CAROLINA, SUICIDA PER COLPA DEI BULLI. TUTTA LA SCUOLA SI COMMUOVE

DI LARA CARDELLA

Un conto è parlare di bullismo, fatti di cronaca gravi letti su un giornale, un altro trovarti seduta accanto a un padre la cui figlia si è ammazzata a quindici anni, volata giù dalla finestra di casa mentre lui dormiva ignaro in un’altra stanza di quella stessa casa. Sai che devi farlo perché quella testimonianza serve ai ragazzi della tua scuola, sai che hai un dovere morale nei confronti di ogni adolescente che si mette davanti a un pc e subisce, o potrebbe subire, la stessa terrificante violenza che ha spinto Carolina a dire basta. Ma che gli chiedi? Se ha perdonato chi ha girato quel video in cui sua figlia, ubriaca e indifesa, è diventata carne da macello, preda di ignobili atti sessuali, vittima degli insulti più scellerati che si possano immaginare? Paolo Picchio non sta fermo, cammina tra questi ragazzi coetanei di Carolina, li guarda negli occhi a uno a uno, non li incolpa di nulla, non dice loro che fanno parte di una generazione senza valori, attaccati ai cellulari, insensibili e idioti, come spesso vengono descritti dai giornali e anche da noi. Forse perché quei ragazzi sono ammutoliti, hanno scordato di avere in tasca un cellulare, hanno gli occhi perduti di chi non sa o di chi quelle cose le ha fatte o subite, senza immaginare che si possa morire. Non guardano i notiziari? Non hanno davvero mai sentito parlare di bullismo e cyberbullismo? Li guardo e capisco che cosa stanno scoprendo e che li sta sconvolgendo: che i video che hanno guardato, i like che hanno messo, gli insulti che hanno scritto sono vita. Che Carolina per quegli insulti, ricevuti da conoscenti e web, ha provato a scappare, ha cambiato scuola, ma è rimasta intrappolata, quella rete da cui non puoi difenderti, non puoi fuggire da nessuna parte, ti perseguita. Era questo che non sapevano ed è questo che li fa sentire perduti. Richiamati a una responsabilità di cui non conoscevano la portata. Quando parla l’ex senatrice Elena Ferrara e spiega che adesso, grazie alla legge sul cyberbullismo da lei così fortemente voluta, sono tutelati, vedono uno spiraglio. Deve essere strano per loro vedere una donna delle Istituzioni che, mentre parla di leggi, non sa trattenere le lacrime.O forse no, se quelle lacrime ce le sentiamo in gola tutti. Anche lei va in mezzo a loro per parlare, alza il tono della voce quando ripete che no, non poteva immaginare, non poteva credere che la sua ex alunna Carolina si fosse uccisa e che nessuno di loro, nessun ragazzo dovrà mai più pensare che non ci sia una via d’uscita.
L’incontro finisce lasciando dentro le loro teste immagini e parole su cui rifletteranno, dopo. Tanti ragazzi si avvicinano, mi colpisce uno di loro, non è un mio alunno, ha gli occhi grandi, azzurri, lucidi. Non so che cosa abbia detto al papà di Carolina, ho visto la consapevolezza, se può avere una sua espressione, e ho visto la gratitudine in quello sguardo così azzurro e meno perduto di quando era entrato, appena due ore prima.

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