BULLISMO, C’E’ CHI DICE NO: A PESARO E A FELTRE DUE PRESIDI IN CONTROTENDENZA

DI CHIARA FARIGU

Eppur qualcosa si muove, finalmente! C’è chi non porge l’altra guancia e reagisce davanti ad episodi di bullismo ai danni di studenti o di insegnanti.   In questo stato di degrado (e di volenza) in cui versa la scuola italiana C’è chi dice No, come questi due capi d’istituto che hanno messo a repentaglio la loro incolumità fisica pur di dare uno scossone a questo clima di violenza  che sta sempre più interessando le nostre scuole.
A Pesaro, in un istituto professionale che forma tecnici meccanici, un prof è stato aggredito da un gruppetto di bulli. Tutti maggiorenni e più volte ripetenti. Due di loro i capobranco. Mentre uno lo spintonava e l’altro lo minacciava con l’accendino acceso, il resto della classe lo incitava a dargli fuoco. Riprendendo, naturalmente, tra le risate generali, la scena con gli smartphone. Il prof si è beccato insulti spintoni e minacce, eppure si è tenuto tutto dentro. L’umiliazione era tanta e raccontarla avrebbe significato riviverla. Ma i video si sa hanno le ali, finché, clic dopo clic è arrivato anche nello smartphone della preside che ha riconosciuto il prof l’aula e anche gli studenti. Convocato d’urgenza il consiglio di istituto, la sanzione: sospensione per i due fino alla fine dell’anno scolastico che di fatto corrisponde alla bocciatura. Ripeteranno la quarta. Sospesa tutta la classe con obbligo di frequenza. Altri ragazzi, durante l’anno, si erano distinti per comportamenti che chiamarli poco consoni è un puro eufemismo. “Sono continuamente minacciata di querele, richiesta danni e ritorsioni fisiche”, dichiara la preside. “I genitori dei figli peggiori li giustificano sempre. Per loro, ciò che dice il figlio è sacro. Il resto è falso. Ma io non sono una preside che gira la testa da un’altra parte come fanno tanti miei colleghi. Io affronto e cerco di risolvere”, continua la dirigente, ma è sconcertante “essere ostaggio dei bulli”. (Fonte il resto del Carlino).

A Feltre, una prof esasperata dal susseguirsi di episodi di indisciplinatezza durante la sua ora di lezione, ha chiamato i CC. che sono prontamente intervenuti per svolgere le indagini di rito. Impedire ad un insegnante di compiere il proprio lavoro è un atto di bullismo vero e proprio. Alla prof, lesa nella propria dignità, umiliata nella sua professione, stanca di intavolare un dialogo che veniva sistemato ignorato, ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Le indagini hanno escluso ipotesi di reato, ma la denuncia ai CC. ha avuto comunque serie ripercussioni sui “molestatori”. Il preside, valutati i fatti, dopo aver convocato il consiglio straordinario di istituto ha proposto la sospensione per l’intera classe con obbligo di frequenza. Il provvedimento, applicato indistintamente a tutti, ha però scontentato più di qualche genitore. Anche qui, come a Pesaro, non sono mancate lamentele, seguite da atteggiamenti offensivi e minacciosi nei confronti del dirigente scolastico. Esemplare la replica del preside. E di valenza altamente educativa: “Chi tollera, avvallando, comportamenti eccessivi da parte dei compagni ai danni di coetanei o insegnanti, non può considerarsi esente da responsabilità”. Stare a guardare, ridere, incitare significa essere corresponsabili di chi agisce in prima persona. Punibile in egual misura.

Finalmente c’è chi non si gira da un’altra parte e minimizza atti di violenza derubricandoli a bravate. Vergognosi, ancor più dei cosiddetti bulli, i genitori. Sempre in prima linea, pronti a difendere l’indifendibile. (Fonte corrierealpi.gelocal.it) .
Non sarà tanto. Ma qualcosa si smuove. In attesa che venga ricreata quell’alleanza tra scuola e famiglia e che venga restituita la dignità a chi opera nella scuola. Forse allora finirà il tiro al piattello contro i prof… forse

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