa convinzione il regista Vito Cesaro che sta girando un docufilm A mia insaputa , dedicato a Di Gilio, sottotitolo: Non conosco la mia voce.

«La fortuna di Mario – esordisce il cineasta – è stata anche la sua sfortuna: all’epoca in cui firmò il contratto con gli Harlem Globetrotters di cui è stato il presentatore ufficiale per venti anni, nasceva e si sviluppava la televisione in Italia. Così, lavorando in prevalenza all’estero, spianò involontariamente la strada ad Alighiero Noschese che diventò in Italia il re indiscusso degli imitatori». «Io e Alighiero ci siamo conosciuti e ci siamo stimati – dice Di Gilio – io l’ho incoraggiato ad iniziare, ad uscire dal “guscio”, all’epoca era molto timido, ci saremo incontrati cinque o sei volte. Lui mi chiamava “maestro”, dovevamo fare un Festival di Sanremo assieme, io avrei dovuto condurlo, poi morì l’organizzatore, l’avvocato Achille Cajafa, e l’idea andò a monte».

Come spesso accade, però, l’allievo supera il maestro e diventa famoso. Mario Di Gilio, pur raggiungendo ambiti traguardi professionali (fa tournée in America con Dean Martin, i Platters, Edith Piaf, Yves Montand esibendosi al Madison Square Garden di New York e all’Olympia di Parigi) rimane nell’ombra. Nonostante la sua carriera si arricchisca di incontri straordinari, primo tra tutti quello con Totò che lo volle in scena per sei mesi nella sua ultima rivista, A prescindere (1956), e che Di Gilio doppiò in Tuttototò nei pezzi non completati dallo stesso principe della risata deceduto all’improvviso nel 1967. «Totò si divertiva molto quando lo imitavo – racconta – nella rivista c’era uno sketch, I due commendatori , in cui an­davo a trovare una donna sotto le sue sembian­ze. Io ero l’unico che potevo entrare nel suo camerino, forse in me vedeva il figlio maschio che non aveva mai avuto. Tu puoi chiamarmi Principe – scherzava – gli altri mi chiameranno altezza. Diceva, bontà sua, che io ero l’unico che lo facevo ridere. Per questo i miei colleghi invidiosi mi avevano soprannominato “il giullare del re”». Il massimo però fu alla prima di A prescindere , al teatro Sistina di Roma: in sala pubblico vip, tra cui Alberto Sordi, Anna Magnani e molte autorità politiche. Totò, che tornava al teatro dopo una serie interminabile di film, viene salutato da 12 minuti di applausi. Il giorno dopo però esce una recensione negativa: «il pericolante primo tempo salvato da Mario Di Gilio». «Quando la lessi – ricorda l’imitatore – tremai. Una lode a me anziché a Totò che era il protagonista mi induceva a concludere che sarei stato licenziato». E invece il capocomico non solo confermò in ditta il suo attore ma gli chiese anche di chiudere lo spettacolo. «Così da quella sera in poi – conclude Di Gilio – facevo il numero del finale e dopo di me siglava la chiusura Totò con un suo cavallo di battaglia, i fuochi d’artificio».

Di quella straordinaria esperienza di scena e di vita Maurizio Costanzo trasse nel 1989 uno spettacolo-amarcord, Luci del varietà , che aveva nello sdoganato Di Gilio il momento d’intrattenimento più esilarante. «Nel docufilm che sto preparando e che spero di terminare in tempo per partecipare alla Mostra di Venezia – riprende Cesaro – conto di ospitare anche una testimonianza dello stesso Costanzo. Mentre hanno già accettato di dare un proprio contributo Enrico Montesano e Massimo Ranieri». Il signor Millevoci ringrazia e spegne le tante candeline.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/18_aprile_10/i-novant-anni-mario-gilio-l-ultimo-attore-scena-toto-1d980a1a-3c87-11e8-8230-4c035273e8b5.shtml