SERIE A: BOLOGNA-MILAN 1-2, CALHA E BONAVENTURA, GATTUSO RESPIRA

 

 

Di VANNI PUZZOLO

 

 

I rossoneri ritrovano la vittoria dopo sei partite.

Gol di De Maio nel finale. Donadoni contestato.

Due gol nel primo tempo di Calhanoglu e Bonaventura, la rete di De Maio alla mezz’ora della ripresa sono il sigillo al ritorno del 3 punti in casa-Milan: mancavano da 6 partite.
Punti d’oro verso l’Europa League, corredati dalla paura finale e da due “legni” colpiti da Cutrone e Bonaventura.
Per il Bologna, due gol annullati nel primo tempo a Palacio e Orsolini: per fuorigioco e mani visto dal Var.

LA PARTITA

Due tiri in porta, due gol peraltro molto belli: prima Calhanoglu, poi Bonaventura armeggiando col loro repertorio balistico scovano le giuste coordinate per l’uno-due quasi in fotocopia, diagonali forti e di millimetrica precisione da destra a sinistra sul palo più lontano dal portiere avversario (Mirante).
Il massimo rendimento col minimo sforzo.
Il minimo sforzo di un Milan che dal 34′ al 46′ del primo tempo trova due reti di un vantaggio quasi insperato.

Giocando ai livelli primaverili delle sue possibilità, che non sono granché, subendo le poco focose offensive del Bologna e guadagnandosi (anche) il punto della buonasorte.

Già, il primo tempo funziona così.
Col cinismo rossonero in zona-gol e la sfortuna -diciamo la sfortuna-. di un Bologna che trova anch’esso un paio di gol, ma entrambi dotati di un vizio di forma.
Il primo di Palacio, dopo il palo colpito da Nagy, ma in posizione di off-side (si era sullo 0-0), il secondo con Orsolini, subito dopo la prodezza di Calhanoglu.
La gioia della sua prima rete in Serie A si spegne causa-Var che “vede” una mano (involontaria) di Palacio, mano che comunque stoppa il pallone in area rossonera.

Così va il mondo, col doppio vantaggio milanista che altera un poco i connotati di un primo tempo giocato con una sorta di reciproca prudenza e una “fame” da tre punti che in casa-Milan è più evidente.

Il lungo digiuno di sei partite con la miseria di quattro punti è una scossa per le coscienze rossonere e i piedi buoni di cui dispone Gattuso sono una risorsa cui attingere, quando è il caso che da quei piedi buoni scaturiscano le cose che ci si aspetta.

Ripresa.
La ripresa scivola su un piano opposto rispetto ai primi 45′. Ovvero, il Milan divora un numero imprecisato di palle-gol nella prima mezz’ora: palo di Cutrone, un paio di occasioni sprecate da Suso, un’altra di Cutrone, un tiro di Kessie, una traversa di Bonaventura.
Occasioni per chiudere in cassaforte un match che -da quel che si vede- non avrebbe da scrivere pagine decisive, visto che i rossoblu di Donadoni si fanno sopraffare in ogni ripartenza e là davanti accade poco, a parte la strenua volontà di Palacio, per il quale i colori rossoneri significano -forse- profumo di derby.

Gattuso, però, ha tutta l’aria di uno allenatore molto agitato per le troppe occasioni gettate al vento, due gol di vantaggio gli sembrano niente e l’agguato rossoblu è dietro l’angolo, col primo assalto vero della ripresa che riapre le danze al 29′.
E’ un colpo di testa solitario di De Maio, e difesa rossonera in preda alla distrazione (ce ne sono parecchie, nel corso del match…): l’1-2 rimette in moto i peggiori pensieri.
Il finale lo si vive così sul filo di una tensione che è molto rossonera, in chiave europea.
L’Atalanta vola, la Samp vince, i tre punti qui a Bologna sono da tenere stretti perché vitali.
Punti che restano, mentre la squadra rossoblu esce dal campo scortata dai fischi dei tifosi: ce l’hanno con Donadoni.