GRAN BRETAGNA SI DIMETTE MINISTRA ANTI IMMIGRATI. SUBENTRA L’OBAMA CONSERVATORE SAJID JAVID

DI ALBERTO TAROZZI

Un altro ministro del governo May toglie il disturbo. Si tratta di un pezzo forte: la promettente Amber Rudd, ministra degli interni, che qualcuno sospettava persino volesse fare concorrenza alla premier in carica, segue il destino dell’ex ministro della difesa Michael Fallon, finito nello scandalo molestie a Westminster. La ragione: avere mentito su di un caso scottante, che mette in luce il rischio di una crescente xenofobia istituzionale in terra britannica.

In effetti da quelle parti vigono norme poco note che prevedono quote annuali, di espulsione dei così detti immigrati clandestini o ritenuti tali, e la Rudd ne aveva negato l’esistenza. Colta in fallo la Rudd, la stessa May, ad evitare di rimanerci secca pure lei, in quanto ex ministra degli interni, ha confermato al popolo britannico la faccenda.

Le quote esistono eccome e fin qui il popolo d’oltre Manica non avrebbe gran ché da obiettare, ma negli ultimi tempi l’applicazione della norma ha assunto risvolti agghiaccianti da far accapponare la pelle, quanto meno in alcuni casi, e la preesistente xenofobia ha determinato un curioso effetto boomerang che vale la pena di raccontare.

Tutto è scoppiato quando il rigore anti immigrati è arrivato a colpire dei “clandestini” che tutti, compresi gli interessati, ignoravano essere tali.
Si tratta di una generazione d’immigrati dalle ex colonie caraibiche. La vicenda, il così detto scandalo Windrush, riguarda infatti migliaia di immigrati caraibici arrivati in Gran Bretagna per la prima volta con una nave così denominata, nel 1948. A costoro erano poi seguite altre ondate di migranti fino agli anni ’70. Tutti con le carte in regola, addirittura la loro presenza venne invocata per ricostruire il paese dopo la seconda guerra mondiale.

Apparentemente questi immigrati avevano ottenuto il diritto di restare a tempo indefinito. Tanto è vero che coloro che non avevano la nazionalità britannica, perché nati in periodo coloniale, si erano ben guardati dal chiedere la cittadinanza.

In anni più recenti invece, colpo di scena: viene loro riservato il trattamento di immigrati illegali con in più la beffa di dover esibire prove per ogni anno di presenza nel Regno Unito, qualora vogliano evitare di essere cacciati. Una prova diabolica, equivalente a una condanna di espulsione che andava a colpire migliaia di persone già residenti da anni e perfettamente integrate.
Un disguido legato alla imbecillità del legislatore o una volontà becera di colpire a 360 gradi chi puzzasse di culture straniere? Sicuramente un autogol per chi ha fatto della xenofobia il proprio manifesto politico.
Pertanto Amber Rudd è finita nella bufera: formalmente per avere mentito, ma nella sostanza per essere l’emblema di una strategia poltica reazionaria che ha tirato fin troppo la corda.

Dimostrazione: il successore della Rudd. Si tratta di Sajid Javid, di genitori pakistani. Di famiglia islamica, si proclama laico e giunge a riconoscere alla religione cristiana una grande importanza nella cultura britannica. Ciò nonostante viene etichettato come uno dei principali nemici dal movimento razzista e islamofobo “Punisci un musulmano”. Lui, imperterrito, conduce una battaglia liberal all’interno del panorama politico conservatore e sostiene, tra le altre cose, i giornalisti che si occupano delle malefatte dei politici.
Per di più ha avuto modo di raccontare che un’applicazione feroce della norma che ha determinato lo scandalo Windrush potrebbe colpire pure lui.

Pochi anni fa la rivista Forbes è giunta a vedere in Javid una sorta di Obama britannico, sia pure con connotati decisamente più conservatori. In effetti il suo passato non manca di passaggi vicini alla massime cariche del potere finanziario, visto il ruolo dirigenziale a suo tempo ricoperto alla Deutsche Bank. Più recentemente ha ricoperto incarichi ministeriali meno appariscenti (Affari regionali). Per di più una “colomba”, sul caso Brexit, come peraltro pare fosse la stessa Rudd.

Insomma, sembrerebbe quasi che una normativa vessatoria contro gli stranieri avesse raggiunto l’effetto contrario a quello desiderato, portando alla ribalta una figura inconsueta nel panorama politico conservatore.
Ma usiamo pure il condizionale. Alla Deutsche Bank si potrebbero irritare.

7986LETTORI