BERLUSCA, SALVINI, RENZI, IL PARTITO UNICO DEL NORD S’ARROCCA

DI RAFFAELE VESCERA

Poiché non si dà politica senza economia, quanto sta accadendo, più che con la “politologia”, si spiega con la regia della finanza di cui nessuno parla. Dunque vediamo quali interessi muovono dietro le quinte del “sistema” le attuali turbolenze per la formazione di un nuovo governo. Miliardi di euro di investimenti pubblici, negati al Sud e riversati al Nord, non possono essere gestiti in modo equo e trasparente, finirebbe la cuccagna dei potenti gruppi finanziari settentrionali, tra loro legati da un patto di spartizione al banchetto delle grandi opere pubbliche. Oltre cento miliardi di euro già spesi per l’alta velocità ferroviaria e altri in corso, quali i dodici miliardi per l’inutile Tav in Val di Susa e gli otto per l’altrettanto inutile terzo valico Milano Genova, cui aggiungere i miliardi per il fallimentare Mose di Venezia, quelli dell’Expo, delle autostrade doppione e quelli dei “patti” miliardari per le città, Firenze, Milano, Trieste. Poco e niente al Sud. Tutte opere realizzate nelle regioni “dell’efficienza”, costate, come l’AV ferroviaria una media di 70 milioni di euro al km, laddove per la stessa opera la Francia ne spendeva 10 e la Spagna 9, tutte opere che vedono centinaia di indagati e condannati per corruzione.

Un governo di cambiamento porterebbe tre enormi problemi al “sistema” Nord. Il primo sarebbe l’equa distribuzione territoriale delle risorse pubbliche, che destinerebbe il 34% al Sud. Una percentuale corrispondente al numero di abitanti, cui aggiungere i fondi europei, anch’essi dirottati al Nord. Ciò sottrarrebbe ben 85 miliardi di euro l’anno al “sistema”, oltre i fondi Ue.

Il secondo problema sarebbe una legge severa contro la corruzione, laddove quelle attuali non pongono ostacoli efficaci ai corrotti, tutti in libertà, mentre le carceri si riempiono di poveracci estranei al “sistema”. Un sistema con forti legami coi poteri forti che detengono la capacità di influire in maniera determinante nei processi decisionali che contano, a partire, dalla formazione dei governi, garanti dei grandi affari.

Il terzo problema sarebbe ovviamente quello politico. Gli attuali partiti dominanti, nati con la caduta dei vecchi Dc, Pci, Psi, agli inizi degli anni ’90, si formarono sulla spinta della reazione dell’economia del Nord alle inchieste delle Tangentopoli a Milano che fecero crollare il precedente sistema di distribuzione delle tangenti. Il tutto, mentre l’industria del Sud si “permetteva” di crescere più di quella del Nord, esempi eclatanti il distretto manifatturiero di Barletta, che aveva raggiunto un livello di investimenti a mq superiore a Sesto San Giovanni, e Bari e Catania, appellate le Milano del Sud, che facevano una forte concorrenza sul mercato nazionale, così fermando l’emigrazione di manodopera da sfruttare nel triangolo industriale.

Le contromisure del “sistema” Nord (lo stesso dal 1861 con qualche variante) furono tre, la prima fu il lancio di un partito territoriale che al grido razzista di “Prima il Nord” denigrasse il Sud, incolpandolo di ogni male, allo scopo di chiudere la Cassa per il Mezzogiorno che pur rubava, vero, comunque meno che al Nord, ma realizzava opere e garantiva la riduzione del divario che scendeva al 67% dal precedente 53%. 53% cui ora è ritornato grazie al massacro scientifico dell’economia meridionale.

Fu così che la spesa in opere pubbliche, che nel 1991 al Centronord differiva di un solo 20% a svantaggio del Sud, nel 2015 arrivava ad essere incredibilmente maggiore di ben cinque volte che nel Mezzogiorno, che ha ora toccato il fondo. I dati sono forniti dalla Svimez.

La seconda mossa politica fu la nascita di un partito nazionale da usare anche al Sud, Forza Italia, condotta da un signore iscritto alla P2, condannato e indagato per varie faccende, col sostegno di un altro oggi in prigione per mafia.

La terza mossa fu il depotenziamento della carica sociale dei partiti di sinistra che raccoglievano la protesta popolare, i cui dirigenti venivano man mano sostituiti con uomini legati al sistema “liberista” facente capo ai gruppi finanziari del nord. Sostituzione culminata nella segreteria “rottamante” di Renzi che, scegliendo la via della cancellazione dei diritti sociali e della distruzione dell’ambiente, ha operato per la sconfitta del Pd, e che adesso opera per la sua totale sparizione.

Ovvio che i colossali interessi finanziari del partito unico del Nord, in cui Salvini e Renzi sono tenuti al guinzaglio dal dominus Berlusconi, interferiscano sulla formazione di un governo di cambiamento proposto dal M5s, partito che, ponendosi come alternativo al sistema, ha “osato” promettere la spesa del 34% per il Sud, il reddito di cittadinanza, un nuova legge anticorruzione, la protezione dell’ambiente e altre “eresie” del genere. La manfrina fallita degli inutili e improvvidi tentativi di Di Maio con Salvini spiega quanto il lumbard, divenuto caricatura nazionalista, debba a Berlusconi. L’opposizione di Renzi al dialogo con il M5s, spiegano quanto anch’egli sia legato al “sistema” dominante.