ROMA – CHIEVO 4-1. TRE PUNTI CON LA TESTA AL LIVERPOOL

DI JACOPO MORRONI

La Roma passeggia contro il Chievo di Maran, infilando quattro volte la palla in porta contro la rete nel finale di Inglese, e giocando in dieci uomini per quasi tutto il secondo tempo. Se non fosse per l’ingenuità di Jesus, che tira giù Inglese in area dopo un tocco sventurato di Kolarov e si fa espellere non ci sarebbero stati brividi per la retroguardia giallorossa, attenta e vigile. Alisson, tanto per cambiare, para il penalty conseguente.

Se la testa era al Liverpool già dal primo minuto, stavolta nessuno lo ha notato. La Roma passa subito con Schick al secondo gol consecutivo, e autore di una gara davvero convincente. A mettere in difficoltà Di Francesco per la formazione di mercoledì ci pensa El Sharaawy, che gioca con l’argento vivo addosso, e trova una rete strepitosa saltando con tunnel Gamberini e battendo Sorrentino. Prima e dopo la marcatura dell’italo-egiziano è Dzeko a segnare, prima con un anticipo ai limiti della fisica su Radovanovic, poi con un sinistro a giro da fuori “che te dico, fermate”, come si suol proferire a Roma.

Il commento tattico è necessariamente scarno. Su sponda Chievo, Inglese fa un gran gol di testa nel finale, da centravanti di razza, mentre sbaglia calciando mediocremente il rigore guadagnatosi su Jesus. La squadra di Maran non riesce a mettere in difficoltà i giallorossi nè col rigore, nè con la superiorità numerica. L’idea di pressare alto e poi ritirarsi nella metà campo quando attacca la Roma riesce circa per otto minuti. Poi, il nulla ontico. Attenzione alla Serie B, che incombe.

Dal lato Roma invece la gara, in discesa da subito, non crea affanni, ed anzi il 4-1 risulta “strettino” agli uomini di Di Francesco, che prendono due pali e sciupano qualche occasione facile. Kolarov torna quello di inizio anno, così come Pellegrini, che dà risposte importanti agli stimoli del tecnico.

E mercoledì si chiede il miracolo. Il secondo. E si sa che con due miracoli si diventa santi.