LE PARTIGIANE COME BALELLA, GABRIELLA DEGLI ESPOSTI

DI CLAUDIA BALDINI

 I Gruppi di Difesa della Donna erano nati a Milano nel novembre del 1943 per iniziativa del PCI con lo scopo di promuovere la Resistenza, coinvolgere il maggior numero di donne in attività resistenziali indipendentemente dall’appartenenza politica e offrire assistenza ai combattenti e alle loro famiglie. I GDD si proponevano anche lotte fondamentali per l’emancipazione femminile.

Un giorno Bruno, tra i primi organizzatori del movimento partigiano di Castelfranco Emilia, e marito di Gabriella, venne picchiato a sangue dai fascisti e Gabriella decise di andare sulle montagne, verso Montefiorino (MO), dove raggiunse i compagni di resistenza. Balella dal 13 al 29 luglio del 1944, grazie alle motivazioni proposte dai GDD guidò un centinaio di donne in piazza, a Castelfranco Emilia, per manifestare contro la guerra e opporsi alla scarsità di alimenti. Venne individuata come responsabile della manifestazione e minacciata di morte.

Nel dicembre del 1944 i fascisti locali insieme con i tedeschi sfruttarono le indicazioni di alcuni delatori e, avvalendosi dell’intervento diretto delle SS, attuarono un grande rastrellamento intorno a Modena. Nel primo pomeriggio del 13 dicembre, Gabriella fu raggiunta a casa sua dai tedeschi e interrogata per sapere dove si trovasse suo marito Bruno. Gabriella finse di non essere la moglie di Bruno, ma una sfollata rifugiatasi a Castelfranco. Riuscì cosi ad allontanare i tedeschi e affidare la sua figlioletta minore, Lalla, alle sue vicine.

Il resto lo sappiamo. La crudeltà delle torture fu inimmaginabile.

Il 17 dicembre, Balella e nove suoi compagni di martirio ( SIGIALFREDO BARALDI 43 anni, GAETANO GRANDI 23 anni, ETTORE MAGNI 24 anni, ANNIBALE MARINELLI 22 anni, LIVIO ORLANDI 16 anni, ROBERTO PEDRETTI 37 anni, DINO ROSA 39 anni, LUCIO PIETRO TOSI 68 anni, EZIO ZAGNI 24 anni) furono trasportati dalle SS sul greto del fiume Panaro località Ca’ Nova a San Cesario e uccisi con colpi di pistola alla nuca (i corpi di altri due vennero trovati in un’altra località: RICCARDO ZAGNI 55 anni, MARIO TOSI 38 anni).

Sul greto del fiume Panaro c’è un monumento a ricordo

 GABRIELLA DEGLI ESPOSTI.nacque in una famiglia contadina emiliana dalle idee socialiste. Casalinga e madre di due bambine, si sposò con Bruno Reverberi, mastro casaro comunista, tra i primi organizzatori del movimento partigiano locale. Col marito ha in comune idee e lotte, tanto da decidere di rendere disponibile la propria casa come base partig iana della Quarta Zona.

Ma Gabriella “Balella” scende anche in campo personalmente con azioni di sabotaggio e impegnandosi soprattutto nell’organizzazione dei primi Gruppi di Difesa della Donna (Gdd), il cui obiettivo è promuovere la Resistenza e offrire assistenza ai combattenti e alle loro famiglie. I Gdd furono un’organizzazione unitaria di donne che condividevano l’obiettivo comune della lotta al nazifascismo ma anche le lotte fondamentali per l’emancipazione femminile, non solo come ausiliarie ma come agenti attive e partecipi alla Resistenza, con ogni mezzo a loro disposizione.

Dal 13 al 29 luglio del 1944, grazie al lavoro d’esortazione dei Gdd, Balella, incinta del terzo figlio, guida un centinaio di donne in piazza, a Castelfranco Emilia, per manifestare contro la guerra e opporsi alla scarsità di alimenti. Viene individuata come responsabile della manifestazione e minacciata di morte.

Qualche mese dopo, il 13 dicembre, un reparto di SS e fascisti attuò un grande rastrellamento nella zona. La prima casa raggiunta è proprio quella di Gabriella Degli Esposti, che, fingendosi una sfollata, depista le SS. Dopo aver avvisato tutti i partigiani della zona del pericolo incombente, Balella affida la figlia più piccola a una sfollata e attende il ritorno dei nazisti, che, scoperto l’inganno, non tardano a giungere.

Gabriella viene strappata alla figlia più grande e interrogata: nega di sapere dove si trova il marito e di conoscere preziose informazioni e, nonostante la gravidanza, viene picchiata a sangue di fronte alla bambina. Portata via, per giorni interi verrà sottoposta a interrogatori serrati e torture atroci insieme ad altri antifascisti. Nessuno parla. Nel pomeriggio del 17 dicembre vengono tutti fucilati sul fiume Panaro e abbandonati nella neve che pian piano si adagia sui loro cadaveri.

Solo giorni dopo si viene a sapere dell’orrendo massacro celato dalla neve: nove uomini e una donna incinta barbaramente uccisi a fucilate. Lei, Gabriella Degli Esposti, orribilmente mutilata. Quel ventre in attesa, squarciato, il volto dissidente senza più gli occhi, i seni tagliati.

Medaglia d’oro della Resistenza

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