SIRIA: MA QUAL E’ LA STRATEGIA DI TRUMP?


DI TIZIANA FERRARIO

 “Mission accomplished”. Trump difende l’espressione che ha usato il giorno dopo l’attacco punitivo compiuto insieme a Francia e Gran Bretagna contro tre installazioni del regime di Assad. “ E’ un gran termine militare, twitta oggi in risposta ai suoi critici, andrebbe usato più spesso”. Eppure sarebbe stato meglio non usare quell’espressione cosi sfortunata e sinistra dicono in molti a Washington. Inevitabile è stato tornare con il pensiero a quel 2003 quando George W Bush dal ponte della portaerei Abraham Lincoln usò le stesse parole per dichiarare la fine delle operazioni militari in Iraq dopo la caduta di Saddam. “Mission Accomplished, missione compiuta” disse ai soldati che lo circondavano e sappiamo bene che cosa è successo dopo, con gli ufficiali sunniti dell’esercito iracheno ormai spodestati del loro ruolo che hanno proseguito la battaglia contro le truppe americane ; con Al Qaida che si è insediata nel paese, forte  come mai nel passato; con l’Iran che ha aumentato la sua influenza su Bagdad grazie al suo legame spirituale con gli sciiti iracheni.; e infine con l’Isis che ha fatto la sua comparsa imponendo il controllo su una bella fetta di Iraq. Per gli Stati Uniti l’Iraq è stato un gran disastro. Il Pentagono ora spiega che i missili hanno colpito il cuore della minaccia chimica della Siria, mostra le immagini degli obiettivi colpiti, ma qual è la strategia di Washington? Dopo l’attacco missilistico di venerdì scorso contro Damasco, l’impressione è che tutti abbiano tirato un gran sospiro di sollievo.

Niente morti, qualche maceria, nessuno ha perso la faccia, Tutto come prima. Gli Stati Uniti hanno avvertito in anticipo la Russia che ha avvisato Assad che ha avuto il tempo di organizzarsi e mettere al sicuro ciò che gli premeva. La premier britannica May ha chiarito che è stato un messaggio diretto al presidente siriano che non deve fare uso di armi chimiche, non è stato un intervento nella guerra civile siriana –ha precisato.- non ha nulla a che fare con un cambio di regime a Damasco. A questo punto è ovvio chiedersi quali saranno i passi successivi di Trump e dei suoi alleati. Assad esce indenne se non addirittura rafforzato da questa operazione militare, mentre gli Stati Uniti sono in una posizione delicata e hanno dimostrato ancora una volta di avere una politica estera confusa. Il presidente americano deve chiarire se vuole davvero ritirare le sue truppe, poche per la verità, dalla Siria consegnando la regione alla influenza della Russia e dell’Iran o se intende impegnarsi di più. Nel discorso che ha tenuto   nella notte dopo l’attacco è stato piuttosto vago. “Se ci saranno altri attacchi militari, sarà il caos nelle relazioni internazionali” tuona Putin durante un colloquio con il presidente iraniano Rohuani. Difficile che si arrivi in tempi brevi ad una soluzione per la fine della sanguinosa guerra civile siriana che in sette anni ha fatto oltre mezzo milione di morti. Non a caso Papa Francesco si è detto profondamente turbato per la situazione mondiale ed ha fatto un appello a tutti i politici perché prevalga la giustizia e la pace.

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