LA TRIPLETTA DI SIMEONE METTE LA PAROLA FINE AL CAMPIONATO

DI- STEFANO ALGERINI

Avete presente quando si prepara una torta, la si cura con amore come si farebbe con un neonato, la si depone in forno come una reliquia sacra, si segue la crescita dallo sportellino come se fosse una piantina tropicale, e poi quando si va a sfornarla quella si sgonfia miseramente? Ecco, questo è esattamente quello che è successo a Fiorentina- Napoli: una settimana a prepararla, con calcoli e prospettive di classifica per l’una e per l’altra, possibili (ma improbabili) “toreate” da parte viola per fare un favore al Napoli in chiave antijuventina, l’invasione dei tifosi ospiti con possibili problemi e venute a contatto. E poi ecco che la sera prima c’è Inter-Juve dove succede quello che succede, e di seguito, nel pomeriggio della domenica, le “passeggiate di salute” di Atalanta, Milan e Sampdoria. Risultato? La torta si sgonfia, e puff…

E gli effetti del disastro in pasticceria si vedono dopo soli sei minuti di partita: lancio lungo senza tante pretese del centrocampo viola e Koulibaly (lo stesso dello stacco “regale” di Torino) si fa sorvolare da Simeone in velocità e non può fare altro che stendere l’argentino sul limite dell’area. Mazzoleni fischia rigore ed ammonizione per il difensore napoletano, poi la Var lo spinge a cambiare la decisione in punizione dal limite e rosso. Decisione corretta, che però lascia i tifosi viola col grande dubbio se fosse stata preferibile la prima o la seconda versione. Difficile scegliere, anche perché poi i rigori vanno sempre segnati. Ad ogni modo Sarri decide di dare un segnale chiaro ai suoi togliendo Jorginho (per inserire Tonelli) e non uno dei tre attaccanti. “Serve solo vincere” il messaggio neanche tanto in codice dell’allenatore toscano.

Però dalla facce dei giocatori vestiti di azzurro il pensiero che il campionato sia ormai andato traspare abbastanza evidente. Da parte sua la Fiorentina, forse anche un po’ sorpresa dalla piega degli eventi, non fa un granché tenendo i ritmi prudentemente bassi. Il primo tempo sembra così scivolare abbastanza placidamente verso la fine, ma a dieci minuti dalla fine Biraghi salva una palla che sta per uscire a spara uno spiovente senza pretese verso la metà campo avversaria, Simeone però (tutto suo padre il ragazzo…) ci crede sempre, e spinto dalla “garra” si beve un’altra volta quel che resta della difesa del Napoli e infila di sinistro tra le gambe Reina. Uno a zero e sensazione che la partita abbia già preso la strada definitiva.

Nell’intervallo sicuramente Sarri prova a scuotere la squadra ma l’encefalogramma resta assolutamente piatto. Ed è anche comprensibile, pensando che molte delle energie il Napoli le doveva avere spese la sera precedente “in sala mensa” osservando la partita di Milano. Nemmeno la mossa finale con l’ingresso “degli ussari”, cioè Milik e Zielinski, serve a qualcosa ed il raddoppio di Simeone su azione di calcio d’angolo, con la difesa napoletana mobile come una scogliera, mette una pietra tombale sul risultato. La terza rete a tempo scaduto serve al solito Simeone a portarsi a casa il pallone con le firme dei compagni, mentre il Napoli finisce la partita senza aver fatto un tiro in porta. E questo era davvero difficile prevederlo.

La Fiorentina dunque cuce lo scudetto sulle maglie della Juventus (absit iniuria verbis!) ed anche questa è un’esperienza nuova per i tifosi viola al termine di una stagione assolutamente irripetibile. E per un sacco di motivi questo è un augurio. La rincorsa ad un posto in Europa League resta ai limiti del possibile, però almeno dà un senso alle ultime tre giornate. Titoli di coda invece per il Napoli (tranne miracoli) e le lacrime di molti tifosi partenopei in tribuna alla fine della partita non possono lasciare insensibile buona parte della tifoseria viola che di trasferte di massa (e della “speranza delusa”) ne ha vissute molte. Ma questo è quanto, e tocca farsene una ragione.