IL DERBY DELLA NEVICATA DEL ’56

DI GIANCARLO GOVERNI

A Roma nevica ogni dieci anni ma quella nevicata del ’56 è passata alla storia della città ed è entrata nella memoria dei romani più vecchi, che la raccontano ai giovani come una favola. E ci hanno scritto racconti, e romanzi fotografici. Fabrizi ci ha costruito alcuni sketch dei più esilaranti del suo memorabile repertorio comico. E, soprattutto, quella nevicata favolosa ha ispirato una delle più belle canzoni del secolo scorso, portata al successo da Mia Martini, e scritta da Carla Vistarini e musicata da Luigi Lopez.
I più vecchi mi diranno: ce la ricordiamo quella nevicata che non ci fece andare a scuola per qualche giorno e ce la spassammo per strada a fare a pallate, ma che c’entra con il derby di cui ci dovresti parlare? Appunto, il derby c’entra eccome perché anche l’avvenimento calcistico cittadino per eccellenza fu travolto dalla neve, proprio quando Roma diventò “tutta candida…. tutta pulita e lucida come non l’hai vista mai” e come non la vedremo più, una città dove la sera “si sentiva soltanto i rumori del fiume” e quando i grandi spazi delle vie e delle piazze erano riservati principalmente ai pedoni, che qualche anno dopo saranno espropriati della propria città dalle macchine rumorose e ingombranti.
Noi ragazzi andavamo allo stadio la domenica quando giocava la nostra squadra, i più piccoli vedevano la partita sulle spalle del proprio padre, in un rito di iniziazione che li segnerà per tutta la vita, i più grandi organizzati a frotte, gruppi di ragazzi della stessa età, che chiamavamo comitive. Noi adolescenti, nella Roma di quegli anni, vivevamo nelle comitive, d’estate andavamo al mare con il trenino di Ostia, maschi e femmine insieme, c’era sempre una fisarmonica o una chitarra ad accompagnare dolcemente la giornata, in un ballo o in un canto corale. Tutti facevamo parte di una o più comitive, la domenica di una comitiva tutta maschile (il calcio era ancora precluso alle femmine) per andare a vedere la partita, quando giocava la nostra squadra, altrimenti, quando giocava la squadra avversaria, il risultato della partita andavamo a vederlo al bar, che esponeva i risultati legati alla schedina del Totocalcio.
L’11 marzo di quell’anno, quando a Roma aveva incominciato a farsi sentire la primavera con il suo dolce tepore, il risveglio sotto la neve. Una ora prima dell’inizio della partita l’arbitro, tutto incappottato e con tanto di ombrello scese in campo per la ricognizione di rito con accanto i capitani e i dirigenti delle squadra, anche loro imbacuccati in pesanti pastrani. Il risultato era scontato: partita rinviata.
Il giorno dopo un giornale romano scriveva: “A Roma non era mai stata rimandata una partita per il cattivo tempo”.
Il recupero un mercoledì, era il 4 di aprile, la neve era un dolce ricordo, Roma aveva “aperto le finestre al nuovo sole”, come cantava la canzone che proprio quell’anno vinse il Festival di Sanremo, finalmente la partita si giocò. E la Lazio vinse con un gol di Muccinelli un’ala velocissima che si era coperto di gloria nella Juventus.
Noi laziali quella storica nevicata del ’56 la ricorderemo anche per quel derby vinto.