POVERI NOI! MA DI QUALE GOVERNO SI PARLA

DI FABIO BALDASSARRI

A me delle alleanze per governare importa il giusto. Mi spiego meglio: capisco, ovviamente, quanto sia importante avere un governo ma, per come stanno le cose e con gli attuali rapporti di forza, qualsiasi esecutivo possa formarsi, al primo ostacolo potrebbe essergli negata la fiducia per pochi voti e ritorneremmo punto e a capo. Allora, invece di perdere tempo in formule vaghe (potrei dire anche di peggio), si accerti se c’è la possibilità di fare una nuova legge elettorale capace di consentire la rapida formazione di un esecutivo con i numeri utili per governare con una certa sicurezza (la sicurezza in assoluto non esiste perché la questione è prima di tutto politica e soltanto dopo di ingegneria istituzionale). Si voti questa legge nel Parlamento concordando che per il periodo utile all’approvazione della legge governa Gentiloni o altro premier (magari mettendo in programma i due o tre punti più urgenti … e io direi “lavoro, lavoro e lavoro”) e si dica fin d’ora che appena approvata la nuova legge si torna al voto.

Questo governo, per essere credibile, potrebbe anche avere una scadenza. E non chiedete a me (potreste pensare di essere beffardi ma sareste soltanto sciocchi) quale dovrebbe essere una legge del genere. Un’idea ce la potrei avere, ma è chiaro che detto da me non sarebbe di nessun conto. Non sono un costituzionalista, non ho un’autorevole tessera di partito, né faccio parte del governo o sono stato eletto in Parlamento. Potrei rimandarvi, semmai, alla lettura sempre illuminante, sebbene asprigna, del compianto prof. Giovanni Sartori. Tuttavia a lor signori, quelli che rientrano in una o più delle suddette categorie, avreste oggi tutto il diritto di dire: «Datevi da fare, tirate fuori il vostro “ben dell’intelletto” sempre che ce l’abbiate, e almeno per una volta mettetevi al servizio dell’interesse generale del Paese. Ma non l’avete ancora capito, cari cervelloni, che le leggi elettorali approvate da maggioranze di governo che hanno agito “pro domo sua” o erano incostituzionali come l’Italicum e il Porcellum, o paradossali fino a produrre effetti opposti ai desiderata di chi le ha promosse come il Rosatellum?»

E potreste anche concludere: «Se credete che non si possa trovare la maggioranza parlamentare per una legge con le caratteristiche che sarebbero necessarie, almeno non rompeteci ulteriormente le balle e fateci tornare al voto prima possibile. Non si è votato un referendum il 4 dicembre scorso? E gli elettori mica sono rimasti a casa perché fuori faceva freddo! Siccome era importante, sono andati a votare e hanno dato un responso forte e chiaro. Abbiate fiducia nella democrazia!». Personalmente la penso così perché sono convinto che ci andrebbero anche stavolta a votare. Gli elettori sono arcistufi di questa stanca pantomima. E poi credo che al voto ci arriveremmo con i partiti costretti a smettere di fare melina (in particolar modo il Pd) con posizionamenti politici meno ambigui e una maggiore capacità di selezione dei candidati se, al primo punto dei loro programmi, mettessero una efficace e trasparente riforma elettorale. Continuando così, invece, si può solo pensare o che hanno paura del compromesso che serve per governare con i rapporti di forza attuali, o che hanno paura dell’esercizio democratico di un voto che potrebbe determinarne di nuovi. Detto in latino: “Tertium non datur”. Detto in italiano “Che dio ce la mandi buona e senza vento”.