QUANDO L’EREDITA’ E’ IN “VECCHIE LIRE”

DI RENATA BUONAIUTO

Siamo sinceri, tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo buttato l’occhio nella “cassetta della posta” con l’intima speranza di trovarci non un’ennesima bolletta o multa da pagare ma la raccomandata di uno sconosciuto e misterioso notaio d’oltralpe che ci comunicava la “dolorosa” dipartita di un nostro lontano, lontano parente e la necessità di un incontro per espletare tutte le pratiche necessarie al fine di poterne riscuotere l’eredità. Beh, vi confesso che sebbene lo abbia sperato con tutte le mie forze e nonostante abbia studiato il mio albero genealogico fin nelle sue più profonde radici: nulla! Non ho alcuna speranza di ricevere la tanto agognata missiva.
Ben diversa la sorte invece capitata a Luigi C., che circa un anno fa, perde il nonno paterno.
Luigi, quarantottenne funzionario di banca, ha perso i genitori oramai da qualche anno, unico parente in vita l’anziano nonno Francesco, un imprenditore edile di successo, che negli anni si trasferisce da Roma a Milano per poi stabilirsi definitivamente a Lugano in Svizzera.
Nonno e nipote nonostante la distanza, mantengono costanti rapporti, poi il 15 luglio 2017 all’età di 89 anni, Francesco muore. Luigi sà che il nonno era benestante, non si sorprende dunque quando gli vengono consegnati i due appartamenti di sua proprietà, il cospicuo conto in banca ed i titoli azionari.
Ignora invece che, nella cassetta di sicurezza presente presso l’UBS in Svizzera, fossero custoditi circa 3 miliardi di “vecchie” lire.
A settembre quando vola a Lugano e con il direttore di banca procede all’apertura della cassetta, si trova davanti una quantità infinita di banconote da 500 e 200 mila lire, dopo averli meticolosamente e, “non senza fatica”, come lui stesso dichiara, contati realizza che si tratta di due miliardi e 950 milioni.
Una fatica che tutti vorremo almeno una volta nella vita provare e che troverebbe sicuramente sollievo così come ci ha, per anni raccontato, “Paperon de’ Paperoni” con un tuffo nel “deposito”.
Luigi, parte per rientrare in Italia e, sebbene bancario ed a conoscenza del fatto che il termine ultimo fissato per il cambio della vecchia moneta in euro fosse stato stabilito al 2012, non intende vedere i sacrifici ed il lavoro del nonno Francesco, trasformarsi in inutile carta straccia.
In suo aiuto sono arrivati gli avvocati della Fondazione italiana risparmiatori, che reclamano i 1.549.370 euro. Probabilmente si giungerà ad una transazione, con una rinuncia del 30% dell’importo. Sarà tutto adesso da valutare e studiare, carte e cavilli alla mano, oltre alla valutazione delle precedenti sentenze che così si esprimono “Qualsiasi termine di prescrizione o decadenza decorre da quando il soggetto è posto in grado di far valere il proprio diritto, quindi nei casi in esame i dieci anni per il cambio lire/euro decorrono dal giorno del ritrovamento delle somme in lire”.
Luigi intanto promette che almeno una parte la darà in beneficenza, motivo in più per sperare nel buon lavoro della Fondazione.
Insomma una storia che ci fa continuare a scrutare in quella “misteriosa” cassetta della posta, nell’ attesa compaia la lettera di un notaio. Ma sia chiaro se non fosse un parente, ma un lontano, lontano conoscente, per tutti noi, andrebbe bene lo stesso!