SERGIO MARIA TEUTONICO, LO CHEF DALLA GIACCA BIANCA

DI ANTONIO AGOSTA

“La cucina è fatta di tecnica, passione e fuoco. La tecnica si apprende con il sacrificio, la passione è dentro di noi, il fuoco serve per alimentarla. Io sono un cuoco e questo è quello che voglio essere. Trasmettendovi il mio pensiero e le mie idee”. Lui è lo chef Sergio Maria Teutonico, nato nella grande Milano nel 1971, la città in cui è cresciuto formandosi professionalmente e come uomo partendo da zero. Sergio Maria è sempre stato un uomo determinato, pronto a mettersi in gioco collaborando con aziende di livello mondiale come chef e come docente di enogastronomia, oltre ad essere un sommelier professionista, creando il suo stile e il suo modo di essere chef di cucina. “Anno dopo anno. Padella dopo padella”, come dichiara scherzosamente. Lo chef Sergio Maria è una persona curiosa nel suo lavoro, e non dimentica gli anni di gavetta duri e formativi. “Sono trenta anni che mi sveglio presto e vado a letto tardi e ogni successo diviene nuova energia per accettare e vincere altre sfide”. Mette amore al suo mestiere come fosse un padre che vede crescere un proprio figlio, lo fa con orgoglio ed esperienza, perché lui è un formatore molto esperto ed è anche il capocuoco dalle ricette facili da preparare in casa. Sergio Maria rimane sempre con i piedi a terra, nonostante i tanti titoli e i premi ricevuti per la sua carriera da chef. Rimane ancorato alla sua cultura sorretto dall’infinita voglia di vivere. Sergio Maria è di origini abruzzesi, si sente più montanaro che cittadino, non snobbando tutto quello che di buono gli ha offerto la sua città di nascita, Milano.

Lo chef Sergio Maria Teutonico si è raccontato ai lettori di Alganews con una breve intervista.
Sergio Maria, la vita ti ha dato tutto: talento, fascino e successo. Come si vive una vita al massimo?: 
a parte il fascino, di cui dubito, la vita mi ha dato la salute. Tutto il resto viene dal duro lavoro e da quello che i miei genitori mi hanno insegnato. Sono una persona testarda che non ha mai avuto paura di inseguire i suoi sogni cercando di realizzarli con impegno e tenacia. A volte ci sono momenti di profonda stanchezza, sono sempre stato consapevole del fatto che tutto è fugace e che sia fondamentale pensare in grande cercando sempre di visualizzare ogni evento in un insieme più ampio. Ogni piccolo o grande traguardo che ho raggiunto nella vita e che forse potrò raggiungere in futuro, mi aiuterà a completare la persona che sono.

Come è nata la tua passione per la cucina e chi è stato il tuo mastro guida in quest’arte culinaria:
ognuno ha una sua vocazione, la mia è quella che ruota intorno al mondo del cibo. Ho iniziato molto giovane il mestiere del cuoco, guidato sicuramente dal profumo delle pietanze meravigliose che, nei giorni di festa, si preparavano nella cucina della mia casa di famiglia. La prima giacca bianca me la regalò mio zio Giuseppe, Chef d’altri tempi. Pensate che la conservo ancora con affetto e sono passati trenta anni. Di maestri ne ho avuti molti, alcuni buoni e alcuni cattivi. Da ognuno di loro ho imparato cosa fare e cosa evitare. La strada è ancora lunga, chi si ferma è perduto.

E se la tua professione non fosse stata questa, cosa avresti fatto nella vita? Hai rimpianti?: 
i rimpianti che ho non sono di natura professionale ma personale, ne abbiamo tutti. Se potessi tornare indietro credo che alla fine farei di nuovo questo mestiere, gli errori e gli sbagli che ho commesso nella mia lunga carriera mi hanno insegnato molto e sono grato al destino che me li ha riservati. E, invece, se dovessi scegliere un mestiere diverso, allora mi dedicherei all’arte della panificazione. Il pane è un elemento costante nella mia vita, studio molto sull’argomento, e il mio ultimo libro: “Mi sono mangiato l’albero di natale”, parla proprio di questo.

