SULLA TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA

DI STEFANO SYLOS LABINI

Questa per me è la ricostruzione storico – politica di quel periodo che ancora condiziona l’attualità. Purtroppo alcuni link sono spariti, ma in rete si possono trovare tanti documenti.

Gli anni compresi tra il 1992 e il 1993  rappresentano uno dei periodi più oscuri della storia d’Italia. Subito dopo la caduta del muro di Berlino si mettono in moto delle spinte centrifughe che mirano a dividere il paese: nel settentrione cresce la Lega Nord mentre al Sud nascono le Leghe meridionali per l’autonomia del Mezzogiorno. Nel 1992 e nella prima metà  del 1993 in Sicilia e nel continente sono compiute dalla mafia stragi e attentati terroristici che possono essere considerate vere e proprie azioni di guerra finalizzate a destabilizzare lo Stato italiano. Si tratta di azioni che si verificano poco tempo dopo lo scoppio della guerra in Jugoslavia, un conflitto che porterà  alla separazione del paese in  blocchi regionali. La coincidenza tra la guerra di Jugoslavia e le stragi del 1992-93 porta a pensare che quanto stava accadendo in Italia era parte di un disegno più ampio volto a frammentare le aree deboli dell’Europa dopo la caduta del muro di Berlino. Ma nella seconda metà  del 1993 le stragi cessano e all’inizio del 1994 nasce Forza Italia che cambierà  il corso della politica in Italia, arginando la crescita della Lega Nord e inglobando i movimenti per l’autonomia del Mezzogiorno. Al riguardo, il giornalista Giovanni Fasanella riporta la testimonianza di Reginald Bartolomew su quella fase critica e sul suo ruolo di ambasciatore. Bartolomew raccontò che Bill Clinton, appena eletto Presidente degli Stati Uniti nel gennaio del 1993, aveva deciso di mandarlo nel nostro Paese con una missione ben precisa: stabilizzare la situazione italiana per scongiurare il rischio di una rottura territoriale o di una guerra civile.

Inoltre, sembra importante portare all’attenzione anche il diverso atteggiamento che ebbe Papa Wojtyla nei confronti della mafia nel corso degli anni ’80. Il Papa venne una prima volta a Palermo nel 1982 e ci furono delle polemiche perché non usò mai la parola mafia nei suoi discorsi. Recuperò dopo la caduta del Muro di Berlino nella visita “ad limina” dei vescovi siciliani, il 22 novembre 1991, senza equivoci: “La mafia rappresenta una seria minaccia non solo alla società  civile ma anche alla missione della Chiesa, giacche’ mina all’ interno la coscienza etica e la cultura cristiana del popolo siciliano”. Infine, nel maggio del 1993 ad Agrigento, Papa Wojtyla si scagliò con tutte le sue forze contro il potere mafioso a dimostrazione del fatto che, caduto il comunismo, la mafia era diventata un nemico molto pericoloso.

Tuttavia, se sul piano politico-istituzionale la divisione dell’Italia si arresta – a differenza della Jugoslavia, il nostro è un Paese interamente cattolico – sul piano economico questo processo continua ad andare avanti per le privatizzazioni di banche e imprese e per il decentramento amministrativo e finanziario. Tali decisioni hanno avuto l’effetto di indebolire il potere economico e politico dello Stato centrale e quindi di far aumentare ancora di più il divario tra Nord e Sud.

Ma che cosa è successo davvero nei primi anni ’90 in Italia ? Perché dopo una lunga alleanza di natura politica durata fino alla caduta del Muro di Berlino, nel 1992-93 ci fu uno scontro di tipo militare accompagnato da una “trattativa” e poi  un “nuovo patto di convivenza  tra lo Stato e la mafia a partire dal 1994 ?

Per quanto riguarda “la trattativa” che si svolse negli anni 1992-93, l’ipotesi è quella di una strategia scellerata messa in atto dai vertici dello Stato italiano per contrastare il progetto separatista dell’ala militare della mafia guidata da Riina e Bagarella. Lo Stato da un lato mitigò il carcere duro per i mafiosi e dall’altro lato puntò sull’ala moderata guidata da Provenzano per ricostruire un nuovo patto di pacifica convivenza con il potere mafioso. Al riguardo è rimasta famosa l’affermazione dell’ex ministro delle Infrastrutture Lunardi: “con la mafia dovremo convivere“.

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