“MEMORIA DELLA RESISTENZA”, IL LIBRO DELL’ITALIA DELLA GUERRA E DELLA RESISTENZA

DI VANNI CAPOCCIA

Memoria della Resistenza” di Mario Spinella (Einaudi tascabili) tra quelli che ho letto è il più bel libro sulla Resistenza. Pagine nelle quali sono narrati i momenti duri, ma entusiasmanti della lotta partigiana toscana e quelli, più angoscianti, della cospirazione.

Periodo fosco quello del fascismo trionfante, pochi gli italiani che riuscivano a pensare e a cercare un futuro per il nostro paese, “fari nel buio della notte” i rari posti dove potevano incontrarsi. Una di queste oasi era la cameretta di Aldo Capitini, si trovava dietro l’orologio della torre campanaria del Comune di Perugia, così la ricorda l’autore del libro: “…la perugina torre di Capitini, mi attendeva. … mi inerpicai su per le scale. Il mio arrivo era stato preannunziato, e il padre, che mi aprì la porta, mi disse subito che Aldo era fuori città. Ci volle molta pazienza per chiarirgli chi ero e che cosa volessi: finalmente una porta si aprì e il mio amico mi venne incontro, ridendo del troppo facile equivoco.”. Quanto sia stata importante, in quel periodo, quella stanzetta lo scrive Walter Binni in “La tramontana a Porta Sole” (e così, di passaggio, approfitto per segnalare questo libro) quando ricorda che a Perugia, grazie a Capitini, si riunivano rappresentanti di primo piano dell’antifascismo italiano: La Malfa, Bobbio, Piero Calamandrei e i giovani Franco Fortini, Giaime Pintor, Lucio Lombardo Radice.

Tutti quelli che pensano che la Resistenza sia stata una svista, una parentesi o un infortunio della storia patria; coloro, che tentano di far passare i partigiani per rabbiosi in cerca di vendetta, dovrebbero leggere, dalle prima all’ultima riga, l’ultima pagina del libro di Spinella. Di una straordinaria bellezza neorealistica, così inizia: “All’uscita della caserma una jeep americana, ci passò accanto, i poliziotti ci urlarono qualcosa che non capimmo. Scesero col bastone alzato, ci fecero cenno di toglierci i fazzoletti rossi. Dopo la prima reazione, ubbidimmo. Non aveva senso non farlo.”. E così finisce: “A un crocevia rimasi solo. C’era uno specie di mercatino: venditori di frittelle cocevano in un grasso pesante la loro merce, barattoli alleati passavano di mano in mano. Attesi, sotto un androne, che la pioggia, dopo un improvviso rovescio, si attenuasse: la gente andava e veniva, faceva gli acquisti; vecchi, ragazze, donne, bambini.”.

Memoria della Resistenza è un gran libro dove c’è l’Italia della guerra e della Resistenza. Privo di retorica, scritto con il necessario distacco, denso di gratitudine e affetto, di pietas, verso coloro che con l’autore hanno condiviso la lotta partigiana. Davvero, come ha scritto Emilio Tadini nell’introduzione, “è come se nessuno da questa Storia potesse essere trascurato”.

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