ALDO GRASSO: QUANDO LA CRITICA E’ SOLO UNA MACCHIA D’INCHIOSTRO

DI RENATA BUONAIUTO

C’è ancora tanto dolore nei cuori dei milioni e milioni d’italiani che hanno accompagnato Fabrizio Frizzi, nel suo ultimo viaggio.

C’è ancora emozione nei suoi “fraterni” colleghi che hanno ripreso il cammino, non senza “affanno”. Scivola giù ancora qualche lacrima nell’ascoltare un video che da settimane vola di smartphone in smartphone e racconta di una storia d’amore, fede, pace…speranza, recitata dallo stesso Fabrizio, qualche anno fa, quando la malattia, il dolore, l’assenza erano pensieri inesistenti.
Poi oggi Aldo Grasso ha preso la parola, da “critico”, come sempre. L’ha fatto con la freddezza, la razionalità e l’insensibilità che impone il suo ruolo, ma per il quale forse ha dimenticato il valore più importante, l’anima.
Con inaudita freddezza ha parlato di “numeri”, sostenendo che “Frizzi non era un ‘numero uno’ della nostra tv…”,ed ha parlato di “coraggio” non avuto quando la direzione Rai gli impose di andare in onda con “Scommettiamo che…” nonostante l’attentato e la morte del Giudice Falcone.
Non so cosa abbia disturbato di più Aldo Grasso, se l’affetto, la stima, l’amore che ha avvolto Frizzi, o un suo intrinseco bisogno di “gratuita” critica. Sebbene possa riconoscere il valore intrinseco del suo ruolo, credo che Grasso abbia iniziato a credere che le sue esternazioni possano e debbano essere sviluppate anche per coloro non più fra noi ma la parola critica, come ben saprà, significa “atto a giudicare…” a valutare dunque un fatto, un avvenimento, una situazione.

Quale fatto lui ha “criticato”? Il lavoro corretto, onesto, professionale operato da Frizzi in tutti questi anni? Se fosse così, arriva tardi perché la sua a questo punto si dimostrerebbe una sterile “critica” a chi non può più esercitare un contraddittorio e pertanto priva di contenuto. Se invece il suo “parlare” è rivolto a quanti hanno sentito il bisogno, la necessità, il desiderio di stringersi attorno a Lui, alla sua famiglia ed ai suoi amici, beh anche qui qualcosa ci sarebbe da osservare.

La stima si conquista giorno dopo giorno, anno dopo anno, Fabrizio Frizzi è entrato nel cuore e nelle case di tanti, solo con il suo lavoro, la sua dedizione, la sua onestà e professionalità.
Ha lavorato a grandi progetti di indiscutibile valore a cui lui ha donato tutto se stesso, colmandoli di quel valore aggiunto che si chiama “amore”. Questo gli italiani gli hanno riconosciuto e per questo lo hanno ringraziato. Per quello che ci ha insegnato, per quello che ci ha trasmesso.
Trasmissioni ritenute poco all’altezza di un’azienda quale la Rai, come “Per tutta la vita”, criticata dall’ allora direttore Pier Luigi Celli, sono approdate sul piccolo schermo dietro approvazione di un palinsesto studiato e valutato da dirigenti aziendali.
Quanta freddezza nelle sue parole, quanto inchiostro sprecato per illazioni vane e false. La morte di Falcone, ha ferito e turbato la nostra generazione e di quel dolore ne abbiamo fatto partecipi i nostri figli, nei racconti, nelle testimonianze, nei libri di storia. Ma il dolore non si misura, non si pone su una bilancia e si aggiungono pesi per ottenerne la giusta taratura.

Il dolore trafigge e lascia cicatrici, il dolore piega i nostri corpi, ci rende fragili, vulnerabili, impotenti. Non lasciamo che passi in questo tempo già così esacerbato dalla violenza reale e costante che affanna la nostra vita, anche una “critica”, ingiusta ed inutile, offensiva e improduttiva. Lasciamo almeno un tempo, solo un tempo ad ognuno di noi per conservarne i ricordi, le emozioni e la dolcezza che quest’uomo ci ha donato.
Per la “critica”, Aldo Grasso volgi lo sguardo altrove e ricorda sempre che senza l’anima, non si costruisce nulla solo una pagina macchiata d’inchiostro.