LA GUERRA NON SI CURA CON LA GUERRA

DI CLAUDIO FAVA

La guerra non si cura con la guerra. E il governo italiano deve impedire con ogni mezzo che il nostro territorio venga utilizzato come base logistica ed operativa per i bombardamenti in Siria. Il Movimento 100Passi è impegnato in queste ore ad esprimere – in tutti i luoghi delle istituzioni, in tutti gli spazi del confronto civile e politico – il proprio rifiuto verso l’intervento militare in Siria.
Duole il silenzio con cui il governo Gentiloni, e un ministro degli Esteri ormai evanescente, hanno scelto di non pronunciare parole chiare e nette contro l’uso della base americana di Sigonella.
Duole il silenzio del governo siciliano, e del governatore Musumeci, neutrali rispetto alla prassi americana che considera la Sicilia una portaerei naturale a disposizione di ogni guerra nel Mediterraneo.
Duole la rassegnata impotenza delle Nazioni Unite che hanno permesso per anni al dittatore Assad di trasformare i civili siriani nell’ostaggio dei suoi regolamenti di conti, e che adesso non trovano forza e gesti per impedire l’escalation del conflitto.
Duole il lutto che vive ogni giorno quella terra e la facilità con cui si imbocca la scorciatoia delle armi e delle bombe fingendo così di restituire pace e sicurezza ai siriani.
Per i 100Passi ricordare tra qualche giorno l’omicidio mafioso di Pio La Torre vuol dire celebrare anzitutto il coraggio della sua testimonianza di pace, nei tempi in cui la Sicilia era considerata un granaio atomico sulle mappe militari dell’Occidente. L’intuizione di La Torre, organizzando la più grande manifestazione di popolo e di piazza nella storia della Sicilia, fu quella di non considerare la scelta della pace e il rifiuto della guerra come un dogma della sinistra ma di trasformarla in una grande sfida civile, culturale e sociale che coinvolse in quella stagione centinaia di migliaia di siciliani e di italiani. Una sfida ampia, inclusiva e vincente. Che contribuì, forse, al esporre Pio La Torre e a consegnarlo al suo destino.
Ricordarlo il 30 aprile vuol dire far sentire oggi la voce e i sentimenti nostri, e del nostro movimento, contro questa scelta – furba, triste e antica – di considerare la guerra come l’igiene necessaria del mondo. E il silenzio delle coscienze (e di certi governi) come il rimedio migliore per non pagar mai pedaggio. Tanto la Siria è lontana…