CON GLI OCCHI CHIUSI

DI PAOLO VARESE

La ragazza durante il fatto ha tenuto gli occhi chiusi tutto il tempo e non ha detto una parola. Questa le motivazione con cui un giudice madrileno ha derubricato una violenza a semplice abuso, con conseguente diminuzione della pena, per 5 esseri di sesso maschile colpevoli del peggior misfatto, violenza sessuale. La legge spagnola differenzia l’abuso dallo stupro in base all’intimidazione, ed il fatto che una ragazzina di 18 anni, preda di 5 balordi, non abbia lottato ma abbia scelto di chiudere gli occhi, è diventata una aggravante per la vittima. I fatti risalgono al 2016, durante la festa di San Firmino a Pamplona. 5 esseri umani di sesso maschile, tra cui un militare ed un agente di polizia, spingono una ragazza in un portone e la violentano. Come linea difensiva hanno dichiarato che la ragazza non lottava per difendersi chiudendo semplicemente gli occhi, che non aveva reagito. E queste dichiarazioni hanno evidentemente avuto il loro peso per il giudice. Eppure qualsiasi persona che sia dotata di un minimo di sensibilità e coscienza dovrebbe comprendere che davanti a 5 belve assetate di sesso, l’unica scelta non è lottare ma chiudere gli occhi sperando tutto passi in fretta, senza conservare nello sguardo quei volti, quegli aliti, la saliva spruzzata durante le frasi ingiuriose ed i latrati ad imitazione dell’amore. Chiudere gli occhi lasciando fuori quegli attimi, che purtroppo resteranno dentro lo stesso, ma contenuti  nell’attimo fisico e non nel resto. Eppure un giudice ha deciso che non è stata violenza, meglio sarebbe stato ribellarsi, prendere le botte, il danno interiore non è abbastanza forse, servono segni, servono lividi, serve che non ci si riesca più ad addormentare per rivedere quella scena. Non si è ribellata hanno dichiarato i 5, come se una diciottenne potesse in qualche modo contrastare fisicamente 5 maschi. Non ha lottato, ed è stata ritrovata accovacciata e piangente, ma quello non conta, le lacrime non valgono come difesa. Ed il branco, “la manada”, così si chiamava il gruppo creato su what’s up, si vantava di quella violenza, ma violenza secondo la legge spagnola non era, solo un abuso, un uso non consentito, nulla di più. Una legge che considera gli occhi chiusi come un cenno di assenso, una consensualità implicita, è una legge che non considera la violazione della parte più intima di una donna come il male assoluto. Perché quella donna ogni volta che accoglierà l’amore dentro di se avrà un timore, un ricordo, una percezione negativa. Non è un abuso, è un omicidio, si uccide in quel momento la parte più importante di un essere umano, ciò che ci distingue dagli automi, dalla materia inanimata, si uccidono le emozioni, i sogni, le speranze. Secondo alcune persone le sentenze non si commentano ma si rispettano, però in questo caso si va oltre una decisione giuridica, si è contestato il diritto a non voler vedere l’orrore, la necessità di poter limitare il danno. Da segnalare inoltre che uno dei giudici coinvolti aveva anche votato per l’assoluzione piena dei 5. Se poi la gente spera che aggressori e giudicanti subiscano lo stesso trattamento non ci si può lamentare, perché il desiderio di ricambiare con la stessa moneta certe sofferenze è più forte della pietà e del perdono. La ragazza aveva gli occhi chiusi, e chissà in quel momento cosa cercava di sognare per non vivere l’incubo.