PAOLO SORRENTINO, IL DIVO DI FAMIGLIA

DI MARIO COCO

I giornali, le televisioni e le radio non fanno altro che parlare di lui e il suo “Loro” da oggi furoreggerà in tutte le sale. Nonostante questo, tra Paolo Sorrentino e la critica continua ad esserci un curioso muro intellettuale.
Eppure, in un periodo storico in cui ci si lamenta dell’assenza di un’impronta cinematografica, la predominanza stilistica del regista napoletano risulta essere un caso piuttosto singolare nel cinema italiano.
L’arte di Paolo Sorrentino comincia a svilupparsi già negli anni ’90, in cui lavora come direttore della fotografia per Stefano Russo, come aiuto regista per Maurizio Fiume e come assistente per Stefano Incerti, nonostante si dedichi anche ai suoi primi cortometraggi. Il successo arriva però nel nuovo millennio. Le lunghe carrellate, i primi piani sui volti picareschi degli attori, la cura per i campi lunghi e per la fotografia (soprattutto quella notturna), rendono fin da subito Sorrentino uno dei più interessanti autori del nostro tempo. E’ inevitabile, in modo particolare dopo aver fotografato la decadenza moderna della Dolce Vita romana, creare dei parallelismi tra il suo cinema e quello di Federico Fellini, ma Paolo Sorrentino ha sempre assorbito anche da parecchie altre personalità di spicco, tra cui Luciano Emmer e la coppia artistica Villaggio-Salce. E’ nota la passione del regista per l’arte del documentario, tanto che approfondendo i dettagli delle bellezze capitoline da lui valorizzate ne “La Grande Bellezza” (2013), sembra di rivedere il memorabile “Bella di Notte” (1997) del già citato Emmer.
Dal dinamico “L’Uomo in Più” (2001) al più intimista “Le Conseguenze dell’Amore” (2004), dal trionfo dell’ottimo Giacomo Rizzo in “L’Amico di Famiglia” (2006) a quello di Servillo ne “Il Divo” (2008), arrivando poi a “La Grande Bellezza” e ai prodotti internazionali “Youth – La Giovinezza” (2015) e “The Young Pope” (2016), il cinema di Sorrentino si è imposto, per nulla prepotentemente, agli occhi onirici degli spettatori.
Oggi, all’uscita della prima parte di “Loro” (la seconda sarà al cinema il prossimo mese), parecchi critici digrignano i denti, mentre il pubblico sembra essersi ormai affezionato a questo regista distinto e capace. Non accade spesso che il cinema d’autore trovi così facilmente un grande consenso popolare. Nel suo caso il miracolo è avvenuto, grazie anche alle prime serate televisive che gli sono state dedicate dopo la vittoria agli Oscar.
Sorrentino è quindi un divo di famiglia, le cui opere possono passare dalle magiche luci di Los Angeles a quei semplici ed evocativi televisori davanti ai quali siedono le stesse persone che gli donano la linfa vitale per mantenere alta la propria passione.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piedi