PIERFRANCESCO CAMPANELLA, UN ARTISTA PER TUTTE LE STAGIONI

DI ANTONIO AGOSTA

 

 

Pierfrancesco Campanella, romano di origini russo-pugliesi, da molti anni gravita nel mondo del cinema in vari ruoli e mansioni. Regista, produttore, sceneggiatore, consulente di produzione, ufficio stampa e molto altro. E’ sicuramente un personaggio poliedrico e atipico, così come fuori dagli schemi sono i suoi lavori. Il primo film da lui scritto, prodotto ed interpretato è “Cattivi Pierrot” (uscito al cinema col titolo “La trasgressione”), che affrontava il tema della violenza giovanile fine a se stessa, anticipando clamorosamente tragici fatti della recente cronaca nera. Ma sono stati i successivi thriller “Bugie rosse” e “Cattive inclinazioni” a suscitare scandalo e polemiche a non finire. Il primo, contestato dalle associazioni gay per il modo ritenuto troppo crudo di presentare il mondo omosessuale, il secondo per la denuncia dell’influenza mediatica sui processi mediatici, attraverso trasmissioni di dubbio gusto che spettacolarizzano i delitti più eclatanti.
Recentemente ha diretto un docufilm intitolato “I love… Marco Ferreri”, dedicato alla memoria del grande regista scomparso, che presto tornerà nelle sale cinematografiche di tutta Italia, dopo l’anteprima a Roma nei mesi scorsi. Inoltre ha appena terminato le riprese di un cortometraggio noir-grottesco intitolato “Pensiero Giallo”, interamente girato a Montalto di Castro presso l’Hotel Ospite Inatteso, un curioso albergo tutto dedicato alla settima arte.


Pierfrancesco, cosa occorre per diventare un buon regista?

“Innanzitutto un pizzico di talento innato, studio, preparazione, sacrifici, rinunce, tanta caparbietà e tantissima fortuna”


Cos’è l’emozione per chi vive nel mondo in cui tu vivi, ovvero il cinema?
“L’emozione di fare il lavoro forse più bello del mondo e di gravitare in un ambiente bizzarro e divertente, anche se a volte crudele. Ma anche la cattiveria può avere il suo fascino. Guarda me!”


Da dove prendi l’ispirazione per le tue storie?
“Spesso dalla vita reale, non necessariamente la mia, più di frequente da quella di persone che conosco bene”


Conta la seduzione per ottenere un buon film?
“Seduzione di che? Di chi? Non capisco il senso della domanda. Me ne faccia una di riserva! Scherzi a parte, la seduzione serve innanzitutto nella vita e di conseguenza anche al cinema che, della vita è uno specchio riflesso”


Quali devono essere i rapporti, durante le riprese, con gli attori? Può nascere quella complicità che sfocia in qualcosa di più importante? 

“Il rapporto nel corso della lavorazione deve essere improntato innanzitutto al rispetto dei ruoli e ispirato comunque alla massima collaborazione e interscambio di vedute. L’ultima parola spetta però sempre al regista, perché qualche volta l’interprete tende a strafare e a prendersi tutto il braccio del dito che gli hai teso. Raramente un rapporto lavorativo con gli attori dura nel tempo a livello amicizia, a me per esempio è capitato pochissime volte. Salvo eccezioni, spesso sono persone fondamentalmente fragili e insicure, anche egocentriche e capricciose, insomma vanno prese a piccole dosi”


Come deve essere il personaggio da proporre alla gente che andrà a vedere i tuoi film? 
“Funzionale alla storia che voglio raccontare, non esistono standard buoni per tutti gli usi”

Come definiresti il tuo genere di film?

Campanelliano. Non lo dico per presunzione, ma perché nei miei lavori c’è sempre un “quid” di estremamente personalizzato, soprattutto a livello di feroce ironia, che a molti forse può non piacere, ma che agli occhi di altri mi ha fatto diventare nel tempo, nel mio piccolo, un autore di culto. Io stesso non immaginavo di avere molti fan che mi seguono con grande interesse”


Il lavoro del regista può diventare alienante?
“No, perché è sempre diverso e ti dà emozioni che cambiano ogni momento.
Caso mai frustrante, quando non riesci a realizzarlo nei tempi e nei modi che vorresti, oppure quando non vieni capito dal pubblico e/o dagli addetti ai lavori” 


Alla fine di ogni opera ti conosci un po’ di più?
No, perché io mi conosco benissimo, nelle mie zone oscure così come nei miei pregi e nei miei difetti che sono ben radicati e non sarà certo un film a farmi cambiare”


Come lo vedi il tuo futuro?
Bellissimo, perché credo che il meglio di me stesso non l’ho ancora dato. Anzi ,nella mia carriera ho commesso molti errori, soprattutto perché mi sono preso molte pause per vivere più intensamente la mia sfera privata.. Il cinema è un meccanismo spietato, quando ti assenti vieni dimenticato facilmente e poi è molto difficile rientrare. Ma nello spirito mi sento giovanissimo, carico di energia e ho ancora molto da dire e da dare, sul lavoro come nella vita personale. Siete tutti avvertiti: non vi libererete troppo facilmente di me!”