Nel lavoro sei un tipo tollerante con le tue colleghe donne? Ci può essere rivalità tra il tuo lavoro e la donna che condivide con te il tuo ambiente lavorativo?: 
sul lavoro sono una persona quasi sempre pacata. Non faccio distinzioni di alcun genere. La cucina è un ambiente gerarchico, chiaro e definito, cerco da sempre di rispettare i ruoli che ognuno ha. Credo che avere la fortuna di lavorare con colleghe donne migliori il lavoro di cucina e delle mie altre attività, offrendomi la possibilità di avere punti di vista differenti e a volte molto migliori. La rivalità è in senso assoluto, cosa che non mi appartiene. Userei l’espressione “sana competizione”.

Anche nel grande schermo il cibo è un assoluto protagonista. Registi cinematografici e televisivi, italiani e stranieri, ci propongono film o format dove l’arte del cibo si sposa a pieno con le relazioni ingarbugliate del nostro modo di vivere. Qual è il tuo parere in merito?:
onestamente il cibo non ha nulla d’ingarbugliato, in molte di queste pellicole o programmi TV la cucina è solo uno sfondo su cui si srotolano altri strati di finta o vera quotidianità. La realtà è ben diversa, spesso meno romantica e decisamente meno romanzata. Sono una persona concreta e comprendo che il cibo sia un ottimo veicolo per fare cassa.

Cos’è per te il mangiare bene a tavola? Qual è il tuo piatto forte? Un consiglio da Chef: 
mangiare bene a tavola è un concetto molto ampio che lego a tanti fattori sia di natura sociale sia di natura alimentare. Più che mangiare bene potrei parafrasare dicendo che lo “stare bene” a tavola è un’esperienza di condivisione e rilassatezza, perché coinvolge i propri sensi che ci rendono felici. Non ho piatti forti, ogni pietanza per me è importante, dalla più semplice alla più elaborata. Quello che mi colpisce e mi affascina è il processo di elaborazione che abita dietro ognuno di queste preparazioni.

La Michelin Star è uno dei riconoscimenti più ambiti dagli aspiranti chef. Tu, Sergio, da chef affermato, cosa pensi delle stelle assegnate ogni anno dalla Guida Michelin. Secondo te corrispondo alla realtà o spesso sono solo forzature dettate da un sistema politico molto più grande di noi?:
non sono d’accordo sul fatto che sia un riconoscimento tra i più ambiti aspiranti chef, sebbene sia senza dubbi una grandiosa vetrina e una splendida opportunità. Chi fa cucina non lo fa perché vuole le stelle, le forchette o altri titoli. Nutro il massimo rispetto per chi ne è insignito, ma personalmente non ho mai avuto la minima aspirazione in quel senso. Il mestiere del cuoco è ben altro, e se la massima aspirazione per un professionista fosse quella di ottenere riconoscimenti, io diffiderei da quelle persone. Ho ricevuto sia premi nella mia carriera sia riconoscimenti. Sono soddisfazioni personali che si accumulano nel proprio cassetto dei ricordi ma che non sono mai da immaginarsi come punti di arrivo. Piuttosto come accadimenti occasionali della propria esistenza.

Sergio Maria, come lo vedi il tuo futuro, sempre tra i fornelli oppure a fare altro?:
Il futuro è pieno di meravigliose opportunità da costruire e da cogliere. La propria vita è come un orto, va coltivata giorno per giorno. A volte qualche pianta si secca, ma quasi sempre prima o poi i frutti maturano e il loro sapore è sempre inebriante. Sto lavorando a un nuovo romanzo e al tempo stesso porto avanti diversi progetti sia di cucina sia editoriali. Sono molto concentrato sulla crescita della nostra scuola di cucina insieme alla mia collega, socia e amica, lo Chef Daniela Goffredo, abbiamo grandi progetti che nel tempo si concretizzeranno. L’unico rammarico è quello di avere solo due mani e giornate di appena ventiquattro ore a disposizione, altrimenti farei molto di più. Mi sento, sviando da quest’ ultima domanda, di dare un consiglio a tutti quelli che vorrebbero fare il lavoro del cuoco: siate ponti al sacrificio, imparate il senso del dovere professionale e non smettete mai di essere curiosi.

Sergio Maria sorride quando lo chiamano Maestro o chef, perché lui si ritiene un manager e un cuoco.