CONSULTAZIONI: BERLUSCONI PRENDE PER IL CULO SALVINI. SI TORNA AL VOTO

DI LUCIO GIORDANO

Diavolo di un Berlusconi. Da genio della politica, anche se in disarmo, gli bastano 30 secondi, forse 40, per far capire in maniera plastica che la destra radicale è più divisa che mai, che potesse quel Salvini lo sgozzerebbe politicamente tanto volentieri, che le sue strategie sono continui, meravigliosi colpi di scena  e che, soprattutto, a comandare quella finta alleanza da cui trasuda palpabile antipatia, per non dire altro, è lui e non quei due ragazzotti che si porta appresso.

Quei secondi, fatali ad un nascente governo, arrivano quando Silvio, dopo aver enumerato con le mani i punti del programma della destra snocciolati da Salvini, accompagna i due discepoli fuori dal palco della conferenza stampa post Quirinale con un gesto che più teatrale non si può.Ragazzi, adesso andate fuori a giocare con le macchinine, che papi ha da fare.  Sì, porta via energicamente  la sbigottita coppia lontana dalla scena, prendendola per le spalle, e con gesto deciso sposta i microfoni e dice  davanti ai giornalisti. ““Mi raccomando, fate i bravi: sappiate distinguere chi è un democratico e chi non conosce neppure l’abc della democrazia. Sarebbe ora di dirlo chiaramente a tutti gli italiani”. Ventinove parole in tutto, che ribaltano il tavolo e fanno capire chiaramente chi è che comanda ancora nella destra radicale. Lui.

Era stato furbo il giovane Di Maio a mettere il veto su Berlusconi, per la formazione di un governo . Un modo per niente velato di spaccare  la destra. Salvini stava quasi per abboccare. Silvio però è stato più furbo di tutti. Ha fatto capire di volersi fare da parte, ha mandato avanti Matteo davanti al Capo dello Stato. Ha organizzato una grandiosa pantomima e poi, da istrione qual è, ha detto chiaro e tondo: io non mi farò mai da parte. Punto. Alla fine, l’ ipotetica asse lega- M5s è stata spazzata in 40 secondi o in 29 parole. Fate voi. Salvini? Bruciato politicamente, un altro senza quid, come Alfano e Fini.

Silvio Berlusconi prende la parola a sorpresa dopo Matteo Salvini per attaccare il M5s

Al povero Mattarella deve essere preso un colpo apoplettico. Al povero Salvini è calata la palpebra. In quel preciso istante ha capito che sì, si libererà di Berlusconi, ma solo quando Dio deciderà di portarlo con sè nei verdi prati. Un partito unico della destra radicale? Una pia illusione. Molti forzisti, nel momento in cui non ci fosse più Berlusconi, preferirebbero finire in un partito unico renziano, altro che mischiarsi con la destra estrema e xenofoba della Meloni e di Salvini. Tradotto in parole poco ortodosse: Berlusconi tiene per le palle il segretario della Lega Nord e, per quanto possa contare con i suoi voti, anche le ‘giberne’ della segretaria di Fratelli d’Italia, assorta e silenziosissima durante la conferenza stampa. Rompere, lo sanno anche i sassi, per Salvini vorrebbe dire mandare a monte le giunte del Nord Italia, nelle quali  con grande fatica i due partiti sono alleati. Sarebbe un gesto politicamente folle, nonostante quella di Berlusconi sia una presenza scomodissima. Insomma, no way. La fretta gioca brutti scherzi. Invece di attendere qualche anno, Salvini ha voluto provare a diventare subito il capo del terzetto  e il risultato è che, accettando il ricatto di Di Maio, con quel 17 per cento finirebbe per fare la ruota di scorta del leader del M5s.

Risultato: per Mattarella si fa dura. Impossibile un governo Di Maio- Salvini per veti incrociate, divergenze ideologiche, basi in rivolta e ambizioni personali  dei due segretari di partito, impossibile un monocolore 5stelle o un monocolore di destra, restano un accordo scritto, e quasi tutti dentro, come giorni fa  chiedeva senza troppa convinzione Di MAio, oppure un governo con l’appoggio del Pd. Ed è l’unica carta che il Presidente della Repubblica potrebbe davvero giocare. Solo che il Pd, ingessato politicamente com’è, è spaccato in due. Da una parte i renziani che vorrebbero governare con Berlusconi e i suoi alleati, e a quel punto però la Lega nord andrebbe a picco nei consensi, dall’altra la minoranza del Pd che non disdegnerebbe l’accordo con il M5s. I numeri ci sarebbero anche, per carità , ma manca la volontà politica e, soprattutto, i democratici sarebbero costretti all’ennesima scissione. Non impossibile, ma al momento molto, molto difficile. Insomma, un rassegnato Mattarella  le sta provando tutte per imbastire almeno un governo istituzionale per varare Def e finanziaria e cambiare una disastrosa legge elettorale ( basta liste di coalizione, basta listini bloccati dalle segreterie di partito) . Alla fine, però,  appare evidente che si andrà presto al voto. Peccato però. Salvini si stava già stirando la camicia delle grandi occasioni per la sua personale marcia su Roma. E’ già tanto, invece,  se riuscirà ad arrivare ad Orte.