IO C’È. QUANDO LA RISATA È UN DIRITTO DI TUTTI

DI COSTANZA OGNIBENI


“Scherza con i fanti ma lascia stare i santi”, diceva la massima, ma dopo aver assaporato per qualche ora lo humor, nemmeno troppo sottile, dell’autore del già noto “Orecchie” stavolta alle prese con Santi e Numi, lasceremo che si scherzi anche con i santi.
Di film che parlano della grossa crisi in cui verte il nostro paese se ne stanno facendo fin troppi; tasse, corruzione della classe dirigente e mancanza di lavoro i principali imputati, sommati a una buona dose di fatalismo e messa in scena dell’italianità più endemica.
Ma nessuno aveva osato, almeno fino a oggi, andare a toccare così nello specifico le intoccabili corde della nostra tradizione religiosa, mettendo alla berlina usanze e credenze millenarie, causa spesso di profonde disuguaglianze sociali, scompensi e ostilità.
Ci ha pensato Alessandro Aronadio, che con questa pellicola riesce a dare il meglio di sé, non senza il supporto di un cast di tutto riguardo, composto da un Edoardo Leo sempre più artisticamente maturo, una Margherita Buy finalmente lontana dai ruoli di esaurita cui ci aveva abituato, un Battiston che non smentisce mai le sue doti e un Massimiliano Bruno sempre più coinvolgente.
Massimo Alberti (Edoardo Leo) è il proprietario di Miracolo Italiano, un bed & breakfast di lusso ereditato dal padre, uomo d’affari dell’Italia dei tempi d’oro. E, sebbene gli averi materiali siano effettivamente trasferibili di generazione in generazione, basta l’aiuto di un bravo notaio, ciò che non è materiale, in questo caso un buon talento imprenditoriale, lo è un po’ meno. E così lo sfaccendato figliol prodigo, complice senz’altro la crisi, si ritrova dall’oggi al domani con un’attività per le mani atta a riempire le pance dello stato e a lasciare vuota la propria. Urge, pertanto, correre ai ripari, trovare la quadra ed escogitare una via di fuga dall’ormai vicino tracollo finanziario. Storceremo inizialmente il naso, nel sentire l’ennesimo protagonista lamentarsi di un’Italia mangiona, che tassa i propri cittadini senza dare nulla in cambio; diversa dagli iper-efficienti nordeuropei che, a fronte di una politica fiscale meno restrittiva, ricevono maggiori benefici. Ma quel senso di fastidio per le ormai trite rimostranze, verrà messo da parte non appena scopriremo lo stratagemma messo in atto per risolvere il problema: fare di Miracolo Italiano un vero e proprio luogo di culto, dove adepti e discepoli si riuniscono quotidianamente per celebrare la dottrina dello Ionismo, una nuova corrente religiosa messa in piedi dallo stesso Massimo e periscritto dal compare Marco (Giuseppe Battiston), scrittore senza lettori e perfetto teorizzatore del nuovo credo.
Con un taglio originale e un’irriverente sfacciataggine, Aronadio mette in piedi una commedia di tutto rispetto, che smonta senza troppi mezzi termini importanti tabù, senza, tuttavia, scadere in facili polemiche o proselitismi. “Io c’è” racconta la religione, quella istituzionalizzata, per come essa effettivamente si presenta, senza indisporre né prendere posizione, tralasciando le battaglie ideologiche e delegandole a film più impegnativi. Qui si sorride e basta, si propone un punto di vista originale su qualcosa per cui, probabilmente, ce ne è stato proposto sempre e solo uno, e si affronta la questione con leggerezza, lasciando allo spettatore le opportune riflessioni del caso.
Ride il credente così come il miscredente; il religioso così come l’anticlericale: “Io c’è” può definirsi, in questo senso, una pellicola assolutamente democratica.