GENESI DI UNA RIVOLUZIONE. XXII OTTOBRE

DI PAOLO VARESE

Italia fine anni 60. I venti della contestazione soffiavano da una parte all’altra dell’Atlantico: i moti studenteschi, le bandiere bruciate. Il tutto sulle macerie ancora fumanti della Seconda Guerra Mondiale. Nella penisola una Democrazia Cristiana impantanata nell’immobilismo sociale e politico cercava di tenere saldo il potere, anche in ossequio ai trattati più o meno segreti con gli Stati Uniti. All’opposizione invece il P.C.I.  non riusciva, e forse non voleva nemmeno, rappresentare tutte le istanze di una sinistra troppo frammentata, mentre i quartieri popolari di alcune città, come Milano e Genova, erano pentole a pressione pronte ad esplodere, nell’ottica di una rivendicazione di stampo marxista – leninista, importando lo slogan dei rivoluzionari sudamericani  “il potere deve appartenere al popolo”. Inoltre nella nazione si temeva un riaffiorare del fascismo, con l’M.S.I. da molti indicato come ago della bilancia in una possibile ipotesi di governo non più monocolore democristiano. Nel 1969 a Genova prese corpo una formazione politica formata da fuoriusciti del P.C.I. e da ex partigiani, a cui non venne dato un nome, ma solo una identità politica di resistenza al gioco imperialista e di contrasto alle logiche padronali. Nelle intenzioni del suo fondatore e leader, Mario Rossi, la lotta per il potere operaio doveva passare necessariamente attraverso il ricorso alle armi, andando oltre la logica dei bulloni e delle spranghe, colpendo non più i traditori ed i fascisti, ma direttamente i “padroni”, coloro che affamano la gente. Questa visione della lotta armata apparteneva a molti rivoluzionari dell’epoca, in primis l’editore Giangiacomo Feltrinelli, che con la sua formazione denominata GAP, Gruppi di Azione Partigiana, rivendichò molte azioni di sabotaggio compiute nei primi mesi del 1971, ai danni di impianti industriali e di depositi. Proprio queste azioni convinsero Mario Rossi della necessità di autofinanziarsi, ed in una escalation di azioni di guerriglia fu l’aumento degli affitti da parte dell’Istituto per le Case Popolari di Genova a fornire sia il pretesto che l’obiettivo. Il 26 marzo 1971 venne preso di mira il portavalori dello IACP, nella fase di trasferimento soldi dalla tesoreria agli istituti di credito. L’azione, da compiere a bordo di una Lambretta, avrebbe dovuto essere veloce, ma il fattorino Alessandro Floris non volle mollare la presa della borsa, e poi, aggrappato alla caviglia del complice di Rossi, seduto dietro di lui sullo scooter, pur colpito da un proiettile all’addome, venne trascinato, per poi morire sull’asfalto. Una foto scattata da uno studente universitario aiutò ad identificare i due responsabili, e per Rossi si aprirono le porte del carcere. Un biglietto ferroviario datato 23 ottobre 1969, trovato nella tasca della sua giacca, servì alla stampa per dare un nome alla organizzazione. I membri del gruppo ormai disciolto si dispersero in altri alveoli di formazione leninista, alcuni divenendo membri proprio dei GAP di Feltrinelli, e quel gruppo si inserì in una trasmissione radiofonica, grazie ad un registratore fissato su un traliccio, per emettere un comunicato di solidarietà agli arrestati durante il processo in corso, nell’ottobre del 1972. GAP a cui, nel marzo dello stesso anno, venne a mancare il leader carismatico nonché finanziatore, Giangiacomo Feltrinelli, misteriosamente morto mentre cercava di piazzare un ordigno esplosivo su di un traliccio a Segrate, in Brianza. Durante il processo intanto emersero le identità di altri appartenenti al XXII Ottobre, tra cui due personaggi legati alla malavita genovese, ed addirittura un ex fascista. XXII Ottobre era ormai disciolto, ma pose le basi per una nuova fase della lotta al capitalismo ed allo Stato. All’orizzonte si profilavano ombre rosse.