PRIMO MAGGIO

 

DI MARIO RIGLI

 

Con gli abiti da lavoro, terrosi e forse sudati, anche se le temperature sono scese, ho lasciato la zappa, la vanga e le piantine da mettere a dimora. So che oggi non si dovrebbe lavorare, anche se è la festa del lavoro, ma io penso di non lavorare quando tratto con la terra, penso di scolpirla e di copulare con lei come un novello Onan. E quindi come ogni giorno lavoro sulla terra, anche se sono in pensione. Ma avevo bisogno di sigarette. Con quegli abiti sono salito in macchina. Tutto chiuso. Nel giorno della festa del lavoro è tutto chiuso. Ho girato come un tossico alla ricerca del mio pacchetto. Si qualche macchinetta distributrice era aperta, ma io avevo solo 50 euro intonsi nel borsello e poi avevo dimenticato la tessera sanitaria e senza quella, niente sigarette. Stavo quasi schiumando di rabbia, poi come una visione un circolo Arci aperto, la ex Casa del Popolo, oggi con la bandiera del Pd, era aperto!
Una signora anziana, forse in pensione, come me, ma scolpiva la gente, e due giovani ragazze, non so con quale tipo di contratto, stavano servendo i loro simili anche in questo giorno. Forse il concerto al Circo massimo lo avrebbero ascoltato in rete.
Tanti avventori, anziani che giocavano a tre sette, meno anziani che parlavano della formazione del governo, giovani per un caffè in attesa di mettersi in macchina per un week end all’ultimo tuffo.
Ho preso un caffè anch’io, pure una grappa ed il mio pacchetto anche se di un colore diverso di quello che cercavo.
Forse quella signora anziana e quelle due ragazze del circolo non rispettavano il lavoro? Credo di si, il lavoro e la mia smania tossica.
Mi sono acceso una John Player Special e sono ritornato alle mie zolle, felice.