PIETRO MARZOTTO, UN PEZZO DELLA NOSTRA NOSTRA STORIA

DI CLAUDIA SABA

Pietro Marzotto ci ha lasciato.
È morto all’età di 80 anni all’ospedale di Portogruaro, a Venezia,
dove era stato ricoverato qualche giorno fa per problemi cardiaci.
Con lui, se ne va un pezzo della nostra Storia.
Aveva contribuito a costruire l’Italia delle fabbriche creando nuovi equilibri fra economia e politica.
Pietro Marzotto rappresenta la forza manifatturiera del Veneto.
È l’ultimo dei sette figli del Conte Gaetano Marzotto.
Laureato in giurisprudenza a Milano, nell’ultimo periodo universitario lavora come semplice operaio negli stabilimenti di Mortara e di Valdagno.
È qui che crea le basi del suo futuro imprenditoriale.
Negli anni Sessanta, durante gli
scontri di piazza tra polizia e manifestanti, viene abbattuta
la statua di Gaetano Marzotto e gli stabilimenti di Valdagno, occupati dagli operai.
E’ in questo clima di tensioni che Pietro Marzotto diventa direttore dell’azienda di famiglia.
Nel 1972 è, prima amministratore delegato, poi vicepresidente esecutivo.
Successivamente, diventa presidente di Consortium, una società di Mediobanca partecipata da molti esponenti del capitalismo italiano il cui obiettivo era quello di ristrutturare le aziende in crisi. Lui si occupa del risanamento della Snia Viscosa poi, nel 1982, torna definitivamente nell’azienda e assume la carica di presidente del gruppo di Valdagno, attua nuove strategie e trasforma
la Marzotto in una multinazionale da 11 mila
dipendenti.
Nel 1991, acquisisce il marchio tedesco Hugo Boss, poi Bassetti, Lanerossi e Valentino.
La vita personale di Pietro Marzotto è segnata da quattro relazioni importanti.
Si sposa tre volte e ha quattro figli. La prima moglie è l’inglese Stefania Searle, da cui ha tre figli: Umberto, Italia e Marina. Dalla compagna Titti Ogniben ha il quarto figlio, Pier Leone.
L’ultima moglie è Anna Maria Agosto Peghin.
Nella vita pubblica è Presidente dell’Associazione Industriale di Vicenza e dell’Associazione dell’Industria Laniera Italiana, oltre che vicepresidente di Confindustria e consigliere delegato per il Centro Studi Confindustria.
Il tempo libero lo trascorre tra gli stagni e la laguna di Zignago.
Spesso in montagna, nella sua Cortina.
Nel 2016 lascia ai figli la gestione di Peck, storica gastronomia milanese, che aveva acquisito un paio d’anni prima.
Politicamente si è sempre professato un liberale, vicino al centro-sinistra.
Oggi tutti gli riconoscono di essere stato l’imprenditore del futuro, moderno e capace, caparbio nella realizzazione dei suoi progetti.
Con lui se ne va il Conte, una delle più spiccate personalità, del Novecento Italiano.