EZIO, DAI CAVALLI ALLA MACCHINA: « I MIEI 99 ANNI CON LA PATENTE»

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

Vive nel Padovano, è al volante dal ‘63: «Sono passato dal carro con l’asino e con i cavalli ai cavalli del motore. E ho chiesto il rinnovo»
Ezio, è nato il 4 novembre del 1919 e vive a San Giorgio in Bosco in provincia di Padova. Nato proprio il giorno della festa delle forze armate, ha combattuto nella seconda guerra mondiale nell’allora Cecoslovacchia occupata dalla Germania. Ha conservato tutte le sue medaglie, le croci di guerra e anche il diploma di «soldato più veloce a montare e smontare la mitraglietta»: appena 33 secondi. Prigioniero di guerra, ha persino scontato 45 giorni di galera perchè i tedeschi l’hanno trovato a rubare patate in un campo, per cibare se stesso e i commilitoni. Il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominato cavaliere della Repubblica nel 2014, per «particolari benemerenze» e da anni è a capo dell’Associazione ex internati e dell’Associazione combattenti e reduci. Nella sua lunga vita ha svolto svariati lavori. È stato contadino, postino d’amore, in bicicletta e per 3 lire all’ora portava le lettere che si scambiavano due fidanzati del paese, fattorino per le quattro sorelle sarte, trasportatore di frutta al mercato coperto di Cittadella, commerciante di bombole di gas. Mestiere che svolge tutt’ora, nel suo negozio sotto casa, a Sant’Anna Morosina di San Giorgio in Bosco.
Sempre attivo e felice, adesso per la prima volta, si sente quasi smarrito, perché «ho paura che mi tolgano la patente», ammette. Guida dal 1963, «prima ancora di finire la scuola guida: sono passato dal carro con l’asino e con i cavalli ai cavalli del motore, il primo insieme al conte e al ricco del paese. Avevo una Giardinetta usata, pagata 500 lire. Tanti furgoncini, come quelli dei carabinieri» l’ultimo a 90 anni. Continua affermando: «il documento è scaduto, il 24 devo rinnovarlo ma la simulazione di martedì non è andata tanto bene, va a comprarsi il giornale che legge senza occhiali. «Eh, ma ho 98 anni e benché gli esami del sangue, il cuore, la vista e i riflessi siano perfetti, la commissione ne terrà conto. Porca miseria però, non possono togliermi la patente, mi serve, ho un’attività. Oltre alla macchina, guido il furgoncino per le consegne. Esco due volte al giorno, anche di domenica».
Da quando nella sua mente si è insinuato questo dubbio, è triste e guarda il gioco del biliardo in Tv che gli piace tanto: «ma non è la stessa cosa, l’auto è la libertà, è il mio lavoro, la mia vita. Io ho sempre lavorato, non ho mai preso nemmeno un giorno di ferie. Ho sposato Maria di domenica e il lunedì mattina siamo andati in viaggio di nozze al mercato di Cittadella. Abbiamo festeggiato comprando il formaggio per la cena». La figlia Emanuela lo incoraggia: «dai papà, ci organizziamo diversamente, ci sarà qualcuno che ti farà da autista». Sconfortato, replica: «farsi portare non è guidare e poi sono sempre stato io, avendo la macchina, ad aiutare tutti. Mi ricordo quella notte del ‘60 quando, insieme a mia mamma, abbiamo accompagnato una vicina, la Carla, in ospedale. Aveva le doglie e io le dicevo: tien duro Carla, tien duro. Niente, il bambino me l’ha fatto in auto. Ferdinando. Quando è diventato grande mi ha inviato al matrimonio. L’anno dopo stessa corsa a Camposampiero con la stessa paesana: stavolta siamo partiti prima, abbiamo fatto in tempo a entrare al Pronto soccorso. Io ho parcheggiato e lei ha partorito due gemelli. Non ho mai avuto incidenti, nè preso una multa e nemmeno perso un punto della patente: perchè dovrebbero togliermela? Esco ancora dal garage in retromarcia e vado a 50-60 chilometri all’ora, perchè chi va piano va sano e lontano. Potrebbero rinnovarmela un altro anno e poi finchè non muoio. Per me sarebbe la gioia più grande del mondo». In attesa di sapere se la patente gli verrà rinnovata, gioiamo nell’ascoltare il racconto di una bella e lunga vita.