PERUGIA. IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO RACCONTA LA CONTEMPORANEITÀ AI CURIOSI DEL MONDO

DI VANNI CAPOCCIA

(Nostro corrispendente da Perugia)

È iniziato il festival internazionale del giornalismo e già a Perugia se ne respira a pieni polmoni l’atmosfera. Sono decine le persone, per lo più giovani, che girano per le strade e i vicoli della città ostentando il budget del festival come speaker o volontari. Perché la caratteristica principale che qualifica il festival del giornalismo di Perugia è la presenza di giovani giornalisti e volontari venuti da ogni parte del mondo che si mischiano alle migliaia di studenti italiani e stranieri presenti in città.

Un programma affascinante, ricco e frenetico quello del Festival. Un racconto a tante voci in grado di descrivere la complessità contemporanea. Temi di stretta attualità che conducono per sentieri mai scontati verso l’America di Trump e la vecchia Europa; l’Egitto di Al Sisi e la confusa situazione libica; la Turchia di Erdogan, la condizione dei curdi e la guerra in Siria; Israele e il Medio Oriente. Oltre a ciò la riflessione sul giornalismo, su come coniugare quello che veniva chiamato il “mestieraccio” del giornalista e del fotografo con i suoi cambiamenti, i nuovi media, l’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione, le implicazioni che questo comporta. E se la ricchezza del programma mette di fronte a orari che si accavallano o incontri dei quali si ignora l’argomento e chi lo presenta la cosa da fare è non perdersi d’animo ed entrare. È certo che s’incontreranno argomenti interessanti, finora non praticati, presentati da giornalisti di valore.

Insomma se si è curiosi di ciò che avviene nel mondo della comunicazione in questi giorni bisogna essere a Perugia. In particolare dovrebbero essere presenti i giovani che la professione di giornalista vorrebbero fare. Una settimana a Perugia durante il festival vale più di tanti stage passati in qualche redazione a fare fotocopie. Aiuta a capire le strade verso le quali la professione del giornalista sta andando. A rendersi conto che la padronanza della lingua inglese è indispensabile. A toccare con mano il coraggio che ci vuole a fare il giornalista in certe situazioni e come sia più facile per giovani giornalisti di altri paesi ricoprire ruoli importanti. E, cosa anche questa indispensabile a conoscere la professione, scoprire che si possono fermare per strada firme importanti del giornalismo, sedersi al loro tavolino del bar per fargli domande scoprendo che, grazie all’aria del festival, sono disposte ad ascoltare e rispondere senza la faccia seccata ma con il sorriso in volto.

Se avviene tutto questo è merito di Arianna Ciccone e Chris Potter che hanno inventato il Festival facendolo diventare importante, autorevole ed adulto senza fargli perdere lo spirito e la freschezza che aveva quando è nato. Ed anche che Perugia con tutti i suoi giovani studenti, la bellezza del suo centro storico, la sua dimensione, le due università, la Scuola di giornalismo televisivo e le altre istituzioni di studio superiore di cui è sede sembra fatta apposta per ospitare il festival internazionale del giornalismo.

(Foto di Cesare Barbanera)

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