DALLA PARTE DEL PRESIDENTE LULA. COMPLETAMENTE

DI ANGELO D’ORSI

Sul Corriere della Sera odierno, Paolo Mieli ha perso un’ottima occasione per tacere. Ma il suo articolo è da leggere: Noi e il caso Lula. La sinistra e i diritti degli amici.
Politici e sindacalisti italiani hanno firmato un manifesto a difesa dell’ex presidente. Ma non avevano sempre sostenuto che le sentenze vanno rispettate?

Questo “principe del giornalismo” che si picca pure di essere uno storico (oltre a sfornare volumi che sono raccolte dei suoi imperdibili articoli, ha praticamente in affido l’intera divulgazione storica televisiva in Rai), se la prende con un manifesto pro Lula, firmato da esponenti del Centrosinistra (tra gli altri Romano Prodi, Massimo D’Alema, Piero Fassino, Susanna Camusso, Pier Luigi Bersani, Vasco Errani, Guglielmo Epifani), che esprime preoccupazione sulla condanna all’ex presidente brasiliano, e avanza dubbi sulle modalità del processo. Mieli, imperterrito, dall’alto del suo scranno morale e intellettuale, riesce a paragonare Lula a Berlusconi, e dunque se la sinistra ha a suo tempo sostenuto le ragioni della magistratura (ossia le ragioni della legge), ora dovrebbe sostenere ugualmente la magistratura brasiliana.
Ecco la prosa di Mieli:

… a nessuno dei sottoscrittori può essere sfuggita qualche assonanza tra quel che in quella loro pagina si scrive a favore di Lula e ciò che qui in Italia negli ultimi trent’anni è stato detto e scritto da avversari della sinistra a proposito di «competizioni elettorali» distorte per effetto di azioni giudiziarie. Siamo altresì certi che ognuno dei firmatari in passato ha sostenuto che le sentenze della magistratura — a meno che non siano state emesse da tribunali speciali di un qualche regime — vanno sempre e comunque rispettate. Anche quando si nutre qualche dubbio sul merito delle decisioni e sull’operato dei giudici. Cosa peraltro non infrequente tra gli imputati. Avranno sostenuto anche, Prodi e gli altri, che la solidarietà di appartenenza non dovrebbe modificare il giudizio, neanche nel caso in cui un atto giudiziario modifichi i termini della competizione politica (ciò che qui da noi è capitato più di una volta). […] E cosa è cambiato adesso? Quando tocca a uno dei «nostri» valgono criteri diversi?

Sillogismi grotteschi, in sintesi.  E una conferma che la “grande stampa” ha sostituito completamente i partiti politici: si può replicare che anche in passato era così, ma oggi il problema è le testate giornalistiche sono omologate perfettamente. La politica estera, in particolare, ne è testimonianza. Brasile, Venezuela, Russia, Cina, NordCorea, Medio Oriente… un totale servilismo verso l’amico-padrone americano, nessuno sforzo di informarsi per informare i lettori, capacità di analisi pari a zero. E bombardamento ideologico. In tal senso l’articolo di Mieli dovrebbe essere studiato nelle scuole di giornalismo. Come si fa a dimenticare le differenze tra l’operaio brasiliano divenuto presidente per volere della sua classe, alla quale ha dato più di chiunque altro, e il farlocco “presidente-operaio” Berlusconi? Come si fa a mettere sullo stesso piano le accuse non provate a Lula con le decine e decine di imputazioni, di ogni genere, da cui Berlusconi si è salvato solo con cavilli giuridici o ricorrendo alla prescrizione, che i suoi avvocati gli hanno sempre garantito? Come si fa a giudicare con lo stesso metro due personaggi così lontani e dissimili? Come si fa a dimenticare che a capo del Brasile c’è un presidente portato al potere da un golpe bianco, il signor Temer, pluri-inquisito e condannato, per casi di corruzione di enorme gravità, certo non paragonabile a quello di cui è accusato Lula (aver ricevuto un attico in dono dalla società Petrobras, in sintesi). Come si fa a obliterare il contesto politico, nazionale e subcontinentale, in cui la destituzione l’arresto la condanna di Lula si situano? Contesto caratterizzato da una serie di azioni concertate interno/esterno (vedi Usa, spesso attraverso l’emissario colombiano), che stanno ridisegnando in favore della destra il panorama latinoamericano? Come si può dimenticare che Lula ha fatto per i ceti deprivilegiati una vera rivoluzione nel tentativo di liberarli dalle catene della povertà e dell’ignoranza, o quanto meno di avviare un processo in tal senso?
Pochi giorni prima il presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso, Franco Ippolito, ha reso noto un suo documento di cui cito alcuni passaggi essenziali, che possono valere come risposta al pretenzioso Mieli che, troppo intento a elaborare i propri pensieri, poco si è curato di documentarsi sul farsesco processo al Ignacio Lula da Silva. Lasciamo a Ippolito la parola per chiudere questo intervento.

Tra i giudici del Tribunale Supremo, sulla presunzione di innocenza sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, ha prevalso di misura (6 contro 5) la singolare opinione che attendere la sentenza definitiva costituirebbe una garanzia di impunità.
È impossibile non costatare che, alla vigilia di tale decisione, vari esponenti militari, sino al capo delle forze armate, sono intervenuti a sostenere pubblicamente il carcere preventivo per Lula proprio con l’argomento del ripudio dell’impunità. […]
L’estromissione di Lula attraverso un procedimento giudiziario segnato da clamorose anomalie, che in ogni ordinamento avrebbero imposto la ricusazione dei giudici, e i tragici avvenimenti che nelle ultime settimane hanno funestato la vita e la coesistenza civile del Brasile, devono destare preoccupazione e allarme in tutti coloro che sono stati vicini all’America latina nella battaglia contro le dittature militari e per i diritti umani e dei popoli.