GIANCARLO SUSANNA, UN ALTRO DELLA VECCHIA GUARDIA CHE SE NE VA

DI GIACOMO MEINGATI
Le parole di Max Stefani, stretto collaboratore di Giancarlo Susanna a “Mucchio Selvaggio” per parecchi anni, affidate ad un post su Facebook, sono molto significative per ricordare il collega appena scomparso: “È una perdita importante, perché era uno della vecchia guardia, che continuava a tenere alta la bandiera dell’onestà intellettuale, di un modo di fare giornalismo che ormai è merce rara. L’ho avuto vicino al “Mucchio” per molti anni e l’ho sempre apprezzato per la serietà con cui si avvicinava al suo lavoro, alla musica. Da meticoloso studioso”.
È proprio questa meticolosità da studioso, questo gusto per l’approfondimento, che salta all’occhio nella carriera e nello stile di Susanna, in un mondo radicalmente cambiato da quello in cui ha operato lui.
Susanna, firma prestigiosa del giornalismo musicale, attivo dalla metà degli anni settanta, rappresenta davvero quella vecchia guardia il cui modo di fare giornalismo rischia di diventare solo una sopravvivenza in qualche film su quegli anni.
In un mondo in cui ormai basta aprire una pagina Facebook e scrivere i propri pensieri arbitrariamente, in cui basta aprire un blog e catturare il lettore, magari seguendo le direttive di uno tra i miliardi di libri sul marketing in circolazione, per avere un seguito dai grandi numeri, qualcuno dice anche espressamente che studiare, approfondire, lavorare con la qualità, addirittura non paga, perché – come spiega bene Saviano – il contenuto essendo “pesante” non può essere “veloce” e dunque difetta della componente magica ricercata da tutti in questo tempo: la viralità.
Susanna ci rimanda a un altro tempo, al tempo delle riviste specializzate, come le sue “Mucchio Selvaggio”, “Rockstar”, “Chitarre”, “Rockerilla”, in cui entravi da sbarbato e ti mettevi sotto l’ala dei veterani, che ti insegnavano il mestiere nelle redazioni piene di fumo di sigaretta ma anche di metodo, mestiere, rigore, e i valori di cui quel giornalismo era fatto.
Al tempo in cui il valore di una firma non era espresso dal numero di visualizzazioni del suo articolo, ma dal fatto che in quello che scriveva non diceva cazzate, al tempo in cui a scrivere sui giornali erano anche i grandi scrittori come Moravia o Pasolini.
Consumato da una lunga lotta con la malattia, che alla fine pare gli avesse anche impedito di scrivere, Susanna si è spento il 25 aprile scorso.
Oltre alle già ricordate riviste di musica Susanna ha collaborato ad alcuni dei più importanti programmi di Radio Rai come il mitico “Stereonotte”, ben 13 edizioni dal 1982 al 1997, “Notturno italiano”, “Pomeriggio musicale”, “Un certo discorso”.
Grande appassionato di musica, Susanna è stato autore di molti libri, soprattutto quelli dedicati ai suoi amori musicali forse più grandi ossia Tim e Jeff Buckley.
Recentemente aveva scritto un post in cui diceva: “Combattere con malattie che non possono guarire, che possono soltanto essere fermate, è spesso un’impresa troppo difficile. Io provo a farlo e voi mi aiutate”.