UNO SPIRAGLIO PER IL GOVERNO

DI GIORGIO DELL’ARTI

Il cielo sul governo prossimo venturo, dopo un mese e mezzo di tira e molla, s’è fatto più sereno. Non si può dire ancora «è tutto risolto», ma certo rispetto a giovedì…

Che cosa è successo?
In breve. Ci sarebbe una disponibilità di Di Maio ad accettare l’appoggio esterno di Berlusconi e di Meloni. Non so se le è chiaro il significato di appoggio esterno.

Votano a favore del governo, ma non ne fanno parte?
Esattamente. L’ipotesi che si intravede all’orizzonte è un governo guidato da Luigi Di Maio, con ministri del Movimento 5 stelle e della Lega, e però anche i voti di sostegno, in parlamento, di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Alla disponibilità di Berlusconi, plasticamente rappresentata dal suo silenzio (quasi una mutria) mentre Salvini parlava all’uscita dallo studio della Casellati, si è aggiunto il leggero ammorbidimento dei grillini: va bene, hanno detto, l’appoggio esterno di Forza Italia e dei Fratelli d’Italia lo accettiamo. Non era così scontato, perché anche l’appoggio esterno può essere in qualche modo compromettente, diedero l’appoggio esterno i socialisti all’inizio della stagione del centro-sinistra, e il Pci, tanto sentiva problematico quell’accostamento a un governo a guida Dc (Andreotti), che non diede neanche l’astensione, ma addirittura la «non sfiducia». Una formula magari che potrebbe tornar comoda anche all’immusonito Cav.

Raccontiamo bene com’è andata.
Mercoledì c’è stato il primo giro di consultazioni dalla presidente del senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, incaricata da Mattarella di un giro esplorativo avente come fine la verifica della possibilità di un governo M5s-centrodestra. La prima sequenza di colloqui andò male, e scrivemmo tutti, ieri mattina, che ci si dirigeva verso un mandato esplorativo al presidente della camera, Roberto Fico, per un sondaggio sulle possibilità di un governo M5s-Pd. Il secondo giro di consultazioni, previsto per ieri, sembrava addirittura inutile, l’altro ieri Salvini non si era neanche presentato. Ieri la presidente ha cominciato dalla triade del centro-destra, stavolta presentatasi unita, Salvini-Berlusconi-Meloni, e al termine, tenendo alle spalle questo Berlusconi di nuovo tipo, cioè corrucciato, Salvini ha detto: «Sì, ci sono dei segnali di novità dal M5S, confidiamo oggi in quel che dirà Di Maio. Per noi è improponibile un governo con chi ha perso. Lancio l’ultimo appello alla responsabilità: si parli di temi e non di posti». Tra i temi subito citati «la riforma delle pensioni, l’Alitalia, la riforma fiscale». Uscito Salvini, sono arrivati – e sia pure con un’ora di ritardo – i cinquestelle. Alla fine Di Maio ha detto: «Voglio fare il riepilogo del percorso con Salvini. Insieme abbiamo reso operative le camere, le commissioni speciali. Abbiamo sintonia su alcuni temi, è partita l’istruttoria sui vitalizi. C’è disponibilità a discutere sui programmi. Noi siamo disponibili e ce la stiamo mettendo tutta. Ma è anche vero che noi oltre certi limiti non possiamo andare. C’è la nostra disponibilità a un contratto di governo con Salvini. A cui ho detto che saremmo anche disposti ad accettare l’idea del sostegno di Forza Italia a quel governo. Non è pensabile che si possano contrattare ministri e segretari con tre forze politiche più la nostra. Ce la metteremo ancora tutta perché nulla è ancora perduto. Ma non oltre certi limiti, siamo il Movimento 5 stelle».

Quindi? È fatta o no?
Direi che per il momento è tramontata l’ipotesi di votare a giugno, dato che adesso Mattarella dovrà incaricare Di Maio della formazione del governo e ci vorranno parecchi giorni di discussione con Salvini prima che Di Maio possa sciogliere la riserva. Inoltre, il malumore di Berlusconi, ben visibile a Palazzo Giustiniani (dove si trovano gli uffici della Casellati), ha prodotto ieri sera un comunicato non rassicurante: ««Il supplemento di veto pronunciato dal Movimento 5 Stelle dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, il rifiuto di formare un governo. Si tratta dell’ennesima prova di immaturità consumata a danno degli italiani. Il centrodestra unito e Forza Italia hanno invece dimostrato di essere pronti e compatti nella volontà di dare le risposte che il Paese necessita (sic)».

In ogni caso, ieri c’è stata una svolta. Perché?
Forse Berlusconi ha capito che, su questa via, si tornava alle urne. E i sondaggi per Forza Italia non sono per niente incoraggianti. Il Cav deve aver pensato: meglio una non sfiducia a un governo che non ci piace, ma che si regge anche grazie a noi e non potrà quindi danneggiare troppo le aziende, che un nuovo voto che certifichi la nostra scarsa forza attuale