LA STATUA DI SANTA BIBIANA, CAPOLAVORO DEL BERNINI, MUTILATA DI UN DITO

DI VANNI CAPOCCIA

Il modo migliore per apprezzare un’opera è quello di guardarla nella collocazione originale, ed una delle tappe obbligatorie per ammirare Bernini a Roma è la statua di santa Bibiana, scolpita tra il 1624 e il 1626, sull’altare maggiore dell’omonima chiesa al quartiere Esquilino.

Un capolavoro del barocco romano nella sua collocazione originale che riempe con le sue pieghe di marmo e la torsione del corpo la nicchia dove si trova, del quale d’acchito colpisce la mano destra aperta spinta in avanti (per ottenere quest’effetto il Bernini ha “sciupato” tanto costoso marmo di Carrara).

Ora alla statua di santa Bibiana manca un dito di quella mano. Non per l’usura del tempo o lo sfregio di un maniaco, ma perché era stata spostata alla Galleria Borghese per una mostra, e nel trasporto per ricollocarlo nella sua nicchia il capolavoro berniniano ha subito un gravissimo danno che, cosa gravissima, non è stato denunciato da chi ha, e aveva avuto temporaneamente, in custodia la statua ma scoperto dagli storici dell’arte Giovan Battista Fidanza eTomaso Montanari che ha il merito di averlo denunciato su Repubblica.

Uno sfregio irreparabile – tali sono i danni che subisce il marmo, il dito se non è frantumato potrà essere al massimo incollato – che pone per l’ennesima volta il problema del “mostrificio”, la smania di organizzare mostre in un Paese come l’Italia che è tutta una mostra, e quello dell’intrasportabilità di simili capolavori. E per il loro valore. E per la loro gracilità. E perché è la gente che deve muoversi per ammirare i capolavori e non viceversa. E perché non c’è modo migliore per apprezzare un’opera che vederla nella sua collocazione originale.

Un danno, quello subito dalla statua del Bernini, che ci pone per l’ennesima volta di fronte alle solite domande: Siamo in grado noi italiani di tutelare (come dice la Costituzione) il patrimonio storico artistico della Nazione? Siamo consci che le opere dell’ingegno umano sono un patrimonio dell’umanità?

Siamo consapevoli del fatto che non è la bellezza che salverà il mondo, ma esattamente il contrario? E che spetta all’uomo proteggere la bellezza che altri uomini hanno prodotto, perché quella bellezza se amata e rispettata può migliorarci ma non salvarci da noi stessi e dalla nostra incuria.

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