ADDIO A REBECCA BRAGLIA IN COMA DOPO UN “PLACCAGGIO”, DONATI I SUOI ORGANI

DI CLAUDIA SABA

Non ce l’ha fatta Rebecca Braglia, 18 anni, di Reggio Emilia, a sopravvivere all’incidente accaduto domenica scorsa.
Durante una partita di rugby contro la mista Muse Ravenna e Scarlet Imola,
Rebecca aveva cercato di impedire alla sua avversaria di schiacciare la palla, ma nell’impatto era caduta battendo violentemente la nuca.
La situazione è apparsa sin da subito, gravissima.
Così dopo i primi soccorsi in campo, è stata trasportata all’ospedale Bufalini di Cesena e operata con urgenza per un edema cerebrale.
Ma Rebecca, da quel giorno, non si è più svegliata.
La notizia della sua morte è apparsa ieri sulla pagina facebook del papà Giuliano: “Adesso è nella casa del Padre”.
Sgomento e dolore tra i dirigenti dell’Amatori Parma, la squadra per cui giocava.
Rebecca studiava al liceo Spallanzani di Parma.
Il rugby era la sua più grande passione e pur di imparare, si spostava spesso da Reggio Emilia a Parma per allenarsi.
La squadra con cui giocava, partecipava domenica ad una tappa della Coppa Italia di rugby a 7.
E lei era in campo, come sempre.
“Placcare” era un’azione che le riusciva sempre bene ma questa volta qualcosa è andato storto e Rebecca è caduta.
Dopo aver battuto la testa si è rialzata, ha giocato per un minuto, poi si è caduta al suolo.
Alla sua compagna di squadra e al medico di servizio, prima di perdere i sensi, è riuscita solo a dire: “Mi fa male la testa”.
Gli operatori del 118, intervenuti immediatamente con l’eliambulanza,
le hanno applicato la ventilazione forzata e continuata fino all’operazione chirurgica.
Ma lo stato di coma in cui era piombata Rebecca, non lasciava speranze.
Sospese le partite, allenatori e accompagnatori hanno cercato di assistere le giocatrici in evidente stato di choc.
Nessuna di loro riusciva a comprendere come la loro compagna potesse trovarsi in fin di vita dopo un’azione di gioco che nel rugby, è spesso ricorrente. Nel rugby a “7” in genere, i contatti sono sempre meno forti e meno frequenti rispetto al rugby a “15”.
A livello femminile specie a quest’età, si gioca inoltre solo su metà campo.
E’ un rugby dinamico e di rapida comprensione, sicuro a tal punto da essere stato incluso nelle discipline olimpiche ai Giochi di Rio de Janeiro.
Il “7” è considerato il primo approccio per chi vuole intraprendere il rugby, è adatto a tutti i tipi di fisico e sono tantissime le bambine che hanno imparato a passare la palla indietro e a “placcare”.
Nel corso degli anni alcune regole sui placcaggi sono state modificate proprio per evitari i rischi di collisioni pericolose per la testa e la colonna vertebrale.
Da quando il rugby è regolarmente praticato dalle donne in Italia,
questo è il primo incidente mortale che si verifica.
Tantissimi i messaggi di cordoglio inviati al papà di Rebecca sulla pagina facebook dove ieri aveva scritto:”Rebecca era una rugbista e ringrazia tutti i rugbisti , ora gioca nel Campionato dei Cieli, voi dovete continuare quello terreno”.
I genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi.
Potrà così continuare, a vivere ancora in altre persone. “Rebecca avrebbe voluto così”, spiega il papà.