SORELLA, IO TI CREDO. SI, NOI TI CREDIAMO, HERMANA, YO SÍ TE CREO

DI LUCA SOLDI

C’è il testo di un messaggio che arriva da un convento che sta facendo il giro del mondo in queste ore.
Arriva dalla Spagna, dai Paesi Baschi, da una comunità di Suore di Clausura che hanno sentito il dovere di fare sentire al mondo il loro messaggio di solidarietà da donne a donne per la spregevole sentenza che rende lieve una condanna per violenza sessuale di gruppo:
“Nosotras vivimos en clausura, llevamos un hábito casi hasta los tobillos, no salimos de noche (más que a Urgencias), no vamos a fiestas, no ingerimos alcohol y hemos hecho voto de castidad. Es una opción que no nos hace mejores ni peores que nadie, aunque paradójicamente nos haga más libres y felices que a muchxs. Y porque es una opción LIBRE, defenderemos con todos los medios a nuestro alcance (este es uno) el derecho de todas las mujeres a hacer LIBREMENTE lo contrario sin que sean juzgadas, violadas, amedrentadas, asesinadas o humilladas por ello. Hermana, yo sí te creo!”.
E questa è la traduzione del testo precedente che però già lascia intuire il senso del messaggio:
“Noi viviamo in clausura, indossiamo un vestito che arriva quasi alle caviglie, non usciamo mai la notte (tranne le emergenze), non andiamo alle feste, non beviamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità – commentano le suore di clausura – E’ una scelta che non ci rende migliori o peggiori di nessuno, sebbene paradossalmente ci rende più libere e felici di molte. E proprio perché è una scelta libera, difendiamo con tutti i nostri mezzi a nostra disposizione (e questo è uno di quelli) il diritto di tutte le donne di fare liberamente il contrario senza per questo essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate. Sorella, io sì ti credo”.
Poche parole chiare, ferme che non lasciano spazio ad alcun fraintendimento.
Un messaggio politico possiamo aggiungere temendo però di urtare qualche sensibilità già minata dalla presenza muta, in quel convento, di una croci nate dal “legno” di Lampedusa indice che quelle mura sono aperte ai grandi temi del tempo
Queste “sorelle” adesso hanno voluto commentare il caso di una violenza di gruppo compiuta nel 2016 dal branco di cinque figuri che hanno struprato una giovane donna di diciotto anni. E’ successo infatti che il tribunale di Pamplona nella sentenza ha voluto chiarire che si è trattato di semplice abuso togliendo ogni traccia per accusa di violenza sessuale.
La “colpa della ragazza”, secondo il tribunale, sarebbe stata quella di non aver reagito, restando tutto il tempo della violenza con gli occhi chiusi.
Il branco, composto da uomini tra i 27 e 29 anni avrebbe anche filmato la scena che poi avrebbe pubblicato nella rete, sul loro gruppo WhatsApp chiamato “il branco”.
Il fatto della presunta mancata reazione della ragazza, secondo la legge, avrebbe tolto la coercizione violenta: sarebbe stato un “semplice” abuso sessuale senza l’aggravante dello stupro di gruppo, nessuna considerazione della paura, del terrore, della volontà della giovane.
In Spagna il caso ha destato un grande scalpore tanto da coinvolgere nella condanna della sentenza anche le suore carmelitane scalze di Hondarribia, un agglomerato di circa 15mila abitanti all’interno paesi Baschi.
Le suore hanno voluto così unirsi al movimento #yositecreo che sta sensibilizzando il Paese mentre da certi benpensanti sono usciti commenti preoccupati per il comportamento di quelle suore che avrebbero dovuto limitarsi a pregare per i peccati del mondo.