TRA DI MAIO E SALVINI, DALLA TORRE BUTTEREI GIU’ IL LEADER LEGHISTA

DI MASSIMO NAVA

La politica e il tragico gioco della torre, ma forse nascono le #divergenze parallele, 40 anni dopo Moro.
Allora, chi butteresti giú? La mamma o il papà? Preferisci morire come un gatto in tangenziale (copyright Albanese) o per un colpo secco e via? Meglio il bagno o la doccia? Possiamo andare avanti all’infinito con le domande tragicomiche della politica italiana, senza trovare risposte che non rimandino a che cosa farà o dovrebbe fare il PD, ovvero ciò che ne resta prima di attraversare la tangenziale. Scartata per fortuna nostra e dell’Europa l’accoppiata contro natura Di Maio/Salvini, restano due possibilità. Un governo provvisorio e balneare (con la variante dell’ordinaria amministrazione di Gentiloni) o un governo 5stelle sostenuto dal PD in varie forme “democristiane” : alleanza critica, sostegno esterno, accordo a tempo su alcuni punti fondamentali e irrinunciabili, quali politica estera, Europa, sicurezza, immigrazione, regole di bilancio. E’ possibile che Di Maio, pur di andare al governo ed evitare di tornare alle urne, faccia un bagno di realismo su alcune proposte come il reddito di cittadinanza e decida di utilizzare nell’interesse del Paese competenze e capacità (Minniti? Padoan?)che il movimento non sa dove trovare. Molti, Renzi in testa, dicono che per il PD sarebbe un suicidio, ma per tornare a gioco della torre, sarebbero un sucidio o una morte lenta anche l’opposizione o nuove elezioni.
Le #divergenze parallele farebbero prevalere l’interesse del Paese, posizionerebbero in modo piú chiaro i 5stelle nell’area di centro sinistra (in fondo milioni di voti sono di ex elettori pd) e scongiurebbero l’abbraccio di Salvini.
Fra lui e Di Maio, personalmente butterei giú Salvini dalla torre, pur continuando a ritenere i grillini un’eterogena compagine improvvisata di dilettanti allo sbaraglio e eterodiretta dalla Casaleggio & C, che potrebbero rivelarsi molto pericolosa se continua a prosperare sulla crisi del Paese senza pagare il prezzo della responsabilità politica.