RISCOPRIAMOLI. CANNES ALLE PORTE, 10 ANNI FA LA PALMA A “LA CLASSE – ENTRE LES MURS” 

DI COSTANZA OGNIBENI


Sono passati dieci anni da quando “La Classe – Entre les murs” si aggiudicò la 61Palma d’Oro e rivederlo a distanza di tempo non può che confermare questo riconoscimento.
Tratto dal racconto autobiografico dell’allora trentacinquenne insegnante di letteratura François Bégaudeau, chiamato, tra l’altro, a interpretare la parte di se stesso, il film presenta un taglio semi-documentaristico, dove la telecamera, più che alla narrazione di un racconto, si presta alla narrazione di una realtà nelle sue molteplici sfaccettature. Il suo occhio indiscreto penetra nell’aula, dandoci la sensazione di essere lì per “spiare” le complesse dinamiche che si instaurano man mano tra l’insegnante e i ventiquattro alunni della scuola di un quartiere della periferia parigina. Multietnica quanto difficile, la classe viene raccontata nel suo insieme, focalizzandosi di volta in volta nella storia dell’uno o dell’altro allievo, senza, tuttavia, far sì che ci si affezioni a una vicenda in particolare, se non quella del professore e dei suoi metodi, per certi aspetti fuori dalla norma. Ma nulla ha a che vedere, il Professor Marin, con il John Keating de L’attimo Fuggente, né con la Professoressa Watson di Mona Lisa Smile, e in questo senso il film evita elegantemente la trappola delle facili demagogie, senza nulla togliere alle pellicole che le loro belle emozioni, all’epoca, le avevano pure suscitate. Ma narrare dell’ennesimo professore anticonformista e dai metodi bizantini, poco avrebbe aggiunto allo sterminato panorama delle pellicole che parlano di scuola, e, soprattutto, nessuna risposta avrebbe offerto a quei professori che, tutt’oggi, si ritrovano a dover fronteggiare classi difficili e alunni prevaricanti: una realtà ormai al centro delle cronache e divenuta oggetto di dibattito.
Ciò che fa del Professor Marin un insegnante atipico, più che il metodo, è la ricerca continua e pedissequa di un rapporto diretto con i propri studenti. Non un rapporto alla pari – si stizzisce quando gli viene dato del tu o gli si manca di rispetto, mantenendo in questo senso la chiarezza del rapporto insegnante-alunno – quanto, piuttosto, un rapporto vero e profondo, dove l’interesse non è per ciò che gli studenti fanno, quanto per ciò che sentono, ciò che provano nella loro quotidianità da loro stessi definita insulsa e poco interessante. Come apparentemente insulsa e priva di eventi significativi si presenta la trama: certo, c’è quel Souleymane che dà filo da torcere e per un momento i riflettori sembrano volersi posare su di lui, ma in realtà non è nemmeno la storia dello studente da “zero in condotta” quello che il regista francese vuole raccontare. È la realtà della scuola nel suo insieme, la vera protagonista, trattata non solo dal punto di vista della dialettica insegnante-studente, bensì anche affrontando la relazione insegnante-insegnante: i consigli, le riunioni, i momenti di condivisione. Ogni evento è lì per aggiungere un tassello a un grande puzzle, e in questo senso il titolo originale, “Entre les mures” rimane molto più eloquente del suo corrispettivo italiano: un’impeccabile rappresentazione di ciò che succede entro le mura di quegli istituti, talvolta imponenti, talvolta decadenti, che spiccano nei gremiti quartieri cittadini, imponendoci le loro facciate, senza mai rivelarci ciò che vi è oltre. Laurent Cantet, attraverso la trasposizione cinematografica del già citato libro, ce lo racconta attraverso una rappresentazione delicata e struggente allo stesso tempo. Convincono i ventiquattro studenti scelti per interpretare se stessi, così come i personaggi secondari – dai colleghi al preside – e per qualche momento quasi ci si scorda che quanto stiamo vedendo è pura fiction.
Coinvolgente fino all’ultimo, “La classe – Entres le murs”, nella sua semplicità, si rivela un piccolo capolavoro che vale la pena riscoprire. Una Palma risalente a ormai dieci anni fa, ma perfettamente in grado di offrirci spunti di riflessione sull’attualità.