STORIE- QUATTROMILA ANNI A VANVERA NEL PIANETA BRUZ-BRUZ

DI FLORENZA CARSI

Quattromila anni a Vanvera
Sul mio pianeta Bruz-Bruz ci fu un periodo così. Durò 3956 anni. Funzionava in questo modo: ogni 50 anni di raziocinio, i Bruz-Bruziani votavano a Vanvera. Vanvera diventava primo ministro e faceva disastri per una ventina di primavere. Fu primo ministro per 261 volte. Il suo partito si chiamava “Movimento 123 Stelle e Lega delle Galassie più 7mila buche”. Un primo tentativo per arginare questa incomprensibile rotazione tra responsabilità e cazzoneria arrivò durante il 37esimo governo Vanvera. I suoi avversari, mentre lui era in vacanza sulla Terra, introdussero una legge che chiamarono “la Legge della Disperazione”. Funzionava in modo semplice: i cittadini scrivevano sulla scheda elettorale il numero della loro carta di credito, a fine legislatura, a coloro i quali avessero votato i partiti di governo, sarebbero stati addebitati (quota parte) i debiti accumulati dall’esecutivo in carica. Gli altri, per l’opposizione, venivano esentati. Vanvera, una volta rientrato, ribaltò la situazione con un colpo di genio: “la Legge Ganza” . Questa prevedeva che gli elettori di un partito potessero scegliere la linea politica degli altri.
Il “Movimento 123 Stelle e Lega delle Galassie più 7mila buche” rivinse le elezioni. I suoi elettori andarono a votare nei congressi degli avversari mandandoli tutti al governo. Agli elettori di questi ultimi vennero poi addebitati (sulle carte di credito) i costi della legislatura. Fu un colpo da maestro che salvò, da un lato il desiderio di votare a Vanvera, dall’altro quello di mandare gli altri (responsabilmente) a gestire il pianeta.

Nel giro di due legislature, però, i cittadini raziocinanti andarono in rovina, così ogni Buzz-Bruziano prese a votare “Movimento 123 Stelle e Lega delle Galassie più 7mila buche”, il quale divenne partito unico. Vanvera fu nominato garante della giustizia, del giornalismo, del sesso e del calcio ma fu costretto a realizzare il suo programma politico. Un programma semplice: fare 7mila buche. Ma non buchette, parliamo di buche dal diametro di dieci chilometri. Era chiaramente un’idea strampalata, ma la drammatica assenza di avversari lo costrinse alla prova dei fatti e il progetto venne realizzato in 137 anni di scavi. Economisti, scienziati ed elettori ebbero dubbi sul senso dell’impresa, ma la risposta giunse lesta e puntuale da Vanvera: “Ora finalmente abbiamo lavoro per i giovani: farli ricoprire le voragini” (un colpo di genio).
L’era delle buche durò quattromila anni. Si concluse quando Vanvera (annoiato) si presentò alle presidenziali del pianeta Fifi-Fofò. Le vinse con un programma accattivante: ogni Fifi-Fofolese avrebbe avuto una stampante per battere moneta: tutti si sarebbero prodotti i soldi a loro necessari. Trionfò con il 97% dei voti.

Ieri, ho condiviso questo importante tratto di storia Bruz-Bruziana con una vecchia compagna di scuola (dopo aver parlato di lavoro e di uomini).
Un paio d’ore dopo, ho chiuso la mia giornata (in trasferta romana) accompagnando mamma e zia Cristina a messa. Non mettevo piede in un luogo religioso da tempo. Per una figlia libertina e sgangherata, carrierista e sgobbona, bugiarda e molesta, rissaiola e stronzetta è un momento complicato. Di certo trattasi dell’unico luogo in cui la mia rotula destra poggia a terra ed il capo si fa chino. È un luogo impegnativo in cui alla fine si celebra un sacrificio. Sarà anche quello più importante del mondo, ma sempre di sacrificio si tratta. Essendo una riottosa agli sprechi, alle lacrime, al dolore e alle ingiustizie, non riesco a farne motivo di (personale) consolazione.
Comunque in quell’ambito ho una gran donna a riferimento: la meravigliosa Maddalena. Mi sono chiesta, fossi stata in lei, come avrei mai retto al dolore per un amico, un riferimento, un affetto, una guida? Non lo so. Di certo, se lo ha amato una ragione ci sarà pur stata… e posso solo intuirla, in ogni caso, tendo a fidarmi di una peccatrice che conosceva gli uomini. Quindi, ho accompagnato le due pie donne di casa con convinta umile circospezione.