“STATO DI EBBREZZA”: UN FILM, UNA STORIA, UNA VITA ANCORA IN SALITA

DI RENATA BUONAIUTO

Il 24 maggio in tutte le sale arriverà “Stato di ebbrezza” di Luca Biglione, un film che comincia a far parlare di sé prima della sua uscita. Francesca Inaudi, volto noto della televisione in: “Tutti pazzi per amore”, “Distretto di polizia”, “Una pallottola nel cuore”, in cui interpretava il ruolo di figlia del grande Gigi Proietti, vestirà gli abiti di Maria Rossi, una comica conosciuta da tanti per la partecipazione al “Maurizio Costanzo Show” e successivamente a “Zelig” ma che subito dopo, suo malgrado, è finita sotto i riflettori per un trattamento sanitario obbligatorio, dovuto alla sua dipendenza dall’alcol.
Quando alla Inaudi è stata presentata la sceneggiatura, è rimasta molto perplessa, il tema da trattare era difficile, la storia di Maria particolarmente forte. Ma poi dopo una lunga riflessione e reduce dall’esperienza passata, quando con “Ninna nanna” aveva affrontato il tema della depressione post partum, riscuotendo grande interesse, ha deciso:
“C’è la tendenza a dare per scontato che il pubblico non voglia vedere certe storie, ma è vero il contrario. Per quel film mi hanno ringraziata moltissime donne. Anche l’alcolismo è più diffuso di quanto si pensi, ma c’è ancora una sorta di vergogna nel raccontarlo”. 
Durante le registrazioni ha cercato di tenere sempre lontana dal set, Maria Rossi, voleva entrare in quel personaggio, in quel malessere, senza interpretazioni ma con la libertà di essere ancora lei e di avvertire tutto il malessere che quella dipendenza può provocare.

Ma non era questo l’unico motivo, la Inaudi intendeva anche proteggere Maria. Scene troppo forti, con la consapevolezza raggiunta oggi, avrebbero potuto ferirla oltre i meri ricordi.
Maria Rossi, solo dopo aver pianto, per la drammaticità di alcuni Ciac, ha compreso che dietro l’apparente freddezza della Inaudi, c’era il tentativo di difenderla da un passato che ancora brucia nel suo cuore e sulla sua pelle.
Sarà il pubblico com’è giusto che sia a decretarne l’eventuale successo, certo è che raccontare queste storie è importante, perché in quel tunnel, in quella dipendenza possiamo esser fagocitati ognuno di noi. Perché quando i riflettori si spengono e le risate si affievoliscono, Maria Rossi si è sentita evidentemente troppo sola, o forse ha solo creduto che l’alcol le avrebbe dato quella carica in più per non deludere il suo pubblico.
Non era così e non lo sarà mai.
In questo film scopriremo di lei anche le paure, le fragilità, le incertezze e questo sicuramente, ci offrirà un “ritratto”, più completo e ci permetterà di amarla ancora di più. Chissà forse stavolta saremo proprio noi a strapparle un sorriso, per questa “battaglia”, combattuta e vinta.