OSCAR WILDE SECONDO RUPERT EVERETT

DI ELISABETTA VILLAGGIO

 

Esce giovedì 12 aprile The happy prince, l’ultimo ritratto di Oscar Wilde di e con Rupert Everett, che lo ha anche scritto. Un film delicato che racconta senza tanti fronzoli l’ultimo periodo della vita di Wilde, gli ultimi anni, quando ormai malato, senza soldi, con pochi amici, deriso da tutti e lasciato dalla moglie trascorre con decadenza e anche tristezza la parte finale di un’esistenza particolare vissuta sempre al limite, in modo libero e trasgressivo, a modo suo come aveva sempre fatto.

Un film che commuove per la sua intensità e racconta con molto affetto un uomo che alla fine dei suoi giorni si trova solo e povero unicamente per l’ipocrisia della società nella quale vive che condanna il suo stile di vita e non apprezza il suo genio e la sua opera. Un film elegante, raffinato con belle immagini, scene e costumi. Un film che è stato difficile realizzare infatti ci sono voluti molti anni, dieci per la precisione come sottolinea l’autore, tanta energia e uno sforzo produttivo che vede presente anche l’Italia con la Palomar.

Un’ottima interpretazione di Rupert Everett, particolarmente innamorato di questo suo film come fosse un figlio, che ha messo tutte le sue energie, come dichiara lui stesso.

“Oscar Wilde è stato sempre una grande ispirazione per me e quando lavori nel cinema è difficile se sei gay. Ora non è proprio così ma quando ero giovane era più complicato. L’omosessualità è diventata legale in Inghilterra solo nel ’68. Oscar Wilde prendeva in giro l’establishment e questo ha fatto sì che si tirasse addosso l’ira dei potenti. Lui si sentiva una star e purtroppo si è distrutto con le sue stesse mani, aveva perso la percezione del mondo reale. Ho scelto di raccontare gli ultimi anni della sua vita perché sono quelli più romantici come lo erano gli ultimi dieci anni dell’800, tenebrosi e romantici, in piena belle époque”  – racconta l’autore che aggiunge –  “Morte a Venezia di Visconti è uno dei miei film preferiti. Ho pensato a Tazio per creare il personaggio di Bosie. Mi sono ispirato al cinema italiano che amo e che penso sia particolarmente attento alle scene e ai costumi”.

Everett ha studiato, letto e visto praticamente tutto il materiale di e su Oscar Wilde, personaggio che rende sullo schermo con grande intensità raccontandone il lato umano, quello più misero, fragile, e distrutto dal processo, dalle infamie e accuse per il solo fatto di aver dichiarato la propria omosessualità, e tralasciando l’icona che forse soprattutto dopo è diventato. Un film ben girato, con grande attenzione alle immagini, ai dialoghi e grande cura nel rendere omaggio a un uomo che ha infranto alcune regole e ha finito la propria vita giovane, è morto a soli 46 anni probabilmente per un’otite curata male, e deriso da un mondo che fino a poco prima lo aveva adorato.

“Ancora oggi in tanti paesi puoi essere distrutto per la tua omosessualità come era succede a Oscar Wilde. In questo film racconto la storia di un uomo che è stato distrutto per la sua omosessualità e viene mandato in carcere e ai lavori forzati per questo”